BANCAROTTA FRAUDOLENTA:
SEQUESTRATI 165 IMMOBILI,
SIGILLI ANCHE NEL LECCHESE

GDF NSPV OPERAZIONE COPENAGHEN_PIAZZA-ERNESTO-DE-ANGELI---MILANOPOMEZIA (RO) – Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria ha sequestrato in tutta Italia 165 immobili, riconducibili a 25 persone fisiche tutte già rinviate a giudizio per reati di bancarotta fraudolenta e preferenziale, a vario titolo collegate al gruppo societario riferibile all’imprenditore pometino Raffaele Di Mario, ex presidente dell’Asd Pomezia Calcio e proprietario del locale polo alberghiero “Hotel Selene”.

Le operazioni di sequestro riguardano ville, appartamenti e locali commerciali ubicati nelle province di Roma, Milano (nell’immagine uno degli edifici sequestrati, sito in piazza De Angeli a Milano), Torino, Venezia, Verona, Isernia, Imperia, Livorno, Lucca, Perugia, Teramo, Reggio Emilia, Lecco, Modena, Rimini, Parma, Pescara, Massa Carrara, Lodi, Novara, Savona, Aosta e Pavia.

Il costruttore Raffale Di Mario, che nel 2004 comprò per 34 milioni di euro “Palazzo don Sturzo” all’EUR, per 40 anni storica sede del partito della Democrazia Cristiana, venne arrestato nell’aprile del 2011 per un crac di 52 milioni di euro, relativo ad una sola società della holding, dal quale, a cascata, si generò un vorticoso e pressoché immediato effetto domino sulle restanti 10 società tutte dichiarate fallite dal Tribunale fallimentare di Roma, pochi giorni dopo l’arresto.

guardia finanza indagineDalle indagini venne accertato che tre banche di interesse nazionale e una società di factoring, con la complicità degli esponenti del Gruppo imprenditoriale poi fallito, sottrassero illecitamente risorse destinate al pagamento dell’Iva per soddisfare propri crediti, altrimenti difficilmente recuperabili. Il meccanismo escogitato era basato sulla previsione che il Gruppo imprenditoriale, sull’orlo del fallimento, avrebbe conferito l’attivo – consistente in immobili e beni – in un fondo immobiliare di una società di gestione, al fine di continuare a ricevere finanziamenti dalle banche, che in questo caso li avrebbero concessi in favore della nuova Sgr e non più al Gruppo noto ormai come “cattivo debitore”. L’Iva dovuta dalla Sgr, per oltre 31,6 milioni di euro, generata in conseguenza della cessione degli immobili al fondo, invece di arrivare nelle casse dell’Erario, venne artificiosamente dirottata verso le banche, perfettamente consapevoli dello stato di decozione finanziaria in cui versava il Gruppo, che in questo modo hanno ripianato precedenti esposizioni debitorie del Gruppo.

Alla luce del delineato quadro accusatorio, che costituisce l’architrave sul quale poggia l’imminente dibattimento, il Gup del Tribunale di Roma, ha emesso il provvedimento di sequestro conservativo di beni rientranti nella disponibilità degli imputati, a vario titolo ritenuti responsabili del dissesto finanziario che ha coinvolto le società collegate tra loro, fino alla concorrenza del danno patrimoniale cagionato dalle condotte illecite accertate e loro ascritte, pari ad oltre 322 milioni di euro, a fronte dell’ammontare del passivo fallimentare complessivamente quantificato in oltre 250 milioni di euro.

 

 

 

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