BOSISIO: “I VENERDÌ DI LANDINI E LA MEMORIA CHE GUARDA AL FUTURO”

Ormai Landini fa scioperi solo il venerdì e facendolo per i suoi interessi politici personali è lasciato solo dagli altri sindacati.

Opinioni televisive in libertà che fanno irritare chi come me, pur in pensione, è reduce dalla riuscita manifestazione di Lecco, una delle tante che hanno contraddistinto la giornata di ieri nel nostro martoriato Paese.

Questo modo sprezzante e spaparanzato sulle comode poltrone salottiere dei talk show di definire il tentativo serio di incidere sulle scelte negative di questo Governo “Robin Hood alla rovescia” non meriterebbe alcun commento se non rappresentasse l’ennesima operazione di rovesciamento delle parti: Coloro che contribuiscono col prelievo fiscale in modo determinante al sostentamento del bilancio pubblico e pagano di persona col proprio stipendio il diritto al dissenso vengono pure sbeffeggiati e dipinti come vacanzieri.

Mah, se questo non è un altro eloquente segno dei tempi contraddittori che stiamo vivendo, non so cos’altro possa essere…

Ma a proposito di tempi e ricordi, pur ancora ben vivi: il rivedere, a due passi dal luogo del raduno del corteo, la mia ex fabbrica ora dismessa in attesa di una cosiddetta rigenerazione urbana (che non dovrebbe tradursi nell’ennesima speculazione edilizia!) non può che indurmi a ricordare gli anni degli sforzi di noi ex Leuci per tutelare i nostri posti di lavoro. Una lotta, purtroppo infruttuosa, che pure aveva saputo costruire concreti progetti innovativi di riconversione virtuosa quanto malauguratamente non recepiti dall’intero “Sistema Lecco”.

Nessuna forma di romantica e pur retorica nostalgia, mi son detto, ma semmai un monito molto attuale a trarne una lezione di resistenza attiva per i molti analoghi casi ancora aperti oggi non solo in Italia.

Allora anche Landini era venuto in qualche modo a supportarci, anche se poi non tutte le sue scelte e quelle della Cgil (in particolare la iniziale opposizione, ora superata, al reddito di cittadinanza e al salario minimo) mi avevano convinto.

Ma invece mi fa ben sperare questa sua rinnovata azione attuale non solo nel far fronte ai problemi concreti di ogni giorno (il sistematico impoverimento dei salari; il graduale svuotamento della sanità pubblica – anche se purtroppo gli stessi sindacati l’hanno favorito consentendo un sistema integrativo; una fiscalità più equa – più che giusta la sua proposta di “patrimoniale” ecc. ecc.) ma anche e sopratutto ispirata da una visione alternativa a questo modello di sviluppo basato prioritariamente sul profitto, sulla finanza e non sul lavoro, sul progresso tecnologico senza etica, sullo sfruttamento compulsivo delle risorse ambientali e in definitiva sull’aumento strutturale delle disuguaglianze.

In questo senso l’accusa a Landini e alla Cgil di “fare politica”, in un quadro sindacale confederale ridotto purtroppo in gran parte alla mera funzione di erogatore di servizi, suona semmai come un merito!

Lo stesso dicasi per l’opposizione a questi progressivi “venti di guerra” che vorrebbero subordinare, di fatto, l’intero “Stato Sociale” a presunte strategie difensive basate su un miope quanto interessato riarmo. Del resto la nostra preziosissima Costituzione è lì a ricordarcelo ininterrottamente. Come lo è altrettanto il monito del nostro ex Presidente Partigiano Sandro Pertini: “Non c’è Libertà senza Giustizia Sociale!”

Nello svolgimento del nutrito corteo, tra un assai gradito incontro con qualche ex collega di lavoro e molti volti di quelli che chiamo “irriducibili” e fortunatamente qualche giovane, provo anche ad immortalare con qualche scatto quella che potrebbe definirsi una concreta speranza: “L’uscita dal tunnel e dalle nebbie e un eloquente e ben augurale “Torniamo in scena”.

Altro che essere isolati.

Una domanda mi rimane su tutto ciò: Cosa consegniamo ai giovani e cosa possiamo fare con loro? Tocca ancora e anche a noi adulti e anziani dimostrare con loro che un altro mondo può essere non solo possibile ma addirittura necessario visti perlomeno i rischi che corriamo.

Solo saldando le componenti migliori di questa sofferente società si potrà costruire un futuro basato su una Convivenza Civile degna di tale nome! Utopia, retorica? Ad ognuno dare concreta risposta.

Germano Bosisio