CALOLZIO: IN 1.200 AL CONCERTO DELLA “MANZONI” PER TELETHON

CALOLZIOCORTE – Importante riscontro di pubblico per il 29° Concerto di Natale dell’orchestra e coro della scuola media “Manzoni” di Calolzio: 1.200 le persone presenti al Dancing Lavello, nella terza edizione ospitata dal locale dei fratelli Cesare e Ferruccio Malinverno, per un appuntamento ormai tradizionale con i giovani musicisti.
La serata, presentata dal docente Massimo Tavola, ha portato con sé un significato che va oltre il momento comunitario delle feste: tutto il ricavato dei biglietti e dei prodotti natalizi venduti, 2.770 euro, è stato devoluto a Telethon, a sostegno della ricerca contro le malattie rare.

I giovani musicisti, divisi in tre orchestre per ogni annata e accompagnati dal coro, hanno portato sul palco diversi brani, tra cui grandi classici natalizi e composizioni create ed arrangiate dai docenti dell’indirizzo musicale; la serata ha visto esibirsi anche un ospite speciale, il cantante e chitarrista Franco Giaffreda, docente di scuola media e già membro di band come Evil Wings, Alphataurus e Biglietto per l’Inferno.

Presenti alla serata numerose autorità locali, tra cui il dirigente scolastico Giuseppe Fidone, il sindaco di Calolzio Marco Ghezzi, la sindaca di Monte Marenzo Paola Colombo, il primo cittadino di Carenno Luca Pigazzini e il vicesindaco e assessore all’istruzione Aldo Valsecchi.

Tavola, aprendo la serata, ha sottolineato il valore della musica citando un’originale riflessione appositamente “richiesta” all’intelligenza artificiale: “L’importanza della musica risiede nei suoi benefici sul benessere psicofisico, sullo sviluppo cognitivo e sulle funzioni sociali. Migliora l’umore, riduce lo stress, regola parametri fisiologici come la pressione sanguigna, mentre potenzia memoria, concentrazione e capacità creative. A livello sociale e culturale è uno strumento di comunicazione ed espressione che lega persone e riflette l’identità di una comunità”.

A ricordare la finalità benefica dell’evento sono stati Renato Milani, presidente di Telethon Lecco, e Gerolamo Fontana, presidente di Uildm Lecco: “Ad oggi – hanno spiegato – sono note 7mila malattie genetiche rare ed il numero è purtroppo destinato a crescere. Solo conoscendo queste malattie, però, possiamo sperare di arrivare alla cura; dare un nome alla malattia significa capirne le cause, e solo così si potrà arrivare un giorno alla fatidica parola “cura”. È importante che la ricerca continui, anche se il numero cresce”.

“Ci sono però anche buone notizie – hanno sottolineato – : sono arrivate le prime cure, che hanno già permesso di salvare 180 bambini. E cosa c’è di più bello che poter curare i bambini? Questo è il nostro obiettivo: trasformare la speranza in realtà”.

Tra le canzoni e la partecipazione della piccola orchestra della scuola di Carenno e del coro di Vercurago, l’evento si è concluso con una toccante resa del brano di Marco Mengoni, “Esseri Umani”, dove i ragazzi hanno espresso in un monologo tutta la loro voglia di speranza.

“Ci dicono dove guardare, cosa pensare, cosa è giusto e cosa non lo è. Ci dicono come fare, cosa vorrebbero dirci, in che cosa credere.

Io credo nelle sconfitte, negli eroi, nei difetti, nelle fragilità, nelle paure e imperfezioni, nei rimpianti, nelle lacrime, nelle ferite, nelle cicatrici, nei silenzi, nei lividi, nei traumi, nelle letture, nel bene.

Credo negli altri, alle storie che non conosco, ai piedi di quelli che hanno percorso la strada prima di me. Questa che oggi è la mia strada, che percorro ogni giorno senza nemmeno pensarci. Credo in chi ancora non ha una strada, ma non credo in chi le strade le distrugge.

Non credo agli eroi, alla perfezione, agli scontri, ma credo al sudore, alla fatica, alle conquiste. Credo in chi lotta per i diritti degli altri. Credo alle mani degli uomini che solo 80 anni fa firmavano perché il voto fosse concesso alle donne.

Credo all’uomo che 60 anni fa in America ha lottato per affermare il proprio diritto a essere un uomo come un altro, poiché era un uomo come un altro. Credo alle decine di piedi diventati centinaia di migliaia che hanno iniziato a marciare, e tra quei piedi neri, quelli bianchi.

Credo alle lacrime del compagno di banco di Andrea, che un giorno è entrato in classe e non lo ha trovato perché Andrea si era stancato di essere chiamato “quello coi pantaloni rosa”, si era stancato di essere quello sbagliato. Credo che chi decide per la vita di una donna è colpevole solo perché pensa che non sia un essere umano.

Credo a Lucia, nel suo coraggio di trovare un futuro quando qualcuno aveva provato a bruciarla con l’acido. E se la forza nasce dal perdono, allora io credo nel perdono. Se il futuro ci offre la possibilità di ricominciare, allora io credo nel futuro.

Credo che ci siano ancora molte battaglie da combattere. Credo in chi le combatterà, per gli altri. Credo che non basteranno due mani, due piedi, due lacrime. Ne serviranno molte, molte, molte di più.

Credo nell’amore. L’amore ha vinto, vince e vincerà. Credo solo negli esseri umani, in quelli che hanno coraggio. Coraggio di essere umani”.

Michele Carenini