LECCO – Da quasi tre anni la Casa della Carità di Lecco si propone come luogo di accoglienza e aiuto a chi vive un periodo difficile. Una missione che è cresciuta con il concorso di più soggetti e che ha saputo diventare un riferimento nel territorio. Risultati raggiunti grazie all’impegno quotidiano di operatori e volontari, perseguito attraverso la gratuità dell’opera di ascolto, aiuto e formazione delle persone in difficoltà per sostenerle in un cammino di reinserimento.
“Ci siamo sempre impegnati – spiega il responsabile Luciano Gualzetti – per far sì che la Casa sia aperta alla città, e sia percepita come un luogo dove le persone possano sentirsi accolte e ascoltate e non come un semplice erogatore di servizi. Per noi l’accoglienza e l’assistenza passano dalla qualità delle relazioni che si costruiscono con le persone. L’intento è percorrere assieme un tratto di strada all’interno di una comunità guidata dalla solidarietà, dalla speranza e da una prospettiva di futuro”.
Saranno questi alcuni dei temi che animeranno l’incontro con le parrocchie, le istituzioni e le associazioni d’impresa, in calendario martedì 20 gennaio alle 18, alla Casa della Carità di via San Nicolò, al quale parteciperà l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini (in copertina). Si partirà dai ringraziamenti a chi ha sostenuto l’azione della Casa della Carità. Poi ci sarà la descrizione di quanto realizzato nei tre anni, che ha portato la struttura di via San Nicolò a diventare un riferimento per chi vive situazioni difficili.
I numeri non raccontano i problemi delle persone assistite, ma sintetizzano una realtà che attraverso il servizio mensa ogni anno prepara più di 19mila pasti; che nel rifugio notturno registra 6000 pernottamenti in un anno; che attraverso l’emporio distribuisce sessanta tonnellate di prodotti alimentari all’anno e raggiunge 600 persone. Poi ci sono il Centro ascolto, i servizi di guardaroba, lavanderia, deposito bagagli e delle docce, lo studio medico.
La Casa è un luogo di incontro e di solidarietà che sa parlare con le persone che assiste e con le realtà lecchesi, e che punta a impiegare al meglio le risorse. Il fine ultimo è avere una struttura che sia autonoma dal punto di vista economico, e che riesca a porsi come interlocutore per iniziative e progetti da realizzare in collaborazione con i soggetti del territorio.
Una realtà capace di tenere rapporti sempre più proficui con le parrocchie, le istituzioni, i soggetti economici e tutti i cittadini. Con questa finalità è stato, ad esempio, avviato un dialogo con alcune realtà imprenditoriali per coinvolgere in percorsi formativi alcuni degli ospiti della Casa della Carità che potranno poi entrare nel mondo del lavoro. È un modo per contribuire a progetti di reinserimento di persone in difficoltà e anche per alleviare il problema della carenza di manodopera di tante aziende. Un primo passo sul quale costruire progetti analoghi.
“La Casa della Carità – conclude Gualzetti – è anche uno spazio che vuole far crescere nelle comunità cristiane e civili, la consapevolezza che la lotta alla povertà e l’impegno per una società più giusta e inclusiva sono compito non di specialisti, ma di ogni cittadino, di ogni soggetto intermedio, di ogni istituzione”.
