CERRO MURALLÓN E MARIPOSA.
IMPRESE DEI RAGNI IN PATAGONIA
RACCONTATE DAI PROTAGONISTI

Fabio Palma_Ragni_Patagonia_marzo2017_04LECCO – Dopo la notizia, le anticipazioni e i video che hanno cominciato a circolare sul web, finalmente i Ragni hanno raccontato dal vivo il loro doppio successo invernale in Patagonia. “Questa terra si distingue nella storia del gruppo Ragni – commenta il presidente Fabio Palma – e anche stavolta ci ha regalato due salite importanti. Noi stessi siamo rimasti stupiti della tenacia dei nostri ragazzi, con una meteo che quest’anno non ha concesso nulla: hanno avuto una finestra di bel tempo ciascuno e l’hanno sfruttata”.

“Il Cerro Murallón è una montagna importante per il gruppo – racconta con il solito entusiasmo Matteo Delle Bordella – sono stati i Ragni Carlo Aldè – presente oggi –, Casimiro Ferrari e Paolo Vitali a salirla per la prima volta nel 1984. Questa è una delle pareti che più mi affascinava della Patagonia fin dalla prima volta che ho messo piede in questa terra sette anni fa, così ho proposto a David e a Berna di tentare questa impresa”.

david bacci_Ragni_Patagonia_marzo2017_08“Per raggiungere la montagna – continua David Bacci – abbiamo dovuto fare una faticosa attraversata del ghiacciaio che la circonda, impiegando quattro tentativi prima di capire da dove potevamo passare. Una volta arrivati ai piedi della parete ci siamo piazzati lì con la tenda in attesa del bel tempo e quando è arrivato abbiamo deciso di attaccare la parete est, senza neanche riuscire a vederla nei giorni precedenti per via della pioggia e del vento”.

“Siamo partiti seguendo una linea che avevamo visto solo in foto – continua Matteo Bernasconi – alla fine è uscita una via di mille metri di misto tra ghiaccio, neve e roccia. Arrivata la notte abbiamo bivaccato su un pendio nevoso, per poi riprendere la mattina e completare i 300 metri che ci separavano dalla cima. La parte finale è stata la più impegnativa, proprio sull’ultimo tiro di trenta metri abbiamo avuto qualche problema su come attaccarlo e allora ha cominciato anche a nevicare”.

Ma alle 13.30 del 4 febbraio i tre maglioni rossi hanno raggiunto la vetta del Cerro Murallón per poi iniziare la faticosa ridiscesa. “Siamo scesi dalla parete sud, un muraglione di circa 800 metri, calandoci in doppia in mezzo alla bufera di neve, ma siamo arrivati sul lato opposto della montagna e abbiamo dovuto fare il giro dei ghiacciai per tornare al campo base avanzato, dove siamo arrivati la sera del terzo giorno dall’inizio della scalata”.

luca schiera_Ragni_Patagonia_marzo2017_16Altrettanto avventurosa l’impresa del 16 marzo di Luca Schiera e Paolo Marazzi sul Cerro Mariposa. “È totalmente un’altra zona della Patagonia – introduce quest’ultimo, non è un posto molto noto e anche noi fino a qualche anno fa non lo conoscevamo. Ho visto delle foto della parete e ne sono rimasto colpito, così ho proposto a ‘Luchino’ di fare questa salita. Abbiamo preso informazioni, perché sapevamo solo indicativamente dov’era e nient’altro, infatti è stato fondamentale l’aiuto dell’alpinista argentino Sebastián de la Cruz, soprattutto dal punto di vista logistico”.

“Per arrivare alla parete – continua Shiera –, dopo aver aspettato dieci giorni per via di un’alluvione, abbiamo dovuto prendere: un Pickup, poi una barca, un trattore, abbiamo cavalcato per otto o nove ore, poi abbiamo percorso un pezzo a piedi e infine abbiamo attraversato con i canotti il lago che circonda la Mariposa. Dopo aver portato su tutto il materiale alla base della parete è iniziato il brutto tempo e abbiamo passato due settimane ad aspettare fino agli ultimissimi giorni quando è arrivato finalmente il bel tempo. La parete era sempre bagnata fracida, abbiamo iniziato a salirla e siccome era pericoloso bivaccare abbiamo fatto la tirata e siamo arrivati in cima di notte con la lanterna”.

A complimentarsi per questi successi del gruppo dei Ragni anche il sindaco Virginio Brivio: “L’ospitalità – al Palazzo delle Paure dove si è svolta la conferenza stampa – non è solo logistica ma è riconoscimento e vicinanza al gruppo e a questi giovani alpinisti per quello che hanno fatto. Per noi è importante il filo rosso che unisce negli anni questi risultati che hanno raggiunto”.

Manuela Valsecchi

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