Il dibattito che periodicamente si riaccende attorno al progetto del lungolago di Lecco impone, ancora una volta, una presa di posizione chiara.
Anni di sperimentazioni viabilistiche temporanee, rotonde “di prova”, deviazioni incoerenti e soluzioni transitorie protratte nel tempo hanno prodotto un risultato evidente: un centro città congestionato, residenti intrappolati a casa, attività commerciali penalizzate e una crescente percezione di insicurezza legata all’accessibilità dei servizi di emergenza. Un sistema che non funziona, ma che continua a essere reiterato.
Oggi l’attenzione si sposta stabilmente su uno dei luoghi più delicati e identitari della città: il tratto centrale del lungolago storico, il cosiddetto “Golfo di Lecco”, nel breve segmento tra la Canottieri e l’imbarcadero. Un ambito che rappresenta la naturale estensione delle piazze centrali verso il lago, uno spazio pubblico di relazione, attraversamento lento e permanenza, da sempre riconosciuto come nodo strategico della struttura urbana.
La notizia dell’eliminazione di una corsia veicolare, comunicata in questi giorni dall’Amministrazione, non è una semplice scelta tecnica di regolazione del traffico. È un atto che rivela una visione miope e contraddittoria dello spazio urbano: concentrare le code automobilistiche proprio nel punto in cui la città dovrebbe “respirare”, dove il fronte d’acqua incontra il sistema delle piazze, significa negare qualsiasi principio di valorizzazione paesaggistica, ambientale e urbana.
Dopo anni di retorica sul rilancio del lungolago, sul waterfront come risorsa strategica per il turismo e sulla restituzione ai cittadini di spazi pubblici accessibili, vivibili e meno inquinati, si assiste all’ennesima scelta che produce l’effetto opposto. Le auto ferme inizieranno inevitabilmente lì, nel cuore del Golfo, dove si passeggia, si attraversa a piedi, si affaccia la città sul lago. Esattamente l’area che è stata posta al centro di studi, concorsi di idee e visioni di trasformazione urbana.
Sappiamo tutti che per un nonnulla si blocca l ‘ attraversamento cittadino, così come sappiamo che tra poche settimane saremo messi alla prova dalle vicine Olimpiadi invernali nella vicina Valtellina : lo sappiamo perché non ne possiamo più di sentirci dire che le auto dal lungolago non potranno mai essere tolte. Ma la scelta di ridurre parcheggi e corsie proprio continua ad apparire troppo.
Come sempre, ciò che emerge con chiarezza è il metodo opaco e autoreferenziale di questa Amministrazione, che continua a sottrarsi a qualsiasi forma di confronto reale con la città. Nessun dibattito pubblico, nessuna condivisione dei progetti, nessuna assunzione di responsabilità preventiva: le decisioni vengono prese altrove e calate dall’alto, presentate come fatti compiuti quando ormai non è più possibile intervenire. È così che Lecco scopre le trasformazioni del proprio spazio urbano sempre troppo tardi, quando i danni sono già evidenti e le conseguenze ricadono su cittadini, residenti e attività. Questo non è governo della città, è imposizione. Non è pianificazione urbana, è gestione miope dell’emergenza permanente. E soprattutto non è amore per Lecco, ma l’ennesima dimostrazione di distanza, disinteresse e arroganza istituzionale.
Gianni Caravia
Consigliere Comunale
Forza Italia Lecco
