CULTURA DELLA SALUTE:
ULTIMO APPUNTAMENTO
DEDICATO AL DIABETE

ospedaleLECCO – Quarto e ultimo appuntamento, mercoledì prossimo 17 giugno, del ciclo di incontri di Cultura della Salute, e della prevenzione finalizzati a promuovere corretti e sani stili di vita e a comunicare quei contenuti che possano aiutare a riconoscere i sintomi di patologie a forte impatto sull’opinione pubblica. Come è noto, gli appuntamenti sono organizzati dall’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco, con la collaborazione dell’ASL e dell’Istituto Tecnico Statale “Francesco Viganò” di Merate e si tengono, a partire dalle ore 20.30,  presso l’Aula Magna “Paolo Borsellino” dell’Istituto Meratese in via Lodovichi 8.

L’incontro del 17 giugno prevede l’intervento di Massimo Vanoli, Direttore della Struttura di Medicina del Mandic, con la collaborazione di due sue collaboratrici: Eloisia D’Andrea ed Elena Passini. Nel corso della conferenza gli specialisti dell’ospedale meratese  illustreranno le diverse problematiche inerenti il diabete.

Il diabete, spiegano,  è un “disordine  metabolico cronico, caratterizzato da elevati livelli di glucosio nel sangue dovuti ad una insufficiente o carente produzione di insulina”.

Si distinguono  il diabete di tipo 1 che si manifesta ad età diverse, ma essenzialmente  sotto i trent’anni;  quello di tipo 2, la forma più comune di diabete che in genere si manifesta dopo i 40 anni.  C’è poi il diabete gestazionale con inizio o primo riconoscimento durante la gravidanza.

L’incidenza del diabete è in netto incremento. In Italia, i diabetici sono circa tre milioni, ma solo uno su de si cura davvero questo perché, spesso, molte persone ignorano di essere malate non essendosi mai sottoposte agli esami necessari (vale la pena ricordare, tuttavia,  che è possibile diagnosticare  la patologia eseguendo il più comune test di laboratorio, quello della glicemia, che esprime il valore del glucosio nel sangue).

A circa due milioni dei diabetici del nostro Paese, inoltre, sono prescritti gli ipoglicemizzanti orali ma 1,3milioni abbandonano le terapie entro breve tempo.  Ancora: circa 800mila italiani con diabete di tipo 2 hanno bisogno dell’insulina, ma in 200mila smettono di curarsi.

Come mai una così bassa adesione ? “L’abbandono delle terapie antidiabetiche – è stato spiegato in uno degli ultimi numeri della testata on line Quotidiano Sanità  – è legata al fatto che nella maggior parte dei casi i pazienti diabetici sono spesso anziani o soffrono di altre malattie, perciò ricordare di prendere più e diverse pastiglie al giorno diventa davvero complicato. Ciò che allontana i diabetici dalle cure, poi, è il dover pensare ogni giorno ai medicinali e agli effetti collaterali a cui è possibile andare incontro”.

È utile segnalare che, recentemente, sono state pubblicate sulle riviste scientifiche americane più autorevoli in campo diabetologico, le prime linee guida per educare il paziente ad “autogestire” la malattia. Il documento riconosce che la persona con diabete è il più importante “erogatore di cure” per sé stesso. La sua educazione è parte integrante del trattamento terapeutico: “migliora il controllo della malattia – spiegano i diabetologi usa – e aiuta a tenere a bada le complicanze; migliora gli stili di vita; contribuisce a vivere con  minore stress la propria condizione e riduce la depressione. Di più: un paziente ben istruito a gestire la sua condizione farà anche meno ricoveri ospedalieri”.

 

 

 

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