EDITORIALE/QUELL’IMMAGINE
DI LECCO PERSA LUNGO LE STRADE CHIUSE. SENZA CRITERIO

D’accordo, mettersi d’accordo non è mai facile. Nemmeno in due. Quando poi si è in tanti a doversi coordinare, la cosa diventa complicatissima, specialmente in Italia. Però qui a Lecco, nel mezzo del 2015, nel millennio delle nuove tecnologie e delle amministrazioni “2.0” – o più semplicemente in presenza di un banale telefono – finisce che due pezzi del famoso “pubblico” (che paghiamo entrambi tutti noi, con le nostre tasse) non riescono nemmeno a parlarsi e a gestire una roba banale, banalissima: la chiusura di due strade alla stessa ora.

Dite che è un caso? No, purtroppo. Avevamo finito di registrare una carenza di comunicazione tutto sommato “lieve” (ma pur sempre una carenza), poche sere fa quando in contemporanea venne chiusa la nuova Lecco-Ballabio e sulla “vecchia”, a Laorca, partirono lavori notturni – per fortuna su corsia unica – ed ecco servita la febbre (del coordinamento) del sabato sera. Episodio noto, già entrato a suo modo negli annali della storia delle figuracce lecchesi, quando proprio nella tarda serata di sabato, con il lungolago meritoriamente riservato ad una bella iniziativa oltretutto di beneficenza, ecco spuntare il cantiere Anas nell’attraversamento. Imprevisto, non comunicato, dirompente nelle conseguenze. C’è gente che ha impiegato un’ora e mezza per compiere la traversata da Abbadia Lariana al Monte Barro, passando per viette. Grazie all’incomunicabilità e a scelte a dir poco inopportune.

E’ successo che chi veniva dalla Valtellina e dal lago, diretto a sud ovvero a Milano ma semplicemente pure a Lecco o Brianza, si è trovato prigioniero. Il “tappo” era appunto nella galleria San Martino, con questo simpatico cantiere piazzato inopinatamente ad impedire il rientro (DI SABATO!!!) degli automobilisti. Ma non solo. Stante la suddetta chusura di una piccola parte del lungolago cittadino, chi si è trovato imbottigliato ha dovuto inventarsi percorsi strampalati all’interno del centro di Lecco. Un delirio, ben descritto da un camionista il cui sfogo registrato dal nostro giornale appare emblematico.

Come lo sono, mannaggia, il caos e la sua origine. Sintomatica la non comunicazione, la mancata programmazione; indicativa la reazione, per fortuna rapida e incisiva, della Polizia Stradale che è intervenuta appena possibile per ripristinare “d’imperio” almeno parzialmente la circolazione in un momento così delicato. Ed emblematico, anche e soprattutto, è stato il trascinarsi di polemiche alle quali siamo ormai abituati. Perché ‘sta cosa del non parlarsi l’abbiamo già sperimentata, è successa e la sensazione ancor più spiacevole è che “sentiamo” che capiterà ancora. E che ancora una volta passerà in cavalleria.

Ma come verranno ripagati turisti, milanesi, lecchesi, camionisti in viaggio sabato sera, del loro tempo e per lo stress? Chi salderà il conto delle merci deperite? Quanto vale un’ora e mezza buttata via andando nemmeno a passo d’uomo in una afosissima serata di luglio? E poi, è possibile quantificare il ritorno (alla rovescia) in termini di promozione del territorio? Uno che passa per Lecco e si ritrova in quelle condizioni, a occhio e croce non ci torna se non proprio costretto dagli eventi.

E infine, con un filino di demagogia che corre parallela alla rabbia del sabato sera in colonna: ma perché nessuno mai paga, personalmente, per la propria incapacità? Quello che è accaduto è evidentemente frutto di negligenza, di uno o più errori che al momento non sono nemmeno il centro della discussione: il fatto è che certe vaccate si devono evitare. E appunto, se mai capitano va poi recapitato il conto a chi le ha messe in piedi.

Dei fatti evidenti come la figuraccia di sabato, abbiamo sempre nozione. Di motivazioni, scuse e soprattutto contromisure, mai. E’ l’Italia, di ieri e di oggi. Ameremmo che non fosse così anche domani.

 

 

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