ENERGIA, BOLLETTE E POLITICA.
“IL SINDACO GATTINONI
AMMINISTRA L’ENTE PUBBLICO
O UNA SOCIETÀ PRIVATA?”

Dalle dichiarazioni del Sindaco di Lecco in Commissione emerge parecchia confusione. La ricognizione delle partecipazioni non è prevista per la verifica dei risultati d’esercizio, positivi o negativi, e nemmeno per la possibilità di prelevare dividendi, ma per accertare se il Comune può o non può mantenerle secondo i dettami fissati dalla legge, ossia del Testo Unico delle Società Pubbliche (TUSP).
L’unica eccezione riguardante eventuali situazioni di perdite è quella riferita a società non costituite per la gestione di un servizio d’interesse generale che abbiano prodotto perdite per quattro anni nei cinque precedenti, situazione che, sembra, non presente nelle partecipazioni detenute dal Comune di Lecco.

L’altra cosa che dovrebbe essere oggetto di razionalizzazione, vale per tutti i Comuni soci di Lario Reti Holding, è il mantenimento della partecipazione indiretta in Acinque SpA (già ACSM-AGAM) che il primo comma dell’art. 4 del citato TUSP vieta quando l’attività della partecipazione non è strettamente necessaria per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, fatto che riteniamo sia pacifica in una società quotata in borsa, stante il fatto che l’attività finanziaria non rientra nelle finalità istituzionali.

La cessione, peraltro, delle azioni di Acinque originerà risorse finanziarie importanti – 116 milioni di euro – che potrebbero essere proficuamente utilizzate per investimenti sul territorio senza continuare a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Le risorse disponibili sono, tra l’altro, quasi pari agli investimenti programmati per l’acqua nei prossimi cinque anni.
L’esistenza di eventuali perdite deve essere valutata in funzione della economicità o meno del servizio e, comunque, non per la possibilità e inopportunità della distribuzione di dividendi.

Si vuole continuare ad ignorare che gli utili che originano dividendi si producono con il costo del servizio, quello che pagano gli utenti? 

Le tariffe, per produrre utili, sono più alte del dovuto e il dividendo, destinato a coprire costi generali dei Comuni, quelli che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale, diventa una fiscalità ulteriore, ma nascosta, e una violazione del principio della capacità contributiva fissato dalla Costituzione, oltretutto, prodotta da consumi di servizi pubblici essenziali come l’acqua e la gestione dei rifiuti.

Quando i Comuni cominceranno a mettere al centro della loro gestione i bisogni ed i problemi dei loro cittadini?

Il Partito che governa la maggior parte dei Comuni del territorio e che, dopo la debacle elettorale, sta ipotizzando una costituente, dovrebbe fare una riflessione perché la gestione dei servizi pubblici secondo logiche solo economiche e finanziarie è una concausa della debacle.

La confusione, però, continua. È vero, l’aggiornamento del Piano Industriale, presentato nell’assemblea dell’8 novembre scorso, prevede, per il 2022 una perdita di oltre 5 milioni, al netto dei dividendi di Acinque, frutto del caro bollette quelle che hanno messo in crisi molte famiglie e delle variazioni unilaterali che hanno peggiorato la situazione, e, nel 2023, sempre al netto dei dividendi e sempre frutto del caro bollette, di oltre 9 milioni euro. La perdita, però, non ci sarà perchè i maggiori costi e i minori consumi che l’hanno provocata saranno oggetto di conguaglio nel prossimo aggiornamento delle tariffe dell’acqua.

Lo precisa anche il Piano Industriale precisando che il loro pagamento sarà diluito nel tempo.
Per il principio di competenza previsto dal Codice civile nella formazione dei bilanci, i conguagli dovranno essere rilevati nell’esercizio cui si riferiscono ossia il 2022 e il 2023.

Poiché il conguaglio sarà calcolato sul maggiori costi dell’energia, i minori consumi e altri costi del servizio, ammonterà a 8,8 milioni di euro per il 2022 e a 9,0 milioni di euro per il 2023. Praticamente gli utenti hanno pagato con il caro bollette una prima riduzione che ripagheranno nuovamente con i conguagli e produrrà un utile.

Poi, c’è l’orribile affermazione del Sindaco: “È un “trucco” che come sindaci ci siamo inventati per non mettere in croce i bilanci dei nostri Comuni“. Ci rifiutiamo di commentarla, non lo merita. Le “furbate” nella gestione delle risorse pubbliche non si fanno e nemmeno si ipotizzano, sono la negazione del principio fondamentale della trasparenza.

Crediamo che dopo una frase del genere al Sindaco Gattinoni resti solo una soluzione, la valuti lui, ma non abbiamo speranze perché la leggerezza usata nell’affermarla non gli consentirà una decisione appropriata.
Invitiamo i lettori e cittadini ad una riflessione circa l’opportunità di consentire la continuazione di questi atteggiamenti da parte della politica.

Cittadini delle Provincia di Lecco
Felice Airoldi, Paolo Barbieri, Andrea Bolis, Barbara Colombo, Salvatore Krassowski, Mauro Meroni, Silvana Nicoletti, Tiziana Rinaldi, Massimo Riva, Franco Rizzuti, Remo Valsecchi, Luigi Vavassori

 

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