Non condivido mai “fatti personali” ma questa storia voglio e devo raccontarla.

Poco più di un anno fa l’azienda di Lecco Invernizzi Presse che produce presse per realizzare (anche) munizioni a uso militare mi ha querelato per diffamazione, arrivando a sostenere che con il mio lavoro avrei esposto i suoi dipendenti a “gravi conseguenze”. La vicenda ruota intorno a un convegno pubblico tenutosi a Lecco il 9 luglio 2024 (qui il nostro articolo sull’evento) e al quale ero stato invitato da organizzazioni del territorio per condividere il lavoro di inchiesta di Altreconomia in merito alla vicenda delle armi italiane e di Israele, con un richiamo anche al lecchese. Bene: Invernizzi Presse ha perso, clamorosamente, senza nemmeno dover arrivare al processo. Sono stato infatti “archiviato” per aver esercitato il diritto di cronaca e di critica, tramite “affermazioni fondate” su fonti “più che qualificate”.
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Cioè ho fatto il mio mestiere.
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E dire che l’azienda ci ha provato in tutti i modi. Pensando di fare scacco matto, a un certo punto, ha anche chiesto il cambio di imputazione e nella foga ha depositato documenti inediti e di estrema importanza nel più classico degli autogol. Tipo l’autorizzazione UAMA [a sinistra, fonte Altreconomia] o la fattura del committente israeliano per la fornitura di “attrezzature per punte per bossoli calibro 5.56 e 7.62”, che salta fuori essere la Imi Systems (già Israel Military Industries) che dal 2018 è stata incorporata dalla Elbit Systems, gigante bellico israeliano tra le prime 25 corporation militari al mondo.
L’articolo completo è qui 👉 https://altreconomia.it/materiale-darmamento-dallitalia-a-israele-il-caso-di-invernizzi-presse/
Duccio Facchini
Lecco
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