La lettera del presidente uscente della Fondazione del Monastero di Santa Maria del Lavello, Roberto Monteleone, indirizzata al presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hoffman apre uno squarcio su una vicenda che non può essere ridotta a una semplice dinamica di nomine. Dalle sue parole emerge infatti un quadro politico-istituzionale complesso, segnato da conflitti, pressioni e rapporti di forza che hanno inciso profondamente sulla governance della Fondazione.
Pur avendo più volte espresso critiche sull’operato della Fondazione del Lavello, arrivando anche a chiederne le dimissioni, riteniamo che il comunicato del presidente Monteleone sul caotico rinnovo del Consiglio di Amministrazione debba indurre tutti a una riflessione seria e non superficiale. Il tema posto non riguarda infatti una difesa di parte, ma il metodo con cui si è arrivati alla ridefinizione della governance.
Il contenuto della lettera richiama l’attenzione su un dato politico preciso: il rapporto fortemente conflittuale tra la governance della Fondazione e la giunta del Comune di Calolziocorte guidata dal sindaco Marco Ghezzi, Ente socio della Fondazione. Un conflitto che, nel tempo, si è trasformato in una contrapposizione strutturale, con prese di posizione pubbliche, delegittimazioni e interferenze che hanno inciso sugli equilibri istituzionali del Monastero del Lavello.
Nella sua lettera Monteleone descrive in modo esplicito queste dinamiche, parlando di pressioni politiche continue, attacchi pubblici e comportamenti istituzionalmente ambigui da parte di amministratori locali che, pur rappresentando un Ente socio della Fondazione, avrebbero agito come controparte politica. Viene richiamato in particolare il fatto che, mentre la Fondazione intraprendeva azioni legali a tutela dell’ente, esponenti della giunta comunale avrebbero preso pubblicamente le distanze da tali scelte, arrivando persino a legittimare iniziative del gestore poi riconosciuto inadempiente, con presenze e prese di posizione pubbliche definite gravi e inspiegabili. Un comportamento che, secondo il presidente uscente, ha contribuito a delegittimare la governance della Fondazione e a creare il contesto politico che ha portato ai veti e alla successiva sostituzione.
Il punto politico centrale è l’utilizzo del peso politico della giunta Ghezzi per incidere sugli assetti di governo della Fondazione, fino a condizionarne le scelte e la continuità. È questo il nodo che emerge con forza: non una discussione trasparente sul futuro del Monastero, non una valutazione condivisa sugli indirizzi strategici, ma un confronto giocato prevalentemente sul terreno dei rapporti di forza tra enti e maggioranze politiche.
In questo contesto, la sostituzione del presidente non appare come l’esito naturale di un percorso di verifica o rilancio, bensì come la conclusione di un braccio di ferro politico, nel quale hanno prevalso logiche di controllo e influenza sulla necessità di garantire stabilità istituzionale in una fase delicata per la Fondazione.
La vicenda del Lavello solleva quindi una questione più ampia, che riguarda il ruolo degli enti soci e il rispetto dell’autonomia delle istituzioni culturali: un bene pubblico di tale valore non può diventare terreno di regolamento dei conti politici, né essere piegato a equilibri di maggioranza o a dinamiche di potere locale.
Su questo punto è necessario fare chiarezza, perché il futuro del Monastero del Lavello non può essere subordinato alle convenienze politiche del momento, ma deve essere costruito nell’esclusivo interesse pubblico, con trasparenza, responsabilità e rispetto delle istituzioni.
Cambia Calolzio
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