GALBIATE: “IL MAIALE BUONO”,
IL MEAB RIVENDICA LA TRADIZIONE
DELL’ALLEVAMENTO SUINO

Massimo PirovanoGALBIATE – Domenica 13 dicembre si è aperta la mostra, presso il MEAB di Camporeso, a Galbiate, dal titolo “Il maiale buono. Testimonianze di una tradizione cambiata” e inserita nella rassegna “Voci, gesti, culture dell’alimentazione”.

La sala gremita, a tal punto da costringere molti ad assistere dall’esterno all’inaugurazione della mostra. Massimo Pirovano, presidente del MEAB, ha motivato la notevole partecipazione del pubblico in considerazione del tema sentito e dell’influenza dei soggetti coinvolti.

Pirovano ha poi spiegato come un museo che documenta gli usi e costumi di un luogo debba occuparsi anche della sua alimentazione perché “il cibo è cultura quando lo si produce, quando lo si prepara e quando lo si consuma”.

L’idea della mostra è nata dalla collaborazione tra Pirovano e il comune di Brivio, che vanta come proprio patrono sant’Antonio (del Purscel) abate. Lo studio condotto è stato di tipo etnografico e la mostra ne ha richiamato l’essenza con il suo allestimento composto da oggetti di lavoro e semilavorati affiancati dalla documentazione audiovisiva. Si tratta di un vero e proprio documentario della durata di 49 minuti e dallo stampo descrittivo, giocato sull’arma dello shock e delle immagini violente di uccisione dei maiali. Il film è stato costruito combinando due epoche: il 1993, quando Pirovano e Felice Motta, norcino legato alle antiche tradizioni di uccisioni del maiale, iniziano a documentare la tradizione; e il 2012, riportando il confronto con la macelleria di Eliseo Brioni e l’osservazione della lavorazione di un salumificio moderno con l’ausilio di Giorgio Agostoni. 

IMG_0129Il MEAB non vanta un 2015 ricco di affluenza, in quanto il numero di visitatori è stato minore rispetto a quello dell’anno precedente, ma può vantare l’istituzione di più mostre, collegate tra loro dal tema alimentazione.

Una simile mostra ha destato molte polemiche, in un panorama frastagliato dal rispetto per la vita animale, ma Pirovano sottolinea “ho ricevuto negli ultimi mesi mail di protesta, per le mostre sull’uccisione di animali, prima pesci e ora porci. Tutte le opinioni sono rispettabili, ma le ricerche e i documentari svolti da questo museo sono motivati da uno scopo storico – scientifico.

Resta una sola domanda. Perchè il maiale buono? “Il maiale è dal tempo degli Ebrei considerato impuro, demoniaco e tentatore” in quanto, non essendo ruminante ma onnivoro, richiede per la propria sopravvivenza l’utilizzo di alimenti che vengono destinati agli uomini, entrandone in concorrenza. Il maiale non rappresentava una tipologia di animale da allevamento fino al 1800, quando la presenza di un clima più adatto al loro stile di vita fece del porco la più comune fonte di approvvigionamento umana. Successivamente il maiale acquisì anche un riconoscimento dalla chiesa cristiana nel suo affiancamento con sant’Antonio abate, che divenne simbolo della potenza protettrice sugli animali domestici, i quali infatti vengono benedetti ogni 17 gennaio in occasione della ricorrenza del patrono.

Martina Panzeri

 

 

 

 

 

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