GIANFRANCO PASQUINO PARLA
DI POLITICA NELLA SEDE
DELLA CGIL DI LECCO

LECCO – Proprio alla vigilia delle elezioni, quando ormai le campagna elettorali si sono concluse, quella di venerdì 23 maggio è stata, ancora, una serata in cui parlare di politica, in un modo però diverso da come siamo abituati. Questa la primissima iniziativa dell’Associazione Pio Galli, nata per mantenere viva la memoria del sindacalista lecchese arrivato ai vertici della segreteria nazionale della Fiom CGIL: proprio nella sede della CGIL di Lecco, il neoeletto presidente dell’associazione, Vanni Galli, ha infatti ospitato Gianfranco Pasquino, docente di Studi Europei alla Johns Hopkins University, già presidente della Società Italiana di Scienza politica e socio dell’Accademia dei Lincei. Partendo dal suo libro: “Finale di partita. Tramonto di una Repubblica” l’illustre politologo è stato intervistato da Massimo Rebotti, giornalista del Corriere della Sera ed ex direttore di Radio Popolare, su temi che spaziano dal ventennio berlusconiano ai recenti avvenimenti istituzionali, passando alle imminenti elezioni: proprio da qui ha avuto inizio l’intervista.

A poche ore dall’inizio gianfranco pasquino (4)delle elezioni, ci può fare un pronostico?
Passo parte della mia giornata a spiegare ai giornalisti che sono politologo e non astrologo, però posso provarci: da un lato mi pare che Berlusconi sia in declino, il suo problema è sopravvivere. Grillo ha dimostrato, andando da Vespa, di avere qualche timore: ha cercato di riacquistare una fascia di elettorato. Renzi si mostra sicuro, se il PD va al 32% potrebbe essere il primo nei partiti socialisti europei.

I risultati delle elezioni europee potrebbero avere ripercussioni sul governo Renzi, e in particolare sulle riforme?
Come anche in altri paesi, è un peccato che in Italia, anche durante le campagne elettorali europee, le tematiche nazionali abbiano soffocato quelle comunitarie. L’Europa è innegabilmente il nostro destino, anche se il vero problema sarà fare qualcosa e non solo limitarci a star là: i politici dovrebbero studiare e documentarsi per primi. Tra poco ci toccherà il semestre di presidenza dell’Europa, è molto improbabile che si sciolga il parlamento. Che immagine daremmo? Però credo che le europee influiranno invece sulle riforme: in realtà sono nate male, brutte e malfatte. Renzi si è messo a trattare con un condannato, proponendo una riforma che è quanto di più simile al Porcellum. Inoltre un sistema politico e una costituzione vanno modificati necessariamente insieme, quindi la riforma del Senato non può essere separata da quella elettorale.

gianfranco pasquino (1)Renzi allora non sarebbe dovuto venire incontro a Berlusconi?
Le riforme si concordano con gli alleati di governo e il dibattito va fatto in Parlamento: non c’ è ragione per considerare Berlusconi un interlocutore più valido di altri e sicuramente Arcore non è la sede adeguata.

Forse Renzi vuole sveltire i tempi?
In realtà non mi sembra stia rispettando i tempi, anzi. Se le riforme buone sono quelle fatte in fretta allora il Porcellum è perfetto, è stato fatto in soli due mesi! La gatta frettolosa fa i gattini ciechi: le riforme devono essere fatte in maniera sistemica.

Non può essere allora che il ragionamento di Renzi è stato quello di dare una risposta rapida per salvare la politica dalla diffusa disistima?
Intende dire che ha voluto provare che la politica può redimersi prima che arrivino i barbari, i grillini, a distruggere tutto? Mah, direi che i barbari sono già arrivati, almeno dal ’92, e stanno già da allora seduti in Parlamento. In questo senso rappresentano benissimo gli italiani che non vogliono saperne di politica e così anche per parlamentari! E invece non bastano i messaggi: bisogna predicare la buona politica essendo, per primi credibili, e non vedo nessuno che lo sia, a parte il solo Napolitano, fin troppo cauto ultimamente. Insomma, temo le cose fatte in maniera spettacolare e frettolosa, è una politica che ho già visto e contro cui ho sempre votato.

Renzi direbbe che se si facesse un referendum sul cambiamento radicale del Senato, il 90% degli italiani sarebbe favorevole. E’ davvero tutto da cambiare?
Si tratta di un’affermazione populista: i referendum possono avere una funzione pedagogica, ma devono davvero spiegare alla cittadinanza quali sono le alternative. Noi italiani non siamo necessariamente i più bravi, dovremmo vedere come è fatta la seconda camera negli altri paesi e cercare di imparare dai sistemi vincenti: come la Spagna, dove vengono rispettate le autonomie, o la Germania, in cui il Bundesrat è un organismo vivace e dinamico.

L’Italicum ha punti accettabili? I sistemi elettorali si negoziano?
L’Italicum è un pastrocchio pazzesco: una legge elettorale dovrebbe avere come obbiettivo il rispetto di quanto vogliono i cittadini, se vogliamo un sistema maggioritario dovremmo guardare dove funziona, come in Francia. Renzi non ha discusso di nessun sistema elettorale, perlomeno con il suo partito, si è limitato a farlo con Berlusconi.

E’ dunque finita l’era in il partito era una componente forte, ascoltata attentamente? E’ vero che: “Se fallisce Renzi fallisce l’Italia”?
Mi chiedo: ma perché il Presidente del Consiglio dovrebbe ricattare il paese? Abbiamo il Parlamento, la Corte costituzionale, le autonomie locali, se crolla lui non è che crolli tutto.

C’è un filo conduttore negli ultimi eventi politici?
Nei vent’anni di Berlusconi la Sinistra non ha mai offerto una alternativa di cultura politica: mentre dappertutto, fuori dall’Italia, ci sono uomini e donne che hanno fatto politica, che hanno una storia, che arrivano dal partito. La Sinistra si è limitata a rincorrere Berlusconi, il primo è stato Veltroni. Ripeto: l’esordio di Renzi è stato andare ad Arcore, non è la strada giusta quella di una politica fatta da atti simbolici.

Movimento cinque stelle, che cos’è da studioso?gianfranco pasquino (6)
Per molti è Beppe Grillo, se non ci fosse lui il movimento avrebbe un grosso contraccolpo. Ma i parlamentari eletti sono davvero rappresentativi? Continuano a sbandierare il fatto di essere ‘estranei alla politica’, ‘cittadini’: ma chi entra in parlamento ha un ruolo diverso dal cittadino. Si tratta di persone inesperte e non competenti e il movimento non è altro che una corposa meteorite. Il suo successo rivela però una insoddisfazione diffusa e, purtroppo, ignorante: perché a ben guardare in tutti questi mesi i parlamentari cinque stelle non hanno fatto molto, se non qualche manovra così ‘all’arrembaggio’, centrando magari il tema ma con proposte con pochi contenuti. In realtà abbiamo davanti un corposo menu elettorale, è normale che ci siano ancora persone che si stanno formando un’opinione in questo senso. Il nostro sistema politico è complesso: l’Italia è paradossalmente un paese dove si parla molto di politica, più di quelle nazioni in cui i sistemi politici sono maggiormente consolidati.

Siamo nella terza repubblica?
Questa è la prima repubblica mal governata per vent’anni, ritengo la democrazia parlamentare una forma ancora valida.

Infine una delle domande poste dal pubblico e una, ovviamente, da noi.

Perché la Sinistra non riesce ad andare oltre al 35%?
In pochi paesi la Sinistra riesce ad andare verso il 50%, la vittoria però a volte dipende dal sistema elettorale. La Sinistra è frammentata politicamente perché riflette una società frammentata, la destra invece ricompatta le sue frammentazioni: per farlo ci vorrebbe un leader politico forte che per adesso non vedo.

Perché i giovani sono disinteressati alla politica?
Parte è colpa dei genitori che non hanno parlato loro della politica, parte è colpa della scuola dove hanno tolto l’educazione civica, che comune era insegnata male, e dove spesso anche la storia è trascurata. Parte però è colpa dei giovani stessi che devono capire l’importanza di entrare nei giochi: il mio consiglio è quello di leggere tanto.

Chiara Vassena

 

 

 

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