IL DIARIO DELLE VACANZE
DELLA SIGNORA GRIGNA.
3- BERNOCCOLO BENAUGURANTE

diario delle vacanzeLECCO – La famiglia Grigna è arrivata al terzo giorno di vacanza. A dare il benvenuto in riviera ai lecchesi ci pensa un ramo un po’ troppo basso, che non lascia scampo alla fronte del monello di casa.

GIORNO TRE

E ci mancava pure che l’undicenne attirasse l’attenzione di tutta la passeggiata del lungomare già dal primo giorno o quasi di spiaggia.

Lo viene a chiamare Marco, il suo amico del mare, suo coetaneo.

Escono da soli con la promessa di darci appuntamento fisico dopo un’oretta alla spiaggia degli scogli.

Dopo mezz’ora lo sento tornare a casa già dalla strada.
Suona il citofono, mi affaccio alla finestra mentre il marito con un filo di bava dalla bocca dorme sul divano ad occhi aperti.
Non è morto ma l’espressione è la stessa da sveglio.
Cioè “non sembra sveglio” come diceva già 20 anni fa mia madre.

L’undicenne, con dietro l’amico a far da scudo retroverso, o più verosimilmente pronto alla fuga, si presenta con un sacchetto di ghiaccio in testa e l’espressione più viva di quella del padre da vivo.
E chiede se il mio cellulare è scarico.
Controlla, lo posa e lo riprende. Controlla di nuovo.
È accesso, carico e con la suoneria attiva.
Allora spiega nell’attimo subito precedente alla mia indicazione del suo vistoso sacchetto di ghiaccio che, visto il caldo da tendopoli al Bione che c’è qui, vorrei sottrargli almeno per farmi un aperitivo.

Dice di aver sbattuto la testa contro un ramo basso dei pini marittimi che affiancano la passeggiata del Belvedere.

Sarà un belvedere ma quel ramo giura di non averlo visto.

Botta secca e cade per terra.
Marco dice che si butta a terra.
La tecnica è quella del gioco dell’xbox dove ci passa le mattinate in attesa che la sorella gli serva la colazione.
Il gioco è il wrestling. La caduta, dice Marco, più da Stanlio e Olio.

Intervengono tutti gli astanti, si fanno addosso a cerchio, son tutti pensionati, sembra di essere davanti ad uno scavo per i lavori stradali.

L’undicenne è a terra e impreca, non si sa se per la botta o per tutta quella gente in costume e pelle flaccida.

Chiedono ad un bar vicino del ghiaccio.
Genova non è lontana. Chiede 1,50 Euro
Qualcuno li trova.
Han paura che svenga anche lui, è un genovese.

Intanto il pargolo è ancora a terra.
Spiega che lui stava seguendo l’amico che correva dinnanzi, metteva i piedi dove li metteva lui.
Ha perso la testa.

Un turista milanese si palesa come medico e la figlia infermiera.
Deve essere per questo che il mio deve aver misurato secco l’albero.
Per altruismo.
Per far gonfiare il petto ai liberi professionisti, all’eccellenza della sanità lombarda.
Il medico scopriamo poi essere del Santa Rita.
Scampato pericolo. Il nostro.
Avrebbe potuto operarlo ad una gamba.
Il medico gli prova i riflessi e gli offre un gelato.
Il figlio rifiuta, Marco no.
La situazione é grave ma non seria.
Lo vogliono accompagnare a casa.
Gli chiedono il numero di cellulare mio o del papà.
Si ricorda il mio.
Il medico lo tranquillizza, lo fa sedere sulla panchina e gli dice che la mamma arriva subito.
Dopo venti minuti si presenta concitata una signora equadoregna.
Il medico pensa alla domestica di famiglia e immagina la lauta mancia.

Si avvicina e imprecando dice che mio figlio non è suo figlio e che non può portarselo a casa.
Deve essere perché è gibollato.

 

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