LA LETTERA/”CASO LEUCI,
UNA SFIDA AL SISTEMA LECCO.
MA ANCORA TUTTO TACE”

leuci dittaLECCO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta rivolta all’amministrazione comunale di Lecco, da parte del Comitato Città della luce, che chiede chiarezza sul caso dell’area ex Leuci, ancora in “stand-by”.
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Ci rivolgiamo pubblicamente a promotori e partecipanti all’evento che si terrà in camera di commercio giovedì 6 ottobre e contemporaneamente all’amministrazione comunale ed all’ intero cosiddetto Sistema Lecco.

Il tema dell’incontro pubblico “Lecco, cosa fa una città?” che vorrebbe contribuire, attraverso vari prestigiosi contributi, a definirne l’anima, interrogandosi sul suo “passato – presente e futuro”, non può non chiamare in causa una delle questioni che la attraversano “centralmente” anche dal punto di vista “fisico” : la destinazione dell’area ex LeuciUn’area che giustamente ed apprezzabilmente non solo l’amministrazione comunale precedente, – omogenea a quella attuale – ma addirittura l’intero consiglio comunale, all’unanimità, ha inteso preservare, grazie in particolare alla lotta degli ex lavoratori , da possibili ennesime speculazioni immobiliari mantenendone la destinazione produttiva.


Anche tracciabili documenti regionali, tra i tanti elementi comprovanti la peculiare importanza di una rivalorizzazione dell’area, hanno sancito la priorità territoriale della questione (prevista subito dopo la rivalorizzazione dell’ ex pizzera Wall Street). 
Innumerevoli azioni concrete, a più riprese in passato sospinte soprattutto da un “blocco composito – anche giovanile – dal basso” che l’ hanno fatta assurgere a vera e propria “questione di cittadinanza ”, hanno cercato di dare gambe a vari progetti di massima percorribili.

Purtroppo, sinora, il “muro di gomma” del sistema Lecco ne ha di fatto impedito un serio e reale approfondimento… le sfide concrete basta lasciarle scivolare via, pur “ naturalmente”, si capisce, in presenza di grandi apparenti intenti generali “salvifici” sanciti da innumerevoli convegni o simposi.

Come si può ignorare, anche nella prestigiosa occasione soprarichiamata, il lavoro di scavo e di approfondimento progettuale prodotto dal basso da varie realtà vive del nostro territorio, non a caso anche a componente di protagonismo giovanile! Le stesse forze che hanno trovato recentemente un prezioso strumento in una tesi di circa 100 pagine presentata da una ricercatrice argentina al Politecnico di Milano.

Una tesi, che sviluppa un precedente master plan consegnato poco tempo fa all’amministrazione comunale, in cui vengono indicati, tra l’altro, contenuti precisi di riutilizzo virtuoso dei vari fabbricati – a valenza socio/ambientale e a carattere innovativo anche manifatturiero – con vari possibili ricadute occupazionali . Una tesi che non ha pretese “esaustive” ma che indica una direzione, come in passato richiestoci peraltro dalla precedente locale Camera di Commercio, ed una visione applicativa già implementata concretamente da altre coraggiose e lungimiranti amministrazioni pubbliche, non solo italiane.

Può allora, nei fatti e non nei proclami, il Sistema Lecco, ed in primis l’amministrazione comunale, in un contesto di grande sofferenza sociale e occupazionale, misurare la propria efficacia realizzativa non sui massimi sistemi ma partendo da una sfida concreta precisa (l’area Leuci è di circa 20.000 m2)? Una sfida che può rappresentare anche e soprattutto un modello concreto e “illuminante” nei confronti dell’ineludibile finalizzazione valorizzativa (soprattutto in termini di ricadute diffuse) delle aree dismesse cittadine (circa 500.000 m2 ), oltre che dare prestigio ad un territorio che voglia effettivamente riprendersi un ruolo di guida socio/produttiva nel nostro Paese ?

Quando ci si spertica nel parlare di coinvolgimento di tutte le realtà del territorio, si possono poi buttare a mare sforzi e proposte di anni – supportate da pertinenti argomentazioni/documentazioni, indicanti anche strumenti di possibile finanziamento – senza averle mai ben approfondite – tranne che da singole e forse “mal digerite” figure istituzionali “illuminate” – ?

Può – noi diciamo deve – il settore pubblico fungere invece da traino e da capofila ?

Sono questi gli ineludibili interrogativi che abbiamo posto, e continuiamo a porre con ulteriori strumenti, all’attenzione di tutti ed in primis del comune!

Comitato Città della luce

 

 

 

 

 

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