“LA MAFIA COSÌ SIMILE A NOI”,
IL PROCURATORE GRATTERI
NE PARLA AI LICEALI DI LECCO

gratteri sangalli brivio politecnico (3)LECCO – Che differenza c’è tra noi e i mafiosi? Perché la Mafia ci rassomiglia? Come funziona la macchina operativa della ‘Ndrangheta? Questi gli interrogativi ai quali si è cercato di dare una risposta giovedì sera al Politecnico di Milano – Polo di Lecco. Ospite della serata Nicola Gratteri, procuratore capo del tribunale di Catanzaro, sotto scorta dal 1989 e da anni in prima linea nella lotta per contrastare la ‘ndrangheta.
L’incontro, organizzato da Fondazione Sinderesi e Informagiovani , rientra nell’ambito del progetto Avere cura del bene comune 2018 e ci mette in discussione fin dal titolo: “Infiltrazioni mafiose. Perché la Mafia ci rassomiglia”.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Lecco Virginio Brivio e del prefetto Liliana Baccari, che hanno voluto ricordare come “Anche qui a Lecco abbiamo avuto esempi di infiltrazioni e amministrazione mafiosa che hanno portato a opere di riconversione virtuosa e a un esercizio del commercio giusto e positivo”, e che “la mafia ha paura più dei piccoli gesti quotidiani che dei gesti eroici di servitori dello Stato”, la parola è passata al professore Antonio Nicaso, in collegamento skype dal Canada.

gratteri politecnico (2)Il docente esperto di Storia delle organizzazioni criminali ha esordito spiegando che la mafia non è un mostro, una piovra o un cancro e i mafiosi non sono alieni, bensì persone come noi, anche se è più corretto definirle “non-persone prive di coscienza individuale, che si fanno forza di un’organizzazione criminale fortemente radicata sul territorio”. Le mafie sono un fattore patologico della società, una parte integrante del moderno sistema capitalistico, che attecchisce e prospera grazie a due fattori: la corruzione materiale e morale in cui siamo immersi e un sistema finanziario privo di etica e sempre più fautore di disuguaglianze. La ‘ndrangheta si fonda anche su rituali antichi che scavano un divario tra i mafiosi e gli altri, portandoli a sentirsi una specie di dei, diversi e superiori a tutti i cittadini onesti.

Tutto nasce dai ladri di polli – ha iniziato Gratteri – I ladri di bestiame presenti in tutta Europa nell’800 in Italia sono poi diventati mafia. La classe borghese e aristocratica dell’epoca in Calabria si è servita dei mafiosi per influenzare il voto e tenere a bada il popolo. Da qui poi si è arrivati ai sequestri di persona nel dopoguerra per finanziare il traffico internazionale di cocaina e, dagli anni settanta, alle prime infiltrazioni in Piemonte e Lombardia attraverso gli appalti e l’offerta di servizi a basso costo all’imprenditoria del nord, a prezzi fuori mercato”.

gratteri sangalli politecnico (1)L’incontro è stato anche l’occasione di parlare a molti ragazzi e docenti delle scuole superiori di Lecco che con Fondazione Sinderesi hanno intrapreso un percorso formativo sui temi della legalità e del rispetto della dignità e dei diritti umani. “È necessario superare l’individualismo corrosivo e agire per il Bene Comune” sono state le parole di monsignor Samuele Sangalli, presidente di Sinderesi.

Il procuratore Gratteri ha spiegato ai ragazzi le dinamiche del traffico di droga dal sud America e il ruolo ricoperto dalla ‘ndragheta. “La legalizzazione delle droghe non ferma l’illegalità e distrugge le persone. Tutte le forme di dipendenza rendono gli uomini deboli, non liberi e facilmente ricattabili, quindi incapaci di realizzare i loro obiettivi nella vita”.

Ma c’è pur sempre spazio per la speranza, proprio a partire dai giovani, ed è lo stesso Gratteri a ribadire il ruolo determinante dell’istruzione e della cultura. “Abbiamo bisogno di essere persone coerenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, di impegnarci nel nostro lavoro e nel sociale. La Mafia si inserisce negli interstizi lasciati vuoti nel tessuto sociale. Se noi ci riprendiamo questi spazi non rimane posto per l’illegalità”.

F.R.

 

 

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