LA MALATTIA MENTALE A TEATRO:
IL 5 NOVEMBRE LO SPETTACOLO
DELL’ “ACCADEMIA DELLA FOLLIA”

io-sono-dio-e-non-voglio-guarire-defLECCO – Uno spettacolo teatrale sulla malattia mentale. Questo è quanto organizzato dal Forum Salute Mentale in collaborazione con il Comune di Lecco nell’ambito del progetto “La Cultura per il Sociale”. Lo spettacolo in questione è “Io sono Dio e non voglio guarire”, prodotto dalla “Accademia della follia” di Trieste, che andrà in scena sabato 5 novembre, alle 21, al Teatro della Società di Lecco.

L'”Accademia della follia” è l’evoluzione di una straordinaria esperienza di teatro nata all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste nel periodo in cui le sue mura venivano abbattute da Franco Basaglia. Claudio Misculin si trova lì, in quel momento, a far parte del grande sogno; e da lì, da dentro, fonda il primo gruppo nel 1976, apre il primo teatro di matti e, insieme ad altri, partecipa alla costruzione di quella idea che poi diventerà la “Legge 180”.

“Il teatro me lo vedo, forte di stomaco e con tutti i denti in bocca, correre nelle strade, nelle vene della gente, organo vitale di un corpo sociale sano. E non rantolare a mezzo proscenio e sussurrare la propria fine sporcando le parole di Shakespeare” commenta Misculin. “Perché l’umanità ha ancora bisogno di cento, mille palcoscenici per far capire che diversità, malattia, solitudine, poesia, non appartengono solo a categorie specifiche di persone, ma sono patrimonio di tutti. Perché, dal di dentro, noi sì, noi lo sappiamo: la follia appartiene alla normalità, non ne è affatto la negazione”.

“Sono decenni che lavoro nel settore, prima come matto e/o carcerato, poi come istruttore di matti e/o carcerati. Oggi ne ho le palle piene – aggiunge Misculin – e faccio ancora teatro con i diroccati perché non so fare l’idraulico… Da 40 anni, nei miei spettacoli, ringrazio e critico la psichiatria, anche duramente. In questo spettacolo, invece, critico la psichiatria ma anche la cosiddetta utenza, cioè i malati, insomma, i matti: la loro indolenza e furbizia nell’approfittarsi degli aiuti che vengono loro forniti”.

 

 

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