LA NUOVA SFIDA DEI RAGNI:
SPEDIZIONE SUI BHAGIRATHI

150721_bhagirathiLECCO – Una nuova avventura per il gruppo Ragni della Grignetta di Lecco: la spedizione sui Bhagirathi, presentata questa mattina durante una conferenza stampa al Palazzo comunale di Lecco.

Location molto gradita dal presidente del gruppo Fabio Palma che ringrazia “il sindaco e la città per l’invito e per il patrocinio morale che esso rappresenta”.

Ma veniamo al dunque: i Bhagirathi sono un gruppo di quattro montagne, con pareti rocciose che arrivano fino ai 6.500 mt di altezza, situate nel nord dell’India sul confine col Tibet, che per molti decenni hanno rappresentato una vera e propria sfida per gli alpinisti di tutto il mondo.

Sfida che hanno deciso di raccogliere anche tre giovani maglioni rossi: Matteo Della Bordella, che nonostante i suoi 31 anni è ormai un veterano, Luca Schiera già compagno di spedizioni di Della Bordella in Patagonia e in Pakistan e Matteo De Zaiacomo, nuovo acquisto del gruppo alpinistico lecchese.

conf_stampa_bhagirathiÈ proprio “Luchino” Schiera – 25 anni di Erba, Ragno dal 2013 – a raccontare la storia di queste pareti: “I Bhagirathi sono un gruppo di quattro montagne allineate, bellissime, tutte sopra i 6.000 metri di altezza: queste loro caratteristiche hanno spinto moltissimi alpinisti a cercare di scalarle. Il Bhagirathi 1 – continua Schiera – è la cima più alta del gruppo ed è stato salito da una spedizione giapponese nel 1980; mentre il Bhagirathi 2 è stato scalato la prima volta nel ’38 dagli austriaci e da allora ha avuto moltissime ripetizioni per la sua versatilità, oltre a pareti di granito infatti presenta tratti di misto e di ghiaccio. Il Bhagirathi 3 è molto famoso perché il versante ovest è rimasto inviolato per moltissimo tempo ed ha rappresentato uno dei più grandi problemi dell’alpinismo. Risolta nel 1990 è considerata una delle più difficili vie alpinistiche di sempre”.

Ma l’obiettivo della spedizione lecchese è un altro: “Il Bhagirathi 4 è una montagna un po’ più piccola, ma con un pilastro di granito di 800 metri sempre verticale, che dal versante ovest non è ancora stato salito”, conclude Schiera prima di lasciare la parola al compagno Matteo.

“Il desiderio che motiva la nostra spedizione è quello di aprire vie nuove in un ambiente con condizioni estreme, dettate dalla quota e dalle condizioni climatiche, che presenti però anche difficoltà tecniche”. Scalare pareti verticali difficili in alta quota è quindi l’obiettivo dichiarato di Della Bordella e soci. “Sappiano che in questo posto ci sono già state molte spedizioni, sappiamo delle difficoltà oggettive che potremo incontrare, ma sicuramente il Bhagirathi 4 è una delle più belle big wall della faccia della terra e il nostro obiettivo è quello di riuscire ad aprire una via su questo pilastro di granito che è tutt’oggi inviolato, scalando in arrampicata libera. Naturalmente viste le criticità che presenta l’impresa non possiamo fare promesse o avere obiettivi già fissati, ma abbiamo le idee chiare”.

150721_ragni_patagoniaLa partenza è prevista per il 16 agosto e il ritorno 7 ottobre: “è un periodo lungo – continua ancora il varesino – che ci serve per acclimatarci alla quota. Prevediamo un paio di giorni di trekking per raggiungere il campo base a 4300 mt, dove resteremo per circa 35-40 giorni. L’idea è poi quella di organizzare un ulteriore campo base avanzato più vicino alle pareti. Le scalate vere e proprie pensavamo di iniziarle a settembre. Un periodo ‘di compromesso’ tra luglio-agosto in cui c’è il monsone e i mesi più inoltrati quando le temperature scendono e renderebbero troppo difficoltosa la scalata sulla roccia.”.

Al momento non si è a conoscenza di altre spedizioni in programma nello stesso periodo, anche perché i regolamenti dell’India sono molto severi in materia. Basti pensare che il gruppo lecchese ha dovuto acquistare uno speciale permesso dal governo indiano per poter scalare le montagne del Bhagirathi e ha dovuto accettare delle condizioni molto stringenti: dovranno appoggiarsi e riferire ad un ufficiale di collegamento che in un certo senso li sorveglierà durante la loro permanenza e non potranno utilizzare il telefono satellitare. Ma in ogni caso “Le possibilità non mancano, il team c’è ed è in forma. Speriamo solo in un po’ di fortuna per il meteo”, si augura – e noi con lui – Matteo Della Bordella.

M. V. 

 

 

 

 

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