LA POLITICA LECCHESE DEL 2015:
LE ELEZIONI CONFERMANO BRIVIO,
EMERGENZE E FUTURO DELLA CITTÀ

elezioni amministrative comunaliLECCO – Quello che sta per concludersi è stato un anno decisivo per la politica lecchese. L’evento che maggiormente ha catalizzato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica nei primi mesi del 2015, sono state le elezioni comunali, che, nel capoluogo in particolare, hanno richiamato diversi big della politica nazionale. Una volta definiti i cinque schieramenti in campo la nostra città è stata meta di una vera e propria sfilata di celebries. Il più sponsorizzato sicuramente il candidato di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e della lista civica Viva Lecco, Alberto Negrini. A sostenerlo niente poco di meno che il segretario del carroccio, a Lecco tre volte, la prima a quasi un mese dal voto assieme all’ex-olimpionico Antonio Rossi, seguito pochi giorni dopo da Silvio Berlusconi che mai aveva fino a questo momento onorato la città della sua presenza. Anche il candidato della sinistra Alberto Anghileri ha avuto l’appoggio pubblico del noto parlamentare europeo Sergio Cofferati, così come il sindaco uscente Virginio Brivio ha potuto avvalersi del sostegno dei vertici del PD: se il premier Renzi “gli ha dato picche”, il ministro Maria Elena Boschi è stata sicuramente un’apprezzata sostituta. Più sottotono le campagne elettorali del candidato grillino Massimo Riva e soprattutto di Lorenzo Bodega che, già sindaco di Lecco dal 1997 al 2006, non è riuscito nemmeno a centrare l’obiettivo del ballottaggio. Come previsto infatti, nessuno dei candidati è riuscito ad imporsi nella prima tornata elettorale del 31 maggio, che la nostra redazione ha seguito attentamente con una diretta di 22 ore, ci è voluto il ballottaggio del 14 giugno per decretare la vittoria di Brivio su Negrini e dare avvio al secondo mandato dei democratici alla guida del capoluogo.

PROFUGHI DEL BEATO (3)Lo slogan elettorale del sindaco rieletto “Il meglio deve ancora venire”, non poteva rivelarsi più profetico: a pochi giorni dal secondo turno elettorale il viceprefetto vicario Gennaro Terrusi in un’intervista ai nostri giornali conferma le voci riguardanti l’arrivo in provincia di circa 300 richiedenti asilo da ridistribuire sul territorio. Anche per Lecco la cosiddetta “emergenza migratoria” dovuta alle crisi internazionali di Siria e Libia, diventa una realtà concreta e una sfida per tutti gli amministratori. I primi arrivi risalgono alla fine di giugno, quando 32 profughi approdano a Lecco e vengono sistemati “provvisoriamente” nella palestra della scuola media di Maggianico, numero destinato a triplicare nel giro di pochi giorni, a cui si aggiunge quello di altri 36 richiedenti asilo che nel mese di agosto vengono alloggiati presso il centro servizi della Comunità Montana ai Resinelli.

Seprofughi tendoni polemiche, prese di posizioni e sterili strumentalizzazioni contro il tentativo di accoglienza impazzano, a mancare totalmente è la capacità delle istituzioni di gestire questo fenomeno fin dagli aspetti più elementari: ai Resinelli i profughi si ritrovano senza cibo e coperte, generi forniti da alcuni vicini letteralmente impietositi; così come a Maggianico sono i volontari dell’associazione Mir Sada a fornire i primi aiuti umanitari. Attorno alla metà di agosto vengono individuati i due centri “definitivi” del territorio: il Ferrhotel e l’area del Bione di proprietà dei Vigili del fuoco dove proprio questi ultimi assieme alla protezione civile dovrebbero allestire un campo di accoglienza, quello che per mesi diventerà “la tendopoli del Bione”, salvo poi dover ricorrere ai container con l’arrivo dell’autunno. La situazione tuttavia sfugge di mano e a dimostrarlo è la denuncia proveniente da più esponenti della società civile che prende corpo quasi per caso alla metà di settembre in occasione di una serata di approfondimento promossa da “Qui Lecco Libera”. Adesso, a diversi mesi dallo scatenarsi dell’emergenza, se l’accoglienza vera e propria è ancora di fatto gestita e promossa a livello associazionistico e di volontariato, i sindaci sembrano aver scelto la direzione in cui muoversi e le politiche da adottare in materia di gestione dell’immigrazione: in una parola accoglienza diffusa.

comitato acqua (4)Un altro importante snodo politico in agenda nel 2015 è stato l’affidamento a lungo termine della gestione di due servizi fondamentali per tutti i cittadini: il servizio idrico e quello di smaltimento dei rifiuti. Ufficio d’ambito, comuni, conferenza dei sindaci e provincia, in questi mesi sono stati infatti chiamati a decidere sull’affidamento ventennale del servizio idrico integrato: una scelta che avrà ripercussioni sulle tariffe, sulla qualità del servizio e sulla democrazia e che avrebbe dovuto tenere in considerazione il pronunciamento negativo della Corte dei Conti, la quale aveva già giudicato illegittima la situazione di alcuni comuni della provincia. Davanti alle uniche due proposte formulate per il nostro territorio, tutti i livelli della politica lecchese dall’ufficio d’ambito nel mese di luglio, fino al consiglio provinciale della fine dell’anno, hanno optato per quella di Lario Reti Holding Spa, a cui ieri mattina è andato l’affidamento ventennale dell SII.

Decisamente meno problematicoforno inceneritore silea l’affidamento a SILEA SpA del ciclo integrato dei rifiuti fino al 2029 votato da 84 comuni, se non fosse che è strettamente (e sibillinamente) legato allo scottante tema del teleriscaldamento. Infatti nella documentazione inviata da SILEA ai comuni, che è stata e sarà oggetto di votazione sull’affidamento del servizio rifiuti, sono comprese anche una presentazione e una relazione che costituiscono una presa d’atto del progetto del teleriscaldamento. Secondo alcuni – il Coordinamento lecchese rifiuti zero su tutti – sarebbe una forzatura inserire quest’ultimo tema nella delibera sull’affidamento del servizio del ciclo integrato dei rifiuti: caso emblematico è stato il consiglio comunale lecchese del 1 dicembre, in cui oltre quattro ore di dibattito sono state dedicate non tanto al rinnovo alla società di Valmadrera del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, quanto al progetto di teleriscaldamento. E rischiavano di essere di più se il sindaco Virginio Brivio non avesse proposto un ordine del giorno di mediazione in cui è stato riconosciuto che sul teleriscaldamento non c’è mai stato un formale atto di indirizzo politico e che assicura il coinvolgimento del consiglio cittadino sulle future decisioni in merito.

DEL MISSIER STEFANOUna vittoria politica per Brivio che lascia però qualche spazio alle polemiche, proprio come la recente vicenda della nomina da parte del sindaco del ciellino Stefano Del Missier come Dirigente degli affari generali. Nomina giunta con qualche ritardo rispetto a quanto annunciato (a oggi manca ancora una figura per completare il team dirigenziale del comune di Lecco, senza il quale l’intera macchina comunale non può essere operativa), preceduta da una modifica al regolamento per i compensi extra dei dipendenti comunali, che ha scatenato la reazione delle rsu di Palazzo Bovara, le quali intendono segnalare questa delibera all’Anac-Agenzia nazionale anticorruzione.

Ma sono di ben altra portata le sfide che nel futuro attendono don abbondio Brivio e l’intera città che rischia di vedersi cancellato nei fatti il suo status di capoluogo di provincia ottenuto vent’anni fa. Secondo quanto previsto dalla riforma regionale della sanità l’ASL di Lecco come la conosciamo cesserà di esistere, e già è in atto la fusione con quella di Monza; secondo lo schema del decreto legge relativo ai collegi elettorali che entreranno in vigore con l’Italicum, Lecco ha la concreta possibilità di essere unificata alla provincia di Sondrio nel collegio “Lombardia1”; sempre una proposta del governo prevedrebbe di accorpare in alcune province – tra cui la nostra – la questura e i comandi dei vigili del fuoco; mentre entro il 2016 la prefettura potrà chiudere i battenti per essere accorpata a quella di Como.

 

M.V.

 

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