L’ABBRACCIO DI LECCO ALLE TRE BIMBE UCCISE. IL PADRE: “NON VOGLIO GIUDICARE LA MADRE”

messa bimbe uccise (11)LECCO – “Non vogliamo come comunità cristiana invadere il campo della famiglia dei fratelli e delle sorelle musulmani o di altra condizione di fede o non fede. Abbiamo pensato a questo momento perché avevamo bisogno di convocare la nostra comunità cristiana, perché non abbiamo altro da dare se non Gesù Cristo. Ed è in questa prospettiva che abbiamo cercato di raccogliere un pensiero che unisse ciò che questa tragica esperienza sembrava dividere”. Parole del vicario episcopale della III zona pastorale dell’Arcidiocesi di Milano Maurizio Rolla durante la messa di staasera – mercoledì – in ricordo di Simona, Sidny e Keisi e per la loro mamma Edlira Dobrushi.

Familiari, compagni di scuola, maestre, amici, vicini di casa, ma anche perfetti sconosciuti hanno affollato la basilica di san Nicolò a Lecco per salutare le tre bambine uccise dalla loro madre domenica scorsa.

In prima fila, affranti dal dolore, i parenti delle piccole vittime, Durante la celebrazione hanno letto una breve, ma intensa lettera scritta dal padre. “Non abbiamo capito, vedevamo solo il grande amore che cercavamo di dimostrarvi. Vi chiediamo perdono e speriamo che dal cielo dove ora vi tenete la mano possiate capire la nostra fragilità. Ci mancherete immensamente, ci mancheranno i vostri sorrisi, i vostri abbracci, le vostre curiosità, ci mancheranno i tanti momenti passati insieme e la vostra voglia di vivere, i vostri progetti e i vostri sogni. Vorrei poter scambiare la mia vita con la vostra per regalarvi quel futuro che vi è stato negato, fermare il tempo ad un attimo prima per potervi regalare il futuro più bello.
messa bimbe uccise (21)Perdonatemi, vi preghiamo vogliateci bene lassù dal cielo perché ne abbiamo tanto bisogno. Dateci quella protezione, quell’amore che non siamo stati capaci di darvi e che solo potrà dare un po’ più di pace al nostro cuore.  Vi voglio immensamente bene e vi porterò sempre nel cuore”.

Baskim Dobrushi è un uomo distrutto, dalle sue parole emerge lo sgomento e il dubbio di non essere riuscito a capire in tempo quanto stava maturando, parla alle figlie ma un pensiero va anche alla sua ex compagna:”Non so darmi pace per quanto è successo, ma non voglio giudicare vostra madre, vorrei capire anche se ora non ne sono capace, vorrei aver capito anche se non sono stato in grado. Vi supplico, dal paradiso dove vedete tutto, dateci la forza di affrontare questo dolore”.

Anche i compagni di classe di Simona hanno voluto leggere una lettera:”Ciao Simo sei volata via troppo in fretta, ora sei un angelo che ci stai guardando da lassù. Speriamo che dove sei adesso tu stia bene e che tu sia felice insieme alle tue sorelline. Tutti noi ti ricordiamo come una persona magnifica, solare, simpatica, socievole e gentile ancora non riusciamo a immaginare i prossimi giorni di scuola senza di te, non riusciamo a credere che non ti abbracceremo più, che non vedremo più il tuo splendido sorriso per i corridoi della scuola. Adesso sei il nostro angelo, l’angelo dagli occhi buoni e i capelli scuri, l’angelo dalle maniere gentili. Tu ora abiti in ognuno dei nostri cuori. Ciao Simona i tuoi compagni e amici di terza E”.

“Cara Simo a quello che è successo non vogliamo credere, stiamo ancora sperando che sia un bruttissimo sogno dal quale poterci svegliare per abbracciarti ancora. Anche tu, come noi, avevi sogni da realizzare. Purtroppo un destino crudele te l’ha impedito. Ora non ti vedremo più con gli occhi, ma con il cuore e questo ci fa stare meglio…Siamo sicuri che veglierai su di noi. Sarai per sempre il nostro angelo. I ragazzi di terza F”.

Mentre i bimbi più piccoli hanno voluto ricordare le tre sorelle con un canto.

“In questi giorni, con il sindaco, il prefetto, le autorità, le forze dell’ordine abbiamo sperimentato l’idea di unirci con naturalezza per cercare di cogliere una condivisione che potesse in questa città trovare una strada diversa nel vivere insieme – ha affermato il vicario episcopale Maurizio Rolla -. Non possiamo pensare che da stasera siamo tutti convertiti alla condivisione e alla fratellanza, non avvengono in automatico ma passano attraverso l’esperienza personale, l’odore, il sapore delle persone che incontriamo e non ci piacciono, deve passare anche da qui”.

La parrocchia ha deciso di devolvere alla famiglia il ricavato delle offerte raccolte durante la celebrazione eucaristica come segno della vicinanza e del sostegno di tutta la comunità.

Elena Pescucci

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