LE OSSERVAZIONI DEI CAVATORI SUL NUOVO PIANO CAVE PROVINCIALE/2: FASSA BORTOLO

LECCO – Nuovo appuntamento dopo la prima puntata con le Osservazioni al Nuovo Piano Cave provinciale presentate dalla multinazionale Holcim richiedenti lo sfruttamento del nuovo ambito di cava qual’è il Monte Cornizzolo nella zona a pochi passi dalla Basilica di San Pietro al Monte, opera splendida iniziata dall’ultimo re Longobardo, Desiderio, poco prima del 774, ambito stralciato dall’ultima versione adottata dal Consiglio provinciale l’8 aprile 2013.

La nostra seconda puntata riguarda la pubblicazione delle Osservazioni della ditta Fassa Bortolo con stabilimento a Sala al Barro, la quale lega all’ampliamento a 5 milioni di metri cubi (dai 3,5 milioni autorizzati) della cava Vaiolo Bassa il futuro del sito produttivo. Qui il pdf http://issuu.com/duccio4/docs/fassabortolo?e=7698726/3962807.

La strategia che usa la ditta cavatrice per legittimare il suo ragionamento e le sue Osservazioni, 14 pagine comprensive di sentenze e pareri del Tar Lombardia, è quella che per rafforzare gli elementi di ampliamento richiesti individua come azione di pressione quella di convincere soprattutto i tecnici segnalando loro che quanto voluto dalla Provincia non è in coerenza con le Linee del Piano e la sua pianificazione invece adottata.

E che, non ultimo i volumi pianificati sono inadeguati.

A firmarle è il legale rappresentante della ditta, Paolo Fassa, che aggiunge, a pag. 5 la proposta fortemente vincolante di prevedere assolutamente lo spostamento dell’attuale nastro trasportatore che così com’è posizionato non solo serve la Cava Vaiolo Alta sempre sul Monte Magnodeno in uso e disponibilità alla ditta Unicalce, titolare della concessione, ma pregiudicherebbe il corretto sfruttamento dei due ambiti estrattivi della Vaiolo Bassa (c1 e c2) proprio perché non ne consentirebbero lo sfruttamento “tutt’uno” dei due siti causando, per usare appunto le parole del Presidente Fassa “un peggioramento delle condizioni di estrazione, sia in termini di fattibilità tecnica, sia in termini di costi estrattivi” ricordando che tale peggioramento avrebbe ricadute sul “miglior recupero paesaggistico dell’area”.

Proseguendo disvelando una minaccia o un pericolo.

Sempre a pag. 5 infatti scrive: “La permanenza tra le aree estrattive (c1 e c2) della struttura del nastro trasportatore …ne comprometterebbe irrimediabilmente il Paesaggio del Monte Magnodeno sia in fase di coltivazione che nella fase di recupero finale una volta cessate le attività estrattive. Questo perché la presenza del Nastro trasportatore richiederebbe il mantenimento di un diaframma prismoide di notevoli dimensioni”

Dimensioni che tolgono il fiato e che ricorda lo stesso cavatore alto fino a 60 metri che per ragioni di stabilità dovrà avere in sommità una larghezza di circa 15 metri e base di circa 120 metri, con le immaginabili ricadute sull’impatto paesaggistico ed ambientale del Monte Magnodeno”

Con una mano la ditta Fassa Bortolo verga una poesia che contiene la volontà di tutela e salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente naturale, così forte da chiedere lo spostamento di un nastro trasportatore, poi con l’altra – forse dovuto al rumore dello spostamento, impassibile chiede un forte ampliamento dello scavabile, da 3 milioni e mezzo a 5 milioni di metri cubi, quasi il 50% in più. Wow.

Deve essere per questo che a pag. 3 delle Osservazioni usa addirittura il termine scoerenza”, (?!) che deve essere più che altro un neologismo che contrae i lemmi “sconcertante” e “incoerenza”.

Una sconcertante incoerenza. Seppur ovvia.

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