LE RIVOLTE E LO STATO ISLAMICO
DALLA VOCE DEI SUOI DISERTORI.
DAWLA A LECCO CON DEL GRANDE

Dawla gabriele dal grandeLECCO – “Dawla” narra la storia dello Stato Islamico, raccontata dai suoi disertori. Gabriele Del Grande, giornalista freelance, autore del film “Io sto con la sposa” fa tappa a Lecco per una serata di presentazione del suo nuovo libro: un reportage narrativo frutto di un lunghissimo lavoro durato diciotto mesi, di ore di interviste e di viaggi in Medio oriente tra la Siria, l’Iraq, la Turchia.

Il libro cerca di ricostruire la storia degli ultimi venti anni di quelle aree, non attraverso i testi della saggistica – che costituiscono comunque una fonte critica di supporto al testo – , ma attraverso un lavoro narrativo che nella Storia colloca le diverse vicende dei protagonisti di quella realtà, indagandone le memorie, la personalità.
“È il racconto, dannatamente vero, di chi è stato testimone diretto della dittatura, della protesta in piazza e della rinascita dello Stato Islamico”, spiega Gabriele.
Protagonisti sono gli ex appartenenti ai ranghi dello Stato Islamico, i carnefici: l’accento è posto su di loro perché, al contrario delle vittime, hanno le informazioni su ciò che si nasconde dietro il regime, le dinamiche della creazione del consenso, dell’indottrinamento.

L’occhio dell’antropologo indaga di quale male l’uomo sia capace, quello del giornalista ci aiuta a collocare le storie, i nomi che leggiamo nelle notizie all’interno della Storia dallo scioglimento dei servizi segreti di Saddam Hussein nel 2003, alla fusione degli ex apparati dell’intelligence irachena con l’ideologia del salafismo jihadista di Al qaeda fino ad oggi.

Gabriele del GrandeIl reportage si addentra nei livelli più oscuri, dietro le figure di facciata più note e indaga le contraddizioni forti all’interno dello Stato Islamico. “Nessuno dei personaggi è un redento”, precisa Gabriele. I tre personaggi principali entrano nei ranghi del Califfato per motivi diversi: uno per trovare giustizia tramite la lotta armata, un altro aderisce per ideologia religiosa, un terzo appartiene al mondo degli opportunisti che aspirano al potere e al denaro che lo Stato Islamico possiede quando arriva ai soldi e alle armi. “Chi è entrato per opportunismo, per opportunismo ne è uscito e ora vive come latitante”, spiega Gabriele. Dai tre personaggi principali si diramano molte linee che attraversano altre figure, altre storie.

Durante l’incontro di presentazione l’autore ha modo di spiegare alcuni dei nodi più complessi della situazione attuale, raccontando l’evoluzione del jihad dagli anni ’80 ad oggi, le diverse posizioni ideologiche, politiche e religiose all’interno dell’Islam.
Si parla anche di come la stagione di proteste in Siria sia fallita nel disastro attuale: “Dal 2011 cominciano le prime proteste in Siria, si riempiono le piazze per protestare contro il regime, ma questa iniziale richiesta di giustizia subisce un cambiamento, arrivano i soldi, le armi e la lotta tra gruppi armati: le persone sono state uccise prima dal regime e poi dallo Stato Islamico”.

Il libro nasce da una conversazione avvenuta ad Aleppo tra l’autore e un uomo che dalle manifestazioni si era unito alla lotta armata, ma ne comprende il fallimento: “Era l’unica scelta che avevamo, eppure è stata la scelta sbagliata”, dice il militante a Del Grande, alla vigilia della diserzione. L’inchiesta di Gabriele si amplia nelle ricerche sul campo, nei reportage che confluiranno nel libro, supportata dal crowdfunding, dai lettori che avevano fiducia nel progetto, e solo dopo arriva nelle case editrici.

Ed è proprio durante una delle interviste per questo libro che Gabriele viene arrestato in Turchia, al confine con la Siria. “Io sono uscito, ma gli altri no”, dice riferendosi ai circa 200 giornalisti in carcere in Turchia con pesanti accuse a carico.

Lucrezia Lozza

 

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