LECCO, 11 DICEMBRE 1943:
QUEL TRAGICO DERAGLIAMENTO
DEL TRAM A CAVALESINE

erna leccoLECCO – Di certo non si può dire che l’autunno del 1943 fu per Lecco un periodo facile. Erano i tempi delle cartoline in bianco e nero, su cui gli stampatori dell’epoca aggiungevano i nomi delle montagne e definivano Lecco una “vallata”. Nel già teso clima dei rastrellamenti tedeschi, Lecco, con le sue vie deserte e piene di paura, faceva fatica anche a sperare. Il 18 ottobre 1943, mentre le tinte autunnali dipingevano l’amato Resegone, un devastante attacco tedesco risalì da Costa, passando per la Capanna Stoppani, fino al pizzo d’Erna. Baite sventrate da bombe a mano, fienili a fuoco, proiettili nella Chiesa che non risparmiarono neppure la statua della Madonna.

percorso tramEra la guerra, quella vera, che sviluppò molte delle proprie battaglie sanguinose sulle nostre cime, negli altipiani, come ai Resinelli. E a rompere il silenzio ecco il Tram. Un caratteristico assemblaggio di lamiera all’apparenza fragile e rumoroso, collegava molto lentamente Maggianico con Malavedo, transitando per Piazza Manzoni. La linea fu il risultato di un accordo stipulato nel 1925 tra il Comune di Lecco e la STECAV, che già gestiva la Como – Erba – Lecco (tratta delle tranvie comensi). Una sorta di prolungamento tranviario per contribuire all’apparente progresso di quegli anni. Nel 1929 l’inaugurazione del percorso completo fino a Malavedo. La vettura elettrica era in realtà una carrozza con autotrazione che raggiungeva a piena velocità i 30 km\h, ma la fredda mattina dell’11 dicembre 1943 accadde qualcosa di terribile a quel trabiccolo tanto utile.

sfondamento tramAll’altezza di Ponte sul Gerenzone la vettura deragliò per un calo di tensione elettrica, tipico dei tempi di guerra, terminando la sua corsa dopo una tragica discesa, nel prato di Cavalesine (tra le due sedi dell’attuale “Nostra Famiglia”), sfondando ogni protezione. Sul posto, oltre i Vigili del Fuoco, accorse immediatamente il parroco don Luigi Monza che si trovò di fronte uno scenario drammatico. Non rimaneva che benedire quattordici morti. Tra i feriti, una trentina, anche bambini del rione, alcuni curati dall’allora medico condotto di San Giovanni, il dott. Beretta. Qualcuno c’è ancora oggi e conserva intatta nella memoria la mattinata dell’incidente. Rumore, rottami, grida e lamiere piene di sangue.

???????????????????Il tram continuò il suo servizio per tutta la durata della Guerra, anche se con una prima diffidenza della gente ancora scossa. Solo dopo dieci anni venne tolta definitivamente la linea tranviaria; l’utenza aumentava e gli impianti erano in un evidente stato di obsolescenza. Nel 1953 era effettivamente attivo l’autoservizio sostitutivo al tram (il primo autobus comparso a Lecco), e dopo due anni anche la linea per Erba e Como fece la stessa fine. Fu solo nel 1973 che l’Azienda Pubblica Trasporti (A.P.T.) di Lecco rilevò mezzi e capannone della STECAV per programmare il piano di rete urbana comunale e l’anno successivo chiese l’acquisto di nuovi autobus. La società è diventata dal 2001 la Linee Lecco S.p.a..

L’11 dicembre 2008 il Consiglio di Zona 3 inaugurò la lapide in memoria delle 14 vittime della strage del tram a fianco dell’attuale pensilina della fermata Cavalesine sulla linea 1 (Chiuso Laorca). Ma tutti ci chiediamo chi sia rimasto a raccontare di quel difficile anno. Basteranno le lapidi?

Michele Casadio

 

 

 

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