“LECCO CITTÀ DEI PROMESSI SPOSI” TRA INCLUSIVITÀ ED EVENTI

LECCO – Il percorso è ancora lungo, ma Lecco è sulla buona strada, anche se occorre un cambio di paradigma che rimetta al centro le persone e non le loro disabilità e che consenta un rapporto non includente, ma di reciproco scambio, perché il contesto è determinate per il benessere di tutti i cittadini chiamati ad essere parte attiva della comunità. Questo in sintesi quanto emerso dalla tavola rotonda “L’accessibilità nei musei e nelle dimore storiche: percorsi tattili e sonori e intelligenza artificiale come strumenti di inclusività” che ha aperto la seconda giornata del festival “Lecco città dei Promessi Sposi”, oggi alle 10 a Palazzo delle Paure.

Simona Piazza, assessore alla cultura e vicesindaco, ha ricordato l’importanza di rendere la cultura accessibile “Dal punto di vista economico, dal punto di vista delle barriere architettoniche, ma anche per chi si confronta con disabilità sensoriali attraverso nuovi linguaggi. Solo quando avremo chiuso questo cerchio potremo parlare di un contesto culturale inclusivo, accogliente, capace di offrire a tutti opportunità di conoscenza”. Ha poi sottolineato le esperienze già avviate in città e relative al progetto Touch me del museo archeologico, alla realizzazione con tecniche di comunicazione aumentativa de “I promessi sposi”, ribadendo che la sensibilità sul tema è una delle linee guida della progettazione culturali in città.

Adamo Castelnuovo, dirigente dell’ufficio regionale scolastico provinciale, ha sottolineato che “La scuola è il primo laboratorio di inclusione. Ma ha bisogno di altri luoghi e di un contesto in cui fare esperienze culturali con tutti i sensi a disposizione”.

Mauro Rossetto, direttore del sistema museale di Lecco e direttore artistico del festival, ha guidato un panel davvero d’eccezione, conducendo la discussione verso esiti interessanti. Silvano Stefanoni (presidente provinciale FAND – Federazione Associazioni Nazionali Persone con Disabilità) ha ribadito l’importanza di “abbattere le barriere culturali, non quelle architettoniche. Occorre un cambio di paradigma – ha detto – Noi non siamo portatori di disabilità, noi siamo persone. La disabilità, magari temporanea, può riguardare tutti. Non bisogna includere, bisogna progettare in modo che tutti possano partecipare all’esperienza e dare il proprio contributo”.  Ha poi lanciato una vera e propria sfida: “Molte cose si sono fatte, ma il vero nodo rimane la formazione del personale. Servono persone preparate per consentire a tutti di accedere alle visite, alle mostre, ai musei. So che è difficile, ma è necessario”.

Domenico Bodega (docente all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano e presidente ASPOC Lab Ets) ha sottolineato l’importanza della famiglia e del contesto per favorire la crescita e lo sviluppo delle potenzialità dei bambini e ragazzi fragili con ritardo cognitivo. “L’obiettivo della nostra associazione è favorire l’autonomia, l’inclusione attiva e la crescita come buoni cittadini dei ragazzi fragili. La nostra prima attività è costruire reti, che sono indispensabili per realizzare un contesto favorevole. Che cosa significa? Significa concentrarsi sui fattori facilitanti come l’incoraggiamento, la semplicità, le domande guida, il rapporto uno a uno, ed abbandonare i fattori inibenti come la fretta, la complessità, setting rumorosi. In contesti favorevoli i ragazzi possono dare il loro contribuito, come è accaduto con “La carta degli alberi”, diventare guide per altri e permettere a tutti di scoprire un modo nuovo per conoscere”.

Rosa Garofalo (coordinatrice Descrivendo e direttrice Associazione Nazionale Subvedenti Od), ha sottolineato la centralità della collaborazione con persone con bisogni particolari “Nulla su di noi senza di noi – ha detto – Nulla deve essere fatto cadere dall’altro, ma tutto deve essere costruito insieme, come accade per esempio con le diverse validazioni delle nostre schede di DescriVedendo. In questo modo si crea valore per tutti. Abbiamo scoperto che alle nostre visite guidate partecipano persone che non hanno difficoltà visive: perché in questo modo apprezzano di più le opere d’arte”.

Michela Ruffa (archeologa già referente scientifica del museo archeologico di Lecco) ha raccontato le esperienze che hanno coinvolto il museo storico, il museo naturalistico e il museo archeologico di Palazzo Beljoioso: “Abbiamo cercato di ribaltare il concetto di disabilità, offrendo a tutti un’esperienza interattiva. Abbiamo anche voluto favorire l’approccio autonomo di tutti i visitatori con stazioni accessibili. Ci siamo occupati non solo di disabilità motorie, ma anche sensoriali con contributi sonori, schede tattili, audioguide”.

Mario Taddei (Museo Leonardo da Vinci di Milano), docente di computer grafica e book informatico, studioso ed appassionato di Leonardo Da vinci, è un gradissimo divulgatore di Liss e Bliss, due linguaggi per comunicare con persone che non parlano, e creatore di musei virtuali. “I linguaggi sono moltissimi, non possiamo pensare di arrivare ai più giovani come nell’ottocento, mettendo un’opera in una teca. Dobbiamo essere multimediali, offrire diversi livelli di accesso, curatori virtuali che ti accompagnano nella visita al museo virtuale, pannelli con spiegazioni dettagliate ma anche due righe sintetiche per chi non vuole leggere. Altrimenti in due secondi il nostro giovane visitatore è già su tik tok”. Un contributo appassionato e davvero originale.

Giuseppina Di Gangi, architetto e dirigente dell’Area Cultura e Turismo del Comune di Lecco, ha concluso la tavola rotonda sottolineando come il dato che emerge è la necessità di rimettere la centro delle nostre azioni la persona, nella sua interezza”.

Al termine della tavola rotonda, il pubblico ha partecipato a un’esperienza emozionale unica: una visita al buio con la fruizione di un’opera d’arte attraverso il metodo DescriVedendo. L’esperienza è stata guidata da Rosa Garofalo e Laura Spoldi, responsabile per la redazione di testi.

Il pomeriggio si è aperto alle 15 nel Parco e Palazzo Belgiojoso, con il recital itinerante “Quadri manzoniani” a cura della Compagnia Teatrale San Giovanni, che ha condotto gli spettatori in un viaggio teatrale immersivo tra le suggestioni del capolavoro manzoniano.

Alle 18.30 l’appuntamento sarà a Villa Gomes con l’aperitivo letterario dal titolo “Manzoni e la costruzione della lingua italiana contemporanea”, introdotto da Simona Piazza. L’attore Luca Radaelli interpreterà brani di Manzoni e di altri scrittori, accompagnando il dialogo tra Mauro RossettoGianmarco Gaspari (Università dell’Insubria, Como) e Gian Luigi Daccò (storico e museologo).

La serata proseguirà con un’apericena a base di prodotti tipici del territorio e con il recital musicale “La poetica manzoniana nella canzone d’autore italiana”, che vedrà protagonisti Anna Maria Musajo (voce), Giuseppe Blanco (pianoforte) e Giuseppe Lapalorcia (contrabbasso).

Finale della giornata sarà il coinvolgente Murder Party “Chi ha incastrato Giacomo Maria Manzoni?”, gioco di ruolo ideato e condotto dallo scrittore Beppe Roncari, autore della trilogia Engaged (Sperling & Kupfer).