LECCO, LA BANDIERA MARCONI:
“NEL CALCIO SERVONO
PERSONE DEL TERRITORIO”

Lorenzo marconiLECCO – “La ricetta per far rinascere il calcio a Lecco? Più persone legate al territorio”. Lorenzo Marconi, introbiese di 50 anni, con un passato da difensore della Calcio Lecco dai primi anni ’80 agli anni 2000, non usa mezzi termini. La bandiera – 498 presenze in maglia bluceleste – non ha nulla contro i nuovi proprietari di via don Pozzi, anche perché dichiara di non conoscerli, ma il suo piano per tornare a riempire lo stadio e tornare a sognare è semplice. Proprio mercoledì Stefano Galati da Riccione e Carlo Stocco da Schio si sono presentati al Rigamonti-Ceppi come presidente e socio del club.

“Non è un problema solo del Lecco – prosegue l’ex bluceleste -, ma di tutto il calcio, soprattutto a un certo livello. Un buon numero di giocatori e tutte le persone che gravitano intorno alla società dovrebbero provenire dalla città e dall’hinterland”. Sono le basi per riportare il pubblico sugli spalti alla domenica. “L’unico modo sicuro per riempire gli stadi è vincere – prosegue -, però con una squadra creata con giovani lecchesi si può tornare, non dico ad avere tre o quattromila persone allo stadio, ma almeno più di mille sì. Sempre meglio della situazione attuale”. Che arriva a malapena a 600 spettatori, con 154 abbonati.

Non a caso Marconi ricorda i campionati di fine anni ’80, quando i blucelesti, allora in Interregionale, lottarono per le prime posizioni fino al ripescaggio nel 1990. “Lì il Lecco era tornato vincente dopo gli anni del presidentissimo Mario Ceppi – racconta – e quella era una gestione ‘pane e salame’. Ci allenavamo alla sera ed eravamo galvanizzati dalle migliaia di tifosi che ci seguivano sempre e dai giornali che ci dedicavano intere pagine”.

F. L.

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