Stimatissimo Direttore,
mi trovo costretto a chiedere la sua ospitalità per rendere pubblica un’oggettiva e assurda situazione, che questa volta riguarda il servizio sanitario locale, verso il quale c’è purtroppo da chiedersi se quest’ultimo sia al servizio dei pazienti o sia invece a servizio della burocrazia per dissuadere i pazienti bisognosi dal farne uso.
L’occasione mi è data da un fatto avvenuto stamane allo sportello del laboratorio analisi di Bellano dove ho accompagnato un paziente di Esino, ultraottantenne bisognoso di alcuni esami, che è stato respinto perché in possesso di una prescrizione medica su ricetta rossa scritta a mano dove non erano riportati i codici numerici degli esami da effettuare.
Ho voluto accompagnare di persona il paziente e discutere direttamente con l’operatrice dello sportello perché ieri era stato respinto un altro paziente esinese, quasi novantenne, per lo stesso, mi consenta di dirlo, incredibile motivo.
Alla operatrice dello sportello ho fatto presente che, in entrambi i casi, le prescrizioni su ricetta rossa scritta a mano, tra l’altro fatte da due medici diversi, erano conseguenti di due visite domiciliari e quindi ci poteva stare che gli stessi medici non avessero con loro il computer e la stampante e che quindi non fosse riportato automaticamente sulla prescrizione i codici di ogni singolo esame. L’operatrice invece mi ha osservato che il medico gli avrebbe dovuti comunque scrivere a mano, ovviamente dando per scontato che il medico prescrivente si ricordasse tutti i codici numerici, che suppongo siano più di 100, o che avesse con sé anche il prontuario da cui derivarli. Cose, perlomeno per il buon senso, assolutamente assurde. E che i medici non sapessero queste cose?
Alla mia richiesta di conoscere quali disposizioni fissassero questa assurda indicazione, la solerte operatrice mi diceva genericamente che si trattava di disposizioni ministeriali ma non vedevo nessun documento al riguardo affisso in bacheca. Nel frattempo, pensando con un po’ di ingenuità che il sistema sanitario fosse ancora a servizio dei pazienti, rimarcavo che si trattava di due casi di persone ultraottantenni provenienti da Esino, che non è proprio girato l’angolo, ovviamente non automuniti e bisognosi di esami clinici, ma ogni mia osservazione si schiantava contro l’atteggiamento di una persona “più realista del re”. Alla mia successiva richiesta di conferire con un suo superiore mi rispondeva che mi dovevo recare negli uffici di Mandello.
Che dire, se non che siamo nel pieno dell’assurdo, in mezzo a una delle tante concause per le quali poi i pazienti, soprattutto gli anziani, rinunciano alle cure mediche, almeno quelle del servizio sanitario nazionale. Chissà cosa mi avrebbe risposto la solerte operatrice dello sportello se avessi detto che saremmo stati disponibili a pagare le prestazioni. È probabile che si sarebbe superata la mancanza dei codici numerici in ricetta imposta dalla disposizione ministeriale. Tutto sommato, pagando si risolve tutto.
Poi mi faccio qualche domanda un po’ più precisa, che vorrei anche rivolgere a tutti i responsabili di questa assurda questione.
Che la digitalizzazione, anche della sanità sia necessaria e quindi preveda l’introduzione di codici numerici sulle prestazioni per agevolare e automatizzare le varie operazioni è un fatto positivo. Ma la digitalizzazione e l’automatizzazione delle operazioni servono per migliorare un servizio e non per generare più burocrazia. Questo è lo spirito della digitalizzazione. Poi le disposizioni ministeriali, che applicano gli effetti della digitalizzazione sono solo delle procedure che devono agevolare e migliorare l’applicazione delle leggi del servizio sanitario, a partire dall’art.32 della nostra Costituzione, e non peggiorarlo con ulteriori vincoli burocratici. E quando ci sono le procedure, chiamate spesso circolari regionali o ministeriali, le “grammatiche delle fonti” prevedono anche le prassi, ossia quelle modalità applicative delle procedure che si rendono necessarie con l’uso del buonsenso e che non sono previste dalle stesse circolari; sono le cosiddette eccezioni, proprio necessarie per adeguare le circolari a tutte le casistiche. Insomma, ieri e stamattina i due pazienti ultraottantenni non dovevano essere rimandati a casa senza effettuare gli esami, perché il sistema sanitario non ha l’obiettivo di creare loro dei problemi ma di risolverli, e la solerte operatrice doveva, facendo uno sforzo in più, digitare sulla tastiera del suo PC gli esami prescritti, e se avesse dovuto contravvenire a rigide disposizioni ministeriali così ferree, avrebbe potuto chiamare il suo capo e porre la questione sul piano del buon senso, che è un principio previsto in molti articoli del codice civile e risolvere il problema. D’altra parte, questa modalità per superare le assurdità del servizio è già nella prassi di altre operazioni sanitarie; si veda quando gli sportelli per la prenotazione di visite non accettano i termini prescritti, ricorrendo alla direzione sanitaria, quindi a una autorità superiore, si risolve la questione. A Bellano non è successo.
Ma c’è anche da chiedersi se i medici, quelli che compilano queste ricette rosse a mano nelle visite domiciliari, siano informati di questa assurdità e dei respingimenti dei pazienti agli sportelli. Ma l’informazione deve essere trasmessa dai pazienti respinti? È palese che più si va in profondità più si va nell’assurdo.
Poi c’è da chiedersi: siccome abbiamo già pochi medici, spesso oberati da burocrazie assurde, con questi ulteriori aggravamenti burocratici si migliora il servizio sanitario o lo si peggiora? I medici devono curare i pazienti e non si può sovraccaricarli ulteriormente con burocrazie che effettivamente non sono generatrici di alcun valore per il paziente.
Mi viene allora da dire, citando un passo del Vangelo che “il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Questo concetto, pronunciato da Gesù nel Vangelo secondo Marco, sottolinea che le leggi, e nel caso nostro le circolari o disposizioni ministeriali, devono essere al servizio della vita e del benessere umano, non l’opposto. E così la sanità deve essere a servizio dei pazienti, soprattutto dei più fragili e dei più bisognosi a partire dagli anziani e non, con le sue assurde burocrazie, a servizio della dissuasione dei pazienti nel farne uso.
Attendiamo con urgenza misure correttive.
Cordialità
[Lettera firmata]
