ROTA SPERTI ALLA ‘VOLANTE’:
NEL CUORE DI LECCO
I DISEGNI, I LIBRI, LE CREATURE

intervistaLECCO – “Finalmente una libreria a Lecco!”. Luisa Rota Sperti conduce l’intervista che le propongo cominciando così. L’esordio è già segno di una conversazione profondamente provocatoria e ricca di stimoli socio culturali davvero utili, senza retoriche o polemiche. Siamo alla Libreria Volante di Lecco, la piccola e ricca realtà libraria di via Bovara.

Incontriamo una disegnatrice di mondi così sorprendenti da sconfinare nella fiaba, nella leggenda, e per farlo si serve di un linguaggio forte, sincero, spiazzante. Tutto il suo lavoro parte dalla realtà, dall’immagine della natura e della montagna in particolare, per poi essere mosso, condotto in un attraversamento fatto di segni, tracce, linee, che diventano composizioni minuziose e avvolgenti, situazioni improbabili, narrazioni di grafite.

luisa e le sue creatureNon è illustrazione, o meglio non solo. Le sue opere sono di fatto un patrimonio d’arte grafica eccellente; l’illustrazione arriva dopo, dall’incontro con Paola Favero, sua compagna d’avventure intellettuali e montanare. La Favero è una Guardia Forestale graduata, dedita alla narrazione dei boschi, didatta creativa e abile alpinista. I loro progetti uniscono arte ed educazione al cammino, diventando un pretesto per vivere la montagna diversamente, un luogo proponibile e sensoriale per chiunque.

Alla Libreria Volante si possono trovare esposti alcuni suoi disegni fino a gennaio, tratti dai progetti editoriali con la Favero, dal “Mistero dei suoni scomparsi” e “Dalle Cattedrali della Terra ai Sentieri del Cielo“. In più, nella nicchia del corridoio che divide le due sezioni della libreria, alcuni esemplari rappresentativi della collezione dei 250 spaventapasseri, o più romanticamente, “creature”. Quest’ultimi hanno un’origine semplice ed utile.

il 250mo spaventapasseriIl primo fu lo spaventapasseri per il suo orto, ma era talmente inusuale, da colpire i vicini e i passanti. Si trovò così a fabbricarne in numero notevole, e divennero per Luisa lo “svago creativo” dopo le ore passate con la matita in mano. Presto oggetto d’attenzione artistica, furono modelli per la campagna pubblicitaria di Montura e protagonisti scenografici per il Trento Film Festival.

Ed è proprio fra Trento e Belluno, nell’eccelso paesaggio dolomitico, che Luisa ha sempre trovato una terra ispiratrice (dopo le Grigne) e i luoghi dove più prendeva senso la produzione e l’esposizione delle sue opere. Ma Luisa è cittadina del mondo e non mi nasconde il suo amore per l’India, dove arrivò a diciannove anni a bordo di una cinquecento argento (con una colomba della pace disegnata sulla portiera) ed è da sempre attratta dalle terre più sconfinate, dagli altipiani, dai boschi fitti e dalle rocce più nude, dalle distese e dai ghiacci. Crea soggetti che vanno dal mito alla realtà, dalla realtà al mito e a volte è proprio il disegno che la porta a scrivere fiabe.

luisa e libraiaNella chiacchierata cadono come un ritornello alcuni nomi chiave per la sua carriera come Alberto Benigni, Carlo Caccia, Roberto Giordani, Daniele Lira, Marina Gallandra, Reinhold Messner; e dei luoghi, la Galleria Bellinzona, la Fondazione Angelini di Belluno e la Franco Maria Ricci di Milano.

Luisa sottolinea il suo amato lavoro come operatore artistico nell’Unità Psichiatrica dell’Ospedale di Lecco per molti anni, purtroppo sospeso dal primario nella primavera di quest’anno, attività che delinea il profilo umano di un’artista con qualità decisamente rare.

Dalla prossima primavera continuerà i suoi progetti nell’area dolomitica tornando davanti al monte Pelmo e si attende un’ulteriore sorpresa realizzata in compagnia di Paola Favero.

Ma c’è un pensiero centrale in tutto questo. Luisa Rota Sperti non rinuncerebbe mai a disegnare.

Michele Casadio

 

 

 

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