LUOGHI DI CURA COME LUOGHI
DI CULTURA: INCONTRO
ALL’ AIROLDI E MUZZI

tavolo relatori incontro Iram 2LECCO – Una mattinata intensa di ascolto e dialogo nel salone degli Istituti Airoldi e Muzzi di Lecco, dove ha avuto luogo l’incontro “Accanto alla vita, accompagnando al(la) morte, sostenendo la speranza”, dedicato ai familiari degli ospiti, ma che ha visto anche la partecipazione di operatori e volontari dell’Istituto e di persone interessate.

L’ingresso e la permanenza di un anziano, in una Residenza Socio Assistenziale, soprattutto in presenza di patologie gravemente invalidanti, è un momento particolarmente delicato anche per i familiari per questo la dottoressa Magda Fontanella, che svolge la sua attività di consulente etica presso il Nucleo Stati Vegetativi Iram e si occupa in particolare dell’accompagnamento e del sostegno dei familiari degli ospiti del Nucleo, ha spiegato: “Per le persone in stato vegetativo non è il guarire l’obiettivo ma il prendersi cura di loro e di chi li sta accompagnando, familiari e operatori. Anche se a volte il contenuto tecnologico della cura che si presta è basso, ciò che deve essere sempre e comunque elevato è l’impegno umano ed esistenziale verso persone che si trovano in una condizione particolarmente indifesa e bisognosa di attenzioni e cure. L’incontro con questa condizione è prima di tutto un incontro umano ricco di interrogativi, di inquietudine ma anche di stupore”.

Don Tullio Proserpio, dal 2003 Cappellano dell’Istituto Nazionale dei Tumori in un intervento molto applaudito ha accennato a una ricerca di prossima pubblicazione da lui curata che dimostra una volta di più come le buone relazioni e la dimensione spirituale siano parte integrante del processo di cura. L’invito del sacerdote è stato doppio: alla Chiesa perché, come succede in Irlanda, in Canada o Nord America, consideri il servizio nei luoghi di cura come frontiera prima di servizio all’uomo; ai sacerdoti perché imparino a condividere piuttosto che a parlare. Citando un salmo molto caro al Cardinal Martini “Lampada per i miei passi è la tua parola luce sul mio cammino” (Salmo 119), don Proserpio ha ricordato che “di fronte al limite e alle sofferenze umane non bisogna avere la fretta delle risposte, bisogna stare accanto all’altro e camminare insieme un passo alla volta con la lampada della speranza nella relazione che illumina un passo non un chilometro”.

Carlo Mario Mozzanica, pedagogista e membro del Comitato etico interaziendale delle province di Lecco, Como e Sondrio e autore di numerosi libri, tra cui “Prendersi cura di tutta la vita e della vita di tutti”, ha invitato “a operare in modo che l’e-vento, come fatto che produce sofferenza e nuovi bisogni si trasformi in av-vento ovvero sorpresa e apertura di desiderio più profondo; solo così l’av-venimento, qualunque avvenimento, si fa ad-ventura, ovvero annuncio e promessa di futuro”. Mozzanica ha anche ricordato che prendersi cura è il cammino del “fidarsi” (l’uno/a dell’altra/o)  e dell’“affidarsi” (l’uno/a all’altra/o). E ha chiuso il suo intervento ricordando come “oggi proprio nei luoghi della sofferenza e della cura si produce cultura più che nei luoghi deputati a farlo”.

La vicepresidente Rosaria Bonacina che ha coordinato l’incontro, prendendo spunto anche dagli interventi ha chiuso la mattinata impegnandosi affinché incontri di vera formazione così profondi e motivanti possano essere occasione di un ulteriore percorso formativo rivolto  in modo specifico agli  operatori degli Istituti Airoldi e Muzzi.

 

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