MAGNI SULLE SCUOLE PRIVATE.
“NON SIA IL COMUNE METTERNE
DOVE LO STATO RISPARMIA”

magni sandroLECCO – Chi abbia letto i resoconti giornalistici sulla approvazione della nuova convenzione con le scuole dell’infanzia paritarie, si sarà reso conto che mancava il tema di fondo che reggeva la precedente convenzione. Ovvero che le scuole paritarie costano meno allo Stato. Come se allora fosse giusto trasferire ai comuni l’integrazione economica. Come se questo ruolo di supplenza economica fosse un compito dell’ente locale.

Che la facesse direttamente lo Stato la supplenza, se costituzionalmente possibilitato, dovrebbe essere un fatto palese. Almeno alle nostre tasche di lecchesi. Ma gli antesignani furiosi dell’austerità stanno proprio dentro i Comuni. Con i loro Sindaci eletti per svendere il proprio patrimonio e per farsi tagliare risorse dovute dallo Stato.
Solo che in questa tornata non c’era ragione di rimarcare questo problema, perché i facili conti nazionali , sbandierati alla precedente occasione, sembra non tornino più a livello locale, con sezioni statali sempre più affollate e dilatate e sezioni paritarie sempre più piccole e desertificate. E allora i conti (il costo medio per alunno al netto delle spese libere di famiglie non sempre benestanti) non tornano anche se gli insegnanti delle paritarie, fanno più ore e sono pagati di meno. Prima truffa. Paga il Comune e i cittadini lecchesi quello che non paga lo Stato.

Veniamo alla seconda truffa. Direttamente dalle parole della consigliera del PD Clara Fusi:
“Le nostre Scuole materne paritarie e statali sono diffuse su tutto il territorio comunale, e consentono ai bambini di frequentare la comunità del quartiere dove vivono: questo, oltre alla qualità del servizio offerto, è un valore aggiunto per le famiglie della nostra città” (che non vale per le primarie dove invece è la competizione che la fa da regina, vedi i tanti ed eloquenti open day).
Come a dire che laddove ci siano solo scuole paritarie di quartiere quelle statali non potrebbero svolgere alcun ruolo. Realtà chiaramente smentita in tutti i quartieri ove ci sono scuole statali, che hanno più iscritti di quelle paritarie. Si facciano scuole nei quartieri e si vedrà che la libertà di scelta si concretizza a favore delle Statali. Come succede a Lecco-Pescarenico, a San Giovanni, a Lecco- Viale Turati, a Germanedo.
Seconda truffa: ideologica. Che vuole spacciare un presunto senso comune come buon senso amministrativo. Sempre a scapito di quei cittadini che non possono scegliere.

Terza considerazione: sulla improbabile opposizione di sinistra che come la maggioranza e le altre opposizioni di destra ha ben evitato di rendere conto delle centinaia di firme di cittadini, che non coinvolti dal pubblico, si sono espressi a favore della nostra proposta per un contributo in base alle iscrizioni individuali e non forfettario e che escludesse i bambini e le famiglie non lecchesi i cui comuni non si convenzionassero.
Tesi quest’ultima non sostenibile per questa sinistra in ragione del fatto che è una proposta simil leghista? Tesi assolutamente confutabile. Perchè alla cosa non ci ha prestato fede la stessa Lega che si è affrettata a sostenere con il suo voto di opposizione la maggioranza Pd (memore che la nuova convenzione ricopia le sue più vecchie).

Quarta considerazione: l’uso strumentale che si fa dei disabili. La ragione d’essere del loro inserimento serve puramente a rendere possibile la creazioni di sezioni piccole ad hoc. E a perpetuare il sistema.
Se inseriti nelle scuole statali godrebbero di un loro insegnante di sostegno e il Comune di Lecco potrebbe migliorare addirittura il servizio con l’intervento (non sempre necessario) di educatori- assistenti. Intervento da valutare caso per caso. E non necessariamente da generalizzare.

Infine bisogna rispondere alla domanda: perché nonostante la diminuzione di scuole, sezioni e iscritti si è deciso di dare un contributo analogo al precedente e sui tre anni?
Perché il sistema paritarie è in fallimento e rigido. Si vuole coprire il fallimento con un silenzio (paritetico) patetico. La commissione paritaria (fatta da servi volontari nominati) è la foglia di fico di questo silenzio con cui si occulta dietro una finzione di trasparenza, la discussione pubblica.
Tuttavia il tempo è onesto. Questo è solo l’inizio della fine. La realtà non si cancella. C’è solo un problema: che i cittadini lo avvertano e capiscano che è stato un inganno.

Per intanto onore e meriti al presidente della Fism che anche se non ha scritto materialmente la Convenzione (chi lo sa?!) da buon promotore commerciale è riuscito a vendere la fuffa. Fino a che i buoni cittadini avvezzi a farsi tosare non se ne accorgeranno. Quattromilioni e duecentomila euro non sono poca cosa.

Alessandro Magni

 

 

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