METASTASI/BRIVIO IN AULA.
“MI SONO TOLTO UN PESO”
E RACCONTA LA SUA ESPERIENZA

tribunale lecco 10LECCO – “Mi sono tolto un peso. Ho dato il mio contributo e ora lasciamo che la giustizia faccia il suo corso”. Con questo commento il sindaco Brivio ha lasciato il tribunale di Lecco dopo la sue deposizione nel processo “Metastasi“.

Virginio Brivio ha testimoniato quest’oggi in aula, convocato dal Pubblico Ministero Bruna Albertini, per chiarire la sua posizione all’interno della vicenda Lido di Parè. Appalto per la spiaggia di Valmadrera considerato centrale nelle indagini antimafia e nei tre processi scaturiti. Presenti tutti gli imputati, ad ascoltare la deposizione del sindaco anche il presidente del consiglio comunale Alfredo Marelli, i consiglieri comunali Antonio Pattarini e Viviana Parisi (PD), Alberto Invernizzi e Giorgio Gualzetti (ApL) e Richard Martini (NCD)

Prima del sindaco del capoluogo al banco dei testimoni si sono presentati Claudio Bongarzone ed Ernesto Palermo -coimputati di reato connesso e già condannati per rito abbreviato- oltre ad Alessio Ghislanzoni -coinvolto nel processo bis ancora da inaugurare- i quali si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Alle 10.15 il presidente Enrico Manzi, con a latere i giudici Maria Chiara Arrighi e Salvatore Catalano concede la parola al sindaco Brivio che per circa un’ora e un quarto risponderà in tranquillità al Pubblico Ministero ed agli avvocati Marcello Perillo ed Enrico Giarda, mantenendo la linea delle dichiarazioni già rilasciate in questi mesi.

metastasi brivio tribunale 3

Brivio entrò nella vicenda Paré nel luglio 2011 quando Marco Rusconi, allora sindaco di Valmadrera, ora imputato nel processo, lo contattò preoccupato per delle lungaggini riguardanti proprio la concessione del lido. Dalla prefettura infatti non arrivava il via libera. “Era ormai estate e il lido sarebbe dovuto essere funzionante perciò consigliai a Rusconi di sollecitare di persona gli uffici della Prefettura. All’epoca incontravo spesso il prefetto Valentini per procedure della mia amministrazione, e in uno di questi incontri chiesi di Valmadrera. Seppi così dell’informativa atipica, ma nulla mi venne detto sul contenuto della stessa“. La sola presenza di un’informativa di tale specie fu sufficiente a Brivio per consigliare a Rusconi la revoca dell’appalto.
Citando il prefetto Valentini Brivio sottolinea anche di non ricordare incontri col capo di Gabinetto Simeone in tal senso.

Quando ormai fu chiaro che il comune di Valmadrera stava indirizzandosi verso la revoca della concessione Virginio Brivio incontrò Antonello Redaelli, altro imputato. Secondo quanto affermato dal sindaco di Lecco, Redaelli avrebbe cercato Brivio per vie informali piuttosto che rivolgersi alla segreteria di palazzo Bovara, dove poi il sindaco decise di riceverlo. Entrambi di Valmadrera, Redaelli si presentò come socio della Lido di Paré srl e lamentò di aver iniziato i lavori al lido con l’autorizzazione del Comune, investendo anche una cifra considerevole, “circa 200.000 euro”, ma si mostrò preoccupato per i danni che avrebbe subito se l’appalto fosse stato revocato. “Lo congedai dicendo che avrei cercato di capire il problema ma ricordai anche che la questione riguardava un comune diverso dal mio. Non mi posi mai come mediatore tra le parti, e parlando con Rusconi tentavo di evitare al comune di Valmadrera una causa”, quella che i soci della Lido avrebbero avuto intenzione di intentare.

rusconi e palermoIl Pubblico Ministero ha cercato di fare luce anche sui rapporti tra il sindaco Brivio ed Ernesto Palermo, consigliere eletto con il Partito democratico e successivamente passato al gruppo misto. Il sindaco ricorda di aver fatto la sua conoscenza durante il mandato da presidente della Provincia, quando era vicino all’Udeur. Da consigliere comunale Palermo non seguiva la vita del gruppo e apparve spesso impreparato, tanto da costringere il sindaco a lunghe e ripetute delucidazioni prima dei consigli comunali. Per quanto riguarda la vicenda valmadrerese invece Palermo sembra meglio informato: “Palermo iniziò a chiedermi informazioni su Paré dopo che ne parlai con Rusconi. Voleva sapere quando la Prefettura avrebbe preso una decisione, e si fece sempre più insistente. Rispondevo che era questione di tempistiche degli uffici, burocrazia, tempi complessi. Lasciava intendere che sapeva anche più di quanto sostenesse”.

Palermo faceva riferimento al Sindaco per ogni cosa, sembrava convinto che il ruolo di consigliere lo potesse facilitare per ottenere il trasferimento della cattedra” ammette Brivio, e per quanto riguarda il contenuto di alcune intercettazioni impugnate dal Pm Albertini “Più volte tentai di spiegare a Palermo la differenza tra una informativa atipica e una informativa interditiva, almeno cinque o sei. Ecco il motivo di quelle conversazioni”.

Il Pm ha voluto che il sindaco chiarisse, dal suo punto di vista, eventuali sospetti sui rapporti che sarebbero intercorsi tra Palermo e la famiglia Coco Trovato. “Posso dire che Palermo conoscesse di persona i Trovato come tanti altri lecchesi, magari di origine calabrese, ma solo nel 2012, quando mi illustrò nel dettaglio tutta una serie di legami famigliari, ebbi modo di credere che i loro rapporti fossero più intensi del normale”.

 

Cesare Canepari

 

 

 

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