SOCIALE, LA VOCE FUORI DAL CORO. TREZZI: “IL TEATRO È UNA MESSINSCENA”

Cara Lecco News,
bellissimo! Finalmente ieri ha riaperto il Teatro della Società – dopo otto anni di date a caso, rimandi, annunci e piccole scoperte.

– Otto anni è un tempo indecente per una Comunità com’è Lecco – ma ce ne son voluti ben 3 per il piccolo cavalcavia da 44 metri ad Annone fondamentale per la viabilità quotidiana della ricca Brianza e chissà cosa ce ne vorranno a questo punto per l’Asilo alla Bonacina pur di soli 30 posti – alla fine comunque anche per inerzia pure le cose infinite vengono finite.

 

– Oggi più per ragioni elettorali che di reale valore – ben oltre il senso della misura – siamo quotidianamente invasi da dichiarazioni politiche, comunali, dentro editoriali, newsletter del Sindaco, comunicati, post social, ripetute foto di dettagli architettonici e pure di sanitari in ceramica, manco fossero del Giudizio universale restaurato, o del tempio di Gerusalemme e non solo qualche pur graziosa greca ottocentesca e semplici lavandini.

 

– Una fomentata necessità di esaltare il tutto per qualche voto trasformando l’apertura del Teatro della Società al pari di quello della Fenice dopo l’incendio, della Scala dopo i bombardamenti

 

– Una classe politica che ci vuole perennemente complici plaudenti di quel provincialismo che trasforma l’ordinario in straordinario, il normale dovere amministrativo di cura dei Beni pubblici in novelli Augusto.

 

– Poi (magari) il quotidiano è buttare addosso agli stessi cittadini l’aumento dell’Irpef, della mensa scolastica, i parcheggi più cari, una mobilità che invece è traffico aggiuntivo addosso a chi deve usare l’auto e una quantità enorme di soldi pubblici sperperati (le tasche non sono le loro ma di ognuno di noi).

– Il “nuovo” Teatro della Società così diventa (è) una messinscena.

 

Esaltarlo dicendo che è il Cuore della cultura della Città lascia emergere – senza nemmeno avere l’onestà di esplicitarlo – che non abbiamo avuto Cultura in questi otto anni, cosa palesemente non vera; è far emergere che un Teatro da 400 posti che è sempre stato della borghesia, illuminata o impellicciata, che infatti non è andata negli altri in città in questi anni e manco ha dato i soldi nella raccolta fondi, sia l’elemento caratterizzante e indispensabile per una città vivace, frizzante, viva. Suvvia.

 

– Se poi col traffico quotidiano peggiorato da questa Amministrazione si fa fatica pure a raggiungerlo il teatro…

 

va in scena la commedia del ridicolo…

 

Paolo Trezzi
Lecco

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