OPERATA AI PIEDI PIATTI,
A 13 ANNI È MEDAGLIA D’ORO
NEL PATTINAGGIO FREESTYLE

LECCO – Tenacia e determinazione sono tratti distintivi di G., una 13enne operata poiché portatrice di piedi piatti bilateralmente (ovvero ad entrambi i piedi) che, dopo un periodo di riabilitazione, ha recentemente vinto due medaglie d’oro al campionato nazionale assoluto di pattinaggio freestyle, tenutosi a Riccione.

L’intervento è stato portato a termine con successo al G.B. Mangioni Hospital di Lecco, struttura pspedaliera Polispecialistica di GVM Care & Research accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, dall’équipe di Ortopedia e Traumatologia. “Siamo intervenuti con un approccio mininvasivo – spiega il dottor Tiziano Villa, specializzato in particolare nella chirurgia protesico-ricostruttiva di anca, ginocchio e spalla e responsabile dell’U.O di Ortopedia, che ha operato la giovane sportiva – posizionando una vite di stimolazione interferenziale e un ritensionamento delle strutture tendinee che ha consentito un rientro alla normale deambulazione in tempi rapidi. Inoltre il decorso post operatorio è stato ottimale, senza complicanze e dolore”.

“Conoscevamo già la problematica, sia il nonno che io ne abbiamo sofferto – racconta il papà della 13enne –. Abbiamo notato i piedi piatti di G. e, in seguito alla visita specialistica e alle radiografie, il dottor Villa ci ha suggerito di intervenire chirurgicamente per evitare il peggioramento della condizione. Le titubanze iniziali di G. si sono dissolte dopo una chiacchierata con il dottore, che le ha spiegato che un plantare non avrebbe risolto il problema; così abbiamo dato piena fiducia alle sue indicazioni. Mai soddisfazione fu più grande di vedere mia figlia sul podio ricevere le medaglie e cantare l’inno italiano. Ringrazio di cuore l’équipe dei medici, una parte del merito di questo importante traguardo è anche loro”.

Il piede piatto èun dismorfismo che riguarda circa il 4% dei bambini in età pediatrica. Non presenta una sintomatologia dolorosa ma, se non curato, altera il movimento armonico del passo portando a deformità delle articolazioni: le complicanze del piede piatto nascono quindi dalla compromissione della meccanica a livello articolare e il dolore che ne deriva dipende da deformità secondarie, specialmente di alluce e ginocchio che tendono al valgismo per compensare la posizione di equilibrio del piede.

“Il primo approccio a questa patologia, salvo deformità del piede documentate attraverso radiografia – commenta il dottor Villa –, è quasi sempre conservativo. Si cerca di ricorrere in primis alla fisioterapia, alla ginnastica specifica, oppure a utilizzare ortortesi come i plantari, per cercare di compensare questo difetto. Se queste terapie non dovessero dare i risultati sperati allora subentra un’eventuale indicazione chirurgica”.

L’intervento viene eseguito solitamente tra i 9 e i 14 anni. L’approccio mininvasivo consente di intervenire attraverso incisioni chirurgiche molto piccole e di avere un decorso post operatorio rapido. Il paziente operato di piedi piatti viene solitamente dimesso dopo solo una notte e viene messo in piedi già dal giorno seguente l’intervento, senza caricare tuttavia l’arto operato per circa 25gg, permettendo la deambulazione mediante le stampelle.

“Soprattutto quando si trattano pazienti giovanissimi, la comunicazione con loro è estremamente importante per far sì che la procedura venga accettata volentieri. Così i ragazzi percepiscono che non avranno grandi cicatrici e risolveranno la problematica in breve tempo. I giovani pazienti sono sempre molto motivati, perché quando si accorgono che qualcosa non va vogliono risolverla, specialmente in ambiti sportivi agonistici – racconta il dottor Villa –. Spesso la patologia è bilaterale: entrambi i piedi sono quindi affetti da dismorfismo. Si possono operare entrambi i piedi in contemporanea, ma questa soluzione prevede l’utilizzo della sedia a rotelle per il recupero, scelta mal tollerata. Il recupero è più veloce però le limitazioni che ne derivano sono decisamente più significative. Per la 13enne siamo intervenuti sui piedi in due momenti distinti, a distanza di 45 giorni uno dall’altro. In questo modo la ragazza è stata in grado di continuare la sua vita quotidiana, andare a scuola e vedere gli amici: una situazione facilmente gestibile grazie all’uso delle stampelle”.

L’intervento ha un tasso di successo molto alto (oltre il 90%), ma è fondamentale selezionare correttamente il paziente candidabile alla procedura, escludendo deformità troppo gravi che richiederebbero un approccio più invasivo.

Inoltre, come spiegato dal dottor Villa, l’aspetto comunicativo con il paziente e con la famiglia giocano un ruolo fondamentale per il successo dell’intervento chirurgico: in primis una comunicazione semplice, chiara ed efficace aiuta a far comprendere meglio la natura della patologia e il trattamento individuato come il più adatto al singolo caso; inoltre supporta la fiducia che si deve creare con lo staff medico che a sua volta costituisce un elemento cardine per l’aderenza terapeutica, ovvero l’attenzione del paziente e dei familiari a seguire terapie e indicazioni per il decorso post operatorio e la riabilitazione, fondamentale per una ripresa funzionale.

A 45 giorni dall’intervento al secondo piede, G. ha potuto riprendere la sua attività sportiva e dopo meno di un anno dall’operazione, ha dato prova delle sue capacità conquistando due ori a livello nazionale nel pattinaggio freestyle.

 

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