PORTONE, SINDACI IN VISITA
AL “GIOIELLO” FORTIFICATO

PORTONE CHIESABELLANO – I sindaci di Perledo Carlo Signorelli e quello di Bellano Roberto Santalucia, assieme ad altri amministratori e a un gruppo di appassionati locali, si sono recati a Portone per valutare la situazione della chiesa e delle tombinature stradali. Per queste ultime i sindaci si sono impegnati a valutare un preventivo di incanalamento delle acque meteoriche che, allo stato attuale, stanno danneggiando le fondamenta della struttura. Per l’auspicato intervento di restauro della storica chiesa i sindaci interverranno presso la Curia e la Soprintendenza ai beni culturali al fine di favorire un finanziamento per restaurare questa preziosa struttura.

La località Portone è situata sulla SP62 tra Bellano e Taceno; il nome trae origine da una porta fortificata ancora esistente che, nei secoli passati, sbarrava l’accesso alla riviera orientale del Lario. Portone è situato sulla linea del confine comunale tra Bellano e Perledo sul cui territorio sorge la famosa chiesa. La fortificazione di Portone viene accreditata dagli storici di probabile origine in epoca romana.

NOTE STORICHE SULLA PORTA FORTIFICATA DI PORTONE
(modif. da: Distretti culturale Valsassina, http://www.valsassinacultura.it)

Nella stretta valle che da Bellano porta nella Valsassina è situata la località Portone, il cui nome trae origine da una porta fortificata (vedi foto) che, in quel luogo, nei secoli passati, sbarrava l’accesso alla riviera orientale del Lario. Portone è sul confine comunale di Bellano e Perledo ed è situato sulla SP62 Bellano-Taceno. La linea di confine tra i due comuni è costituito dalla strada che transita sotto la famosa porta, mentre la chiesa è situata sul territorio comunale di Perledo anche se appartenente alla parrocchia di Bellano (in passato dipendeva da quella di Gittana).

            La fortificazione di Portone, nell’ambito del sistema fortificato del Lario e della Valsassina, serviva a bloccare sia la via valsassinese che quella che conduce nella Valle dell’Esino. Per la rete di avvistamento essa vedeva le torri di Taceno e di Sommo Incino, oltre che quelle di Assogno, di Inesio e di Bagnala. Per questa fortificazione di Portone viene accreditata dagli storici una probabile origine in epoca romana. Tuttavia le testimonianze scritte che la riguardano sono molto più tarde. Paride Cattaneo Della Torre, nella sua descrizione della Valsassina, del 1571, così ce la descrive: «Poco lontano dalla suddetta terra (Parlasco) si ritrova una valle detta del Portone, da una gran porta anticamente ivi edificata. Questa fino al presente giorno si vede et chiude la via, sopra un alta et scoscesa valle, non potendosi per gli alti precipitj da niun altra parte passare. Di sopra il detto Portone vi sono ancora le vestigia di un alta Roccha, la qual era edificata alla guardia di questo passo, cosa che fin hora mirabile a risguardanti pare».

            Significativo e testimoniato fu il ruolo giocato dalla fortificazione di Portone nel corso della trentennale guerra tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia (dal 1426 al 1454, anno della pace di Lodi) che occupava la Valsassina ed effettuava continue scorribande sulla Riviera orientale del Lario. In una supplica del marzo 1466, la comunità di Bellano rammentava a Bianca Maria Sforza che suo padre Filippo Maria Visconti, avendo compreso l’importanza della difesa del Ducato in quel punto (Portone), aveva ordinato di costruire un portone in pietra e malta per chiudere l’entrata dalla Valsassina. Più volte l’esercito veneziano aveva tentato di forzare la difesa di quella fortificazione, senza però riuscire. Tuttavia nel 1451 avvenne un fatto doloroso per Bellano, che fu occasione per i soldati veneziani per poter distruggere il portone. Francesco Sforza (il defunto marito di Bianca Maria) informato dell’accaduto, fece rifare subito, sia pure con legname, sia il portone che una fortificazione attorno al borgo. Allora (1466) purtroppo il legname era marcito ed anche il consigliere ducale Tommaso da Rieti che si era recato sul posto aveva potuto constatare di persona che l’opera doveva essere rifatta per la sicurezza del Ducato. Nella supplica in parola perciò gli uomini di Bellano chiedono di poter ricostruire il tutto con pietre e malta e per le spese che saranno costretti ad affrontare, chiedono di essere esentati per dieci anni dal censo che pagano annualmente e che assomma a lire 132.

            Ecco il testo della supplica dei bellanesi a Bianca Maria Visconti Sforza del marzo 1466, nella trascrizione effettuata da Gianpiero Buzzi e Vittorio Longhi, dall’originale conservato nell’Archivio di Stato di Milano. «Illustrissima et Excellentissima Domina. A li vostri fidelissimi Servitori, comune et homeni de la Vostra terra de Bellano de la Riviera, del Ducato di Milano pare suo debito avvisare Vostre Excellentia de le cosse utile et necessarie per conservatione del stato suo et de suoi sudditi di quelle parti et offerisse a le cosse a loro possibile.

            Il Portone era ancora attivo nei primi decenni del 1600. Nel 1635, in occasione della guerra tra la Francia e la Spagna, lo storico valsassinese Arrigoni riferisce di un episodio che lo riguarda: (la Francia) «aveva mandato con potente esercito il duca di Rohano ad occupar la Valtellina. Spagnoli e Milanesi dal Forte di Fuentes si mossero contro lui, ma a San Martino di Morbegno toccarono essi una sanguinosa sconfitta. Fuggendo per le valli del Bitto e di Varrone discesero a Premana. Corsa voce nella Valsassina che i Francesi avessero occupato Premana, onde ovunque suonossi campana a stormo, e, prese alla rinfusa le armi, si corse al difendevol luogo del Portone per dove temevasi potesse entrare nella valle il nerbo delle forze nemiche. Ma come si seppe la verità del fatto, quelle turbe raunaticcie ritornarono a casa». Il successivo consolidarsi del dominio spagnolo ed il progresso delle tecniche militari, rese obsolete ed abbandonate alla rovina le antiche fortificazioni come il Portone.

            Nel suggestivo ambiente naturale e paesaggistico della località di Portone, ben si inserisce il piccolo oratorio della Beata Vergine Maria della Visitazione. L’origine di questo oratorio montano è documentata negli Atti della visita pastorale del cardinale Benedetto Odescalchi (1722). Il prelato giunse a Portone la domenica 28 giugno 1722, proveniente da Cortenova, al termine della visita alla Valsassina e diretto, per gli aspri sentieri, alla pieve di Perledo. Dal punto di vista artistico l’oratorio di Portone si caratterizza per un discreto gruppo di dipinti del Seicento. La pala dell’altare raffigurante la Madonna col Bambino e Sant’Antonio da Padova, a parere di Simonetta Coppa (nel libro Luigi Reali in Valsassina (1643-1660). Ricerche e restauri), risulta «fedelmente copiata (se si eccettua per l’interpolazione della figura del santo) da un originale di Francesco Cairo noto in due versioni». Altra tela raffigurante una Adorazione dei Magi, secondo lo Spiriti (in Dizionario della Chiesa Ambosiana, volume IV) «per più aspetti risulta vicina a quella dipinta nel 1609 da Giovanbattista Secchi per San Pietro in Gessate in Milano». Di più rilevante interesse per la storia locale sono invece un gruppo di tele di argomento mariano, opere firmate da Giovanbattista Fumeo, 1676. La presenza di questo artista, nativo del vicino Regoledo di Perledo, era già stata testimoniata dallo storico valsassinese Arrigoni.

Pubblicato in: Cultura, Valsassina, Lago, News

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