PROVINCIA, CENTROSINISTRA TRA CACCIA AI GIUDA E COLPE DI ANTONIO…

Anche nel centrosinistra l’analisi del voto delle provinciali continua, implacabile. Se è vero che nella fascia dei Comuni più piccoli qualche voto è stato recuperato grazie a una quinta colonna nel centrodestra, mancano tuttavia un po’ di consensi per Vergani laddove li si dava per certi.
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La spericolata manovra di Antonio Rusconi da Valmadrera si è rivelata tanto maldestra quanto infruttuosa. Abbandonare senza battere ciglio il rapporto che i Civici avevano costruito con una parte del centrodestra, e che ha portato lo stesso Rusconi alla presidenza della Comunità Montana del Lario Orientale contro il volere del PD, ha anzitutto determinato lo sbriciolamento del gruppo. Sbatte la porta Mauro Fumagalli con Corrado Valsecchi, troppo intelligenti per cadere nella trappola che si apparecchiava tra il Senatore e Gattinoni in vista delle elezioni lecchesi. Furioso Giovanni Montanelli di Galbiate, usato come finta candidatura poi scartata dal PD. Perplesso Mauro Artusi di Primaluna, che si è visto proporre un Vergani senza capire quale fosse la convenienza ad abbandonare la Hofmann. In fuga Federico Airoldi di Brivio, che non ama essere chiamato da Valmadrera solo alla bisogna.
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Per non dire delle dichiarazioni nette di Dante De Capitani, che non ha usato parole equivocabili per bollare la strana alleanza tra Fragomeli e Rusconi, dopo aver vissuto minuto per minuto la battaglia per la CMLO. E già ieri girava un messaggino-ino-ino del presidente ai suoi in Comunità, con una poco credibile disponibilità a mollare la poltroncina dell’ente montano. Alla quale nessuno darà seguito – come probabilmente altrettanto mancheranno le attese pacche sulle spalle all’insegna del “Ma no, Antonio, vai avanti che sei bravissimo“.

Sembra quindi, quella dei Civici, un’esperienza conclusa per colpa dell’ambizione mal riposta di pochi. Una fine alla quale si aggiungono una serie di anticorpi che Rusconi ha sviluppato tra gli amministratori del territorio: si dice che gli si imputino un mix di insofferenza per i modi professorali, sempre gli stessi aneddoti aventi un solo protagonista (lui medesimo), i toni ambigui e mai netti nel condurre le operazioni politiche, la dissimulazione per le vere intenzioni secondo cui non si candida mai a nulla ma occupa sempre posti. Ecco così quella sindaca PD che non può sentirne nemmeno il nome, quella vicesindaca che non l’ha mai amato, quel consigliere che si è sentito tirare per la giacca senza capire a che titolo, quell’altra consigliera che ora non lo vorrebbe neppure più in Comunità Montana. Non hanno giovato, a questo proposito, i messaggi che sponsorizzavano Vergani, le pizzate imbarazzate dove lo presentava, le telefonate insistenti con ragionamenti dorotei.

Ed ecco così, facilmente rintracciabili quelli che Vergani non l’hanno votato, in parte perché poco convinti di Vergani, in parte perché molto convinti del proprio giudizio su Rusconi.

A questo si aggiunga un PD che ha via via capito la difficoltà della sfida con la Hofmann, un defilarsi il cui termometro più sensibile è stato il consigliere regionale Fragomeli, sempre meno determinato nell’associare il proprio nome al destino di Vergani, fino al giorno del voto che lo ha visto presente in sala Ticozzi sì e no un paio di orette. Un PD la cui debacle ancora una volta indossa il volto del povero Passoni di Olginate (“é il nostro talismano discalculo” dicevano perfidamente nel campo della Hofmann) e parla con le parole stizzite di Manuel Tropescovino che ha sentenziato una nuova legge universale della politica: vince chi porta i suoi elettori a votare. Chapeu per tanto acume, forse anche lui va messo nella bacheca dei talismani della destra.

É dunque questa la terza sconfitta filata alla provinciali per il centrosinistra, schieramento che peraltro, sulla carta, parte ampiamente vantaggiato ma riesce puntualmente a smarrirsi per strada.
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Questa volta si è perso anche, e nonostante, la compagnia dei Civici, o almeno di un loro pezzetto. E forse decretando l’uscita di scena definitiva di Antonio Rusconi, che – per dirla con Bettino Craxi – credendosi ancora volpe é finito dritto in pellicceria.

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