QUIRINALE, E’ NAPOLITANO-BIS
NEL PD LECCHESE SCONFORTO
E (POCHE) SPERANZE

PD A PEZZILECCO – L’onda lunga delle polemiche e delle analisi sull’autodisfacimento del Partito Democratico, uscito “vincente a metà” dalle elezioni ma imploso al momento della scelta del capo dello Stato, arriva anche a Lecco. Difficile reggere al vero e proprio KO subito a Roma, le reazioni arrivano subito e sono amare e in qualche caso disperate.

TENTORI E FRAGOMELIChi c’era (Veronica Tentori) parla oggi di “persone disoneste e per questo gesto ignobile che solo degli irresponsabili possono aver messo in atto con una viltà inimmaginabile” riferendosi a chi nel PD, “dopo l’approvazione all’unanimità di Prodi nell’assemblea dei grandi elettori del PD, ha programmato scientificamente di utilizzare l’elezione del Presidente della Repubblica per regolare conti interni al partito“.
Senza giri di parole anche l’altro parlamentare lecchese del PD Gianmario Fragomeli che difende la scelta di Napolitano ma non si nasconde la situazione ritica dei Democratici: “Mi sembra che si stia esagerando: ho saputo che dovevo votare la Boldrini alle 8.27 di mattina (mezz’ora prima di entrare in aula) e l’ho votata, ho votato Prodi come da nostra votazione sempre condivisa con Sel, abbiamo chiesto ai grillini di scegliere assieme una candidatura per la presidenza della Repubblica da settimane e loro non ci hanno dato udienza! Ci dicono che votano solo loro candidati (le Quirinarie) ma quanti elettori sono stati consultati? E poi ve lo mettete in testa che da ieri il PD è in frantumi e moltissimi non avrebbero votato Rodotà, pertanto la somma dei ns. voti più quelli di SEL e grillini non facevano 504! In ultimo, questo demonizzare la figura di Napolitano mi sembra veramente eccessivo, visto che ha dato la disponibilità solo uscire dall’empasse e mettere tutti davanti alle proprie responsabilità! Fuori da Montecitorio c’è un paese in crisi che aspetta risposte altro che le girandole!!“.

Altri (come Agnese Mascellani) abbandonano le proprie cariche – in questo caso la presidenza dell’’assemblea provinciale del partito e il ruolo nella direzione provinciale. Parlando di “fatica nel guadagnare il consenso dei cittadini spesso premiata dagli elettori, ma sistematicamente vanificata da dirigenti nazionali inadeguati a rispondere alle legittime attese della base elettorale. Ieri, con la pugnalata alle spalle al primo fondatore del PD Romano Prodi, si è toccato il fondo e la misura è colma“.

rusconiAntonio Rusconi commenta in chiaroscuro gli eventi: “Il reincarico alla Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano, a cui va la mia personale gratitudine per il lavoro svolto in favore del Paese in questi anni e per la grave responsabilità che si assume oggi, conclude nel migliore dei modi le tristi vicende di questi giorni per l’elezione alla Presidenza, ma non può farci dimenticare lo sconcerto che hanno provocato nel Paese, nei cittadini e in tanti nostri elettori le scelte e i comportamenti dei grandi elettori del Partito Democratico“.

Purtroppo non posso nascondere il mio sconforto per lo spettacolo che la politica, tutta, ci ha offerto in questi ultimi tempi” scrive il renziano Rocco Cardamone, uscito dal PD a seguito delle primarie.

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Anche la base dei Democratici è scioccata. Sulla pagina Facebook del PD lecchese e in quelle dei dirigenti del partito si scatenano le reazioni degli elettori; eccone una scelta:

L’opinione pubblica (e io che voto da anni a sinistra) vuole RODOTA’, e certamente non un vecchio politicante come PRODI e compagnia bella. Fatevi un giro nelle piazze dove vive la gente reale… dopo la bella pensata di BERSANI (abbracciato ieri ad ALFANO, disgustoso) il PD se lo scorda il mio voto alle prossime elezioni, e ne perderà tanti altri. Peccato

Complimenti al PD ed la suo “finale di partito”. Ci avete regalato di nuovo un settennato di lacrime e sangue, il ritorno di Berlusconi e la gestione dell’opposizione e della piazza a Grillo, mentre a livello locale “cercate solidarietà”, invece di offrirla, progettarla e costruirla. Semplicemente ridicoli, patetici e vuoti. Non rappresentate che voi stessi e gli interessi particolaristici della vostra sempre più ristretta cerchia di “familisti amorali”.

Vergogna, perderete tanti di quei voti…… vergogna, TUTTO IL DISGUSTO DIUN VOSTRO STORICO, MA ORMAI EX, ELETTORE, E COME ME, FARANNO TANTI ALTRI, E LO SAPETE. VERGOGNA.

Sono iscritto al PD dal 2001, e dopo il desolante spettacolo di ieri, vada come vada, non rinnoverò la tessera. Basta assegni in bianco, basta conquesto gruppo dirigente. Basta, è lo stesso da 20 anni. Possibile che dobbiamo credere che all’interno del partito non ci sia davvero nessun altro, nessun giovane? Non dico Renzi eh, ma un Civati, santa paletta, uno Scalfarotto. Invece siamo rimasti a Marini, Bindi, Fassina. Nei paesi “normali” la squadra dirigente che perde le elezioni si dimette, civilmente, senza gridare al complotto. E lascia spazio a persone e idee presumibilmente più vicine all’umore del paese. Perchè perdere le elezioni (e in questo caso elezioni che si dovevano vincere a mani basse anche per manifesta inferiorità) è la massima, inappellabile sconfitta. Voler restare al proprio posto e finire, a conti fatti, a fare un accordo col PDL vuol dire essere TOTALMENTE scollati dalla base. Totalmente.

Torniamo a Veronica Tentori; ecco la sua lunga riflessione di ritorno dalla “Caporetto” romana del Partito Democratico, affidata al profilo della giovane parlamentare su Facebook:

Ora che sono tornata a casa, provo a riordinare le idee su quanto successo in questi giorni e a condividere con tutti voi alcuni pensieri.

Voglio partire dalla fine, dall’elezione di Giorgio Napolitano, che si è messo nuovamente al servizio del Paese e delle istituzioni per permettere a tutti noi di provare ad uscire da una situazione divenuta insostenibile. Lunedì nella seduta di insediamento ascolterò e applaudirò il nostro Presidente della Repubblica, rappresentante dell’unità nazionale e punto fermo da cui ripartire per dare un governo al Paese. Capisco l’amarezza e la delusione di tanti, mi ci metto anch’io. La politica avrebbe dovuto dimostrare di essere all’altezza del momento storico che abbiamo di fronte interpretando il bisogno di cambiamento emerso dalle elezioni di febbraio. E’ però evidente che, data la situazione che si era creata, la riconferma di Napolitano era l’unica soluzione possibile.

Quanto accaduto nei giorni scorsi ve l’ho raccontato pubblicamente qui. Dopo aver palesato la mia contrarietà alla strada proposta dal mio partito con la candidatura di Marini, che ritenevo sbagliata per il Paese, ho votato insieme a tanti altri Stefano Rodotà, una figura di alto profilo che poteva aprire un dialogo con chi lo ha proposto. In seguito non abbiamo abbandonato Rodotà, ma semplicemente cercato la figura giusta, di garanzia per gli italiani, che avrebbe consentito questo dialogo e che avesse i 505 voti per essere eletta.

Abbiamo proposto quindi Romano Prodi. Un uomo di indubbio spessore che sarebbe stato un ottimo Presidente e con il quale si sarebbe potuta trovare condivisione in Parlamento. Così non è stato e non solo perchè il M5S ha continuato a sostenere il proprio candidato senza ragionare con nessuno, ottenendo di fatto il contrario del cambiamento tanto proclamato. E’ successo che, dopo l’approvazione all’unanimità di Prodi nell’assemblea dei grandi elettori del PD, qualcuno ha programmato scientificamente di utilizzare l’elezione del Presidente della Repubblica per regolare conti interni al partito. Voglio chiedere scusa a Romano Prodi e a tutti gli italiani per queste persone disoneste e per questo gesto ignobile che solo degli irresponsabili possono aver messo in atto con una viltà inimmaginabile. Vorrei fosse chiaro che questo atto vergognoso non è da imputarsi ai giovani eletti dalle primarie, come qualcuno vuol far credere.

Il punto vero è che qui, in questa situazione, in questo modo, non ci dovevamo proprio arrivare. Gli errori sono stati tanti, di sintesi e di direzione, di una classe dirigente che è ora che lasci posto ad altri. Sono errori che ci trasciniamo da tanto tempo e avremo – questo a breve fortunatamente – i luoghi giusti per parlarne, confrontarci anche aspramente e prendere le decisioni conseguenti.

Infine penso che ora sia indispensabile recuperare l’equilibrio e il senso della misura. Sono gravissimi i termini usati da Grillo, che grida al colpo di stato e lancia la marcia su Roma dopo l’elezione di Giorgio Napolitano, svoltasi secondo le regole democratiche sancite dalla nostra Costituzione. Ed è inaccettabile l’atteggiamento dei suoi deputati, rappresentanti delle Istituzioni, che non condannano nemmeno queste esternazioni.

Insomma sono stati giorni difficili e sofferti, che mi lasciano l’amaro in bocca.

Intanto torno a vivere il mio territorio in una delle sue manifestazioni più belle e partecipate, la marcia della pace Bevera-Lecco. Ci vediamo lì.

 

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