REPERTI DELL’ISOLA DEI CIPRESSI: SONO DELLO STATO, SI SPERA UN FUTURO LÌ

PUSIANO (CO) – Un patrimonio di oltre 150 reperti, molti dei quali risalenti al Paleolitico, riemerge al centro di una vicenda giudiziaria che ha coinvolto Soprintendenza, carabinieri e Procura. È il tesoro archeologico custodito per anni sull’Isola dei Cipressi, a Pusiano, dove il proprietario Gerolamo Gavazzi lo aveva raccolto, catalogato e messo a disposizione delle scuole attraverso un percorso museale.

Gavazzi aveva acquisito i reperti in momenti diversi, organizzandoli in teche e rendendoli fruibili agli studenti in visita sull’isola. Già nel 2017 aveva contattato due volte la Soprintendenza per chiedere indicazioni sulla corretta gestione della collezione e per segnalare ufficialmente la sua esistenza. Nessuna risposta era arrivata.

Solo nel 2024, dopo un sopralluogo, la Soprintendenza aveva attivato i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che avevano proceduto al sequestro dell’intero materiale.

Il fascicolo è ora approdato davanti al Gup Walter Lietti. Accogliendo la richiesta del pm Alessandra Bellù, il giudice ha stabilito che il possesso dei reperti non costituiva reato, soprattutto alla luce delle ripetute comunicazioni inviate da Gavazzi alla Soprintendenza.

Archiviato il procedimento, restava da decidere il destino dei beni: tutti autentici, di grande valore archeologico e paleontologico, e dunque appartenenti allo Stato secondo la normativa vigente.

Il giudice ha disposto la restituzione dei reperti allo Stato, auspicando però che venga concessa a Gavazzi la possibilità di detenerli in comodato, così da mantenerli esposti sull’Isola dei Cipressi. L’obiettivo è evitare che finiscano in un deposito museale, sottraendoli alla fruizione pubblica che finora l’isola ha garantito.

La collezione comprende 43 utensili in pietra e selce di epoca neolitica, utilizzati tra 5000 e 1000 anni fa e rinvenuti sull’isola negli anni Novanta; Un ciondolo romano, probabilmente un amuleto; 32 frammenti di ossa e denti di orso delle caverne, specie estinta 27mila anni fa, trovati nel 1956 nella zona del Buco del Piombo; 19 ammoniti fossili, risalenti a circa 500 milioni di anni fa, anch’essi provenienti dal Buco del Piombo; 61 utensili provenienti dal deserto del Niger, simili a quelli dell’isola, raccolti da Gavazzi negli anni Ottanta.
Una raccolta eterogenea ma coerente nel suo valore didattico, che Gavazzi aveva curato con attenzione proprio per renderla accessibile al pubblico.

Per chiarire la gestione di questi beni sono dovuti intervenire Soprintendenza, carabinieri, Procura e infine un giudice. Un iter complesso che ha però riconosciuto la buona fede del proprietario e l’importanza della funzione educativa svolta sull’isola.
Ora la decisione passa allo Stato, che dovrà stabilire se concedere la detenzione dei reperti a Gavazzi. L’auspicio, condiviso dal giudice, è che questo tesoro continui a essere accessibile alle scuole e ai visitatori, mantenendo vivo un patrimonio che racconta millenni di storia del territorio.

RedCro