SCOPERTA FRODE INTERNAZIONALE
INDAGINI ANCHE A VALMADRERA,
7 ARRESTI E MAXI-SEQUESTRI

guardia di finanza cinofili antidroga comoCOMO – Perquisizioni e indagini anche in provincia di Lecco per una frode fiscale internazionale milionaria, in cui sono stati arrestati sette responsabili e sequestrati beni mobili e immobili per un valore di 63 milioni di euro. Sottratti dalla tassazione, inoltre, 23 milioni di euro ed evasa iva per un milione e duecentomila euro.

Cinquantuno militari del Nucleo di polizia tributaria di Como, nell’ambito di complesse e articolate indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Como, stanno dando esecuzione, dalle prime ore di oggi, a ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sette persone, a numerose altre attività delegate dall’Autorità giudiziaria tra cui sequestri di beni mobili ed immobili per un ammontare complessivo pari a 63 milioni di euro.

Secondo le indagini e la ricostruzione dell’autorità giudiziaria, i sette soggetti raggiunti da misura cautelare sono i promotori e organizzatori di un’associazione a delinquere di tipo transnazionale dedita alla commissione numerosi reati di natura fiscale, mediante il noto fenomeno della “frode carosello”, basato sull’interposizione fittizia di prestanome in operazioni commerciali e sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

In base a quanto rilevato dalla Autorità Giudiziaria, i componenti dell’associazione per delinquere, nell’ambito della quale operava anche un consulente contabile (destinatario della misura degli arresti domiciliari), hanno costituito ed utilizzato quattro società cartiere, prive di mezzi e strutture operative, aventi sede negli Stati Uniti (con fittizie domicilio fiscale a Milano), nonché a Como, Pero e Brescia (in tale ultima località presso un indirizzo risultato essere un semplice recapito postale), al solo fine di emettere numerosissime fatture per operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti (relative a presunte forniture di rottami metallici) nei confronti di due società con sede a Valmadrera ed Erba.

Le società cartiere , caricavano su di se il debito fiscale relativo all’iva sulle operazioni, senza però ottemperare ai versamenti dell’imposta e agli altri obblighi fiscali, le due società con sede a Valmadrera ed Erba hanno utilizzato tali fatture al fine di evadere le imposte dirette e l’IVA, giustificando contabilmente acquisti di merce di rilevante entità, a prezzi concorrenziali, grazie all’annotazione di costi fittizi, documentati dalle fatture per operazioni inesistenti, con il conseguente indebito abbattimento del reddito.

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