SCUOLE CALCIO, SU I COSTI: FAMIGLIE “PRESSATE”, SOCIETÀ SEMPRE PIÙ FRAGILI

LECCO – Il mondo delle scuole calcio sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda: praticare lo sport più popolare d’Italia è diventato sempre più costoso, sia per le famiglie sia per le società sportive che cercano di mantenere in piedi i propri settori giovanili.

Negli ultimi anni le quote di iscrizione hanno registrato un aumento costante, con rette che in molte realtà superano facilmente diverse centinaia di euro a stagione. Per alcune famiglie, considerando anche i biglietti per assistere alle partite (che possono arrivare a qualche euro l’uno), il totale annuo può superare i 1.500-2.000 euro. Questa cifra comprende il kit ufficiale, gli scarpini, il materiale tecnico, le trasferte, i tornei e piccoli costi ricorrenti: un insieme di spese che può trasformare la passione di un bambino in una voce rilevante del bilancio familiare. Per molte famiglie, il totale annuo sfiora ormai cifre importanti, rendendo la partecipazione per alcuni sempre più difficile.

Ma il problema non riguarda solo i genitori: anche le società sportive vivono un crescente stato di pressione economica. Tra manutenzione degli impianti, compensi per allenatori qualificati, assicurazioni, iscrizioni ai campionati e spese amministrative, i conti diventano ogni anno più difficili da sostenere. In diversi casi, le quote pagate dalle famiglie non coprono l’intero fabbisogno annuale e le società sono costrette ad affidarsi agli sponsor, ai contributi locali o a iniziative di autofinanziamento.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono pratiche ormai diffuse come l’ingresso a pagamento per i genitori durante alcune partite o manifestazioni giovanili. Anche se si tratta di cifre contenute, rappresentano l’ennesima voce che va ad aggiungersi a un elenco di spese in continua espansione. Il calcio giovanile, da sempre considerato un presidio di socialità, educazione e inclusione, rischia così di perdere uno dei suoi valori fondamentali: l’accessibilità. L’aumento dei costi crea inevitabilmente una distinzione tra chi può permettersi di sostenere economicamente questa passione e chi, suo malgrado, deve rinunciarvi.

Sul territorio, molte realtà cercano di reagire con creatività, mantenendo le quote il più basse possibile e coinvolgendo volontari e sponsor per garantire un’offerta sportiva dignitosa senza gravare ulteriormente sulle famiglie. Tuttavia, senza interventi strutturali e un maggiore sostegno economico allo sport di base, la tendenza rischia di consolidarsi, trasformando il calcio giovanile in un’attività sempre meno alla portata di tutti.

L’allarme è ormai evidente: lo sport che dovrebbe unire rischia di dividere in base alla possibilità economica. Un tema che merita più attenzione, perché il futuro del calcio – e di migliaia di giovani – si gioca anche fuori dal campo.

G. P.