SCUOLE, MAGNI E PARISI:
PARITARIE A CHE PREZZO?

magni sandroLECCO – “Il contributo alle paritarie è semplicemente un costo e una farsa voler sostenere il contrario” pronta è stata la risposta di Sandro Magni, al Presidente delle scuole dell’infanzia paritarie, Giancarlo Panzeri.

Il 40% delle famiglie paga una retta molto alta che non dovrebbe pagare – continua Magni – non avremmo voluto intervenire in questa occasione se su un giornale locale Panzeri non ci avesse tirato in causa con una domanda artificiosa e trionfalistica in cui si chiede se le scuole paritarie sono un costo o un affare per Lecco”.

Di seguito la risposta completa degli ex consiglieri comunali Alessandro Magni e Viviana Parisi, che ribadiscono la loro convinzione per cui le scuole paritarie non sono un “affare”, né per le famiglie, né per l’amministrazione, né per noi cittadini.

“Se Panzeri dice che ‘l’amministrazione comunale erogherà nei prossimi 3 anni (una marea di soldi- 4 milioni di euro) al fine di garantire a tutti i bambini della città dai 3 ai 6 anni, il diritto di frequenza alla scuola dell’infanzia’, noi rispondiamo che la “cosa” non è vera. Perché solo una parte, non tutti, frequenta le scuole paritarie, un’altra parte (1/3) frequenta le statali, e una parte non rilevata, ahimè, proprio non frequenta.

Noi avevamo chiesto semplicemente non di azzerare il contributo ma di aprire nuove scuole statali. Quelle sì, essendo gratuite, (e evidenziamo gratuite, anche se la scuola dell’infanzia non è obbligatoria), avrebbero lasciato aperte e la  “libertà di scelta”, e la possibilità di iscrivere  a quelle scuole, tutti, indipendentemente dalle loro condizioni sociali, sia che provenissero da fuori Lecco, sia che non avessero i mezzi economici per far godere un servizio (universale) a tutti i bambini. Invece si è ripercorsa e accentuata la scelta, in controtendenza con quella di amministrazioni precedenti, pre-Sindaco Brivio, che magari vengono collocate come di destra o semplicemente democristiane (in taluni casi  con l’aggiunta di socialisti), che garantivano sì risorse al privato, ma aprivano anche scuole pubbliche e statali.

Invece quella che sempre più si attua è una scuola dell’infanzia del privilegio, dai tratti xenofobi e antipopolari, una scuola precoce della distinzione sociale, che a Lecco si pensava scomparsa (o marginale e residuale). Un solo indicatore non refutabile a supporto della nostra affermazione:  sono pochissimi i bambini che nelle paritarie sono stranieri.

Sempre rimanendo sui costi (sociali, aggiungiamo) sarebbe interessante avere dati, ( che non arriveranno mai) sia sull’ “evasione scolastica” dalle scuole dell’infanzia in città, sia sulla composizione sociale dei frequentanti, di scuole statali e private, in base a scale di reddito e di provenienza.

Torniamo per concludere sulla libertà di scelta. E sulla nostra posizione. Se ci fosse libertà di scelta, alle scuole elementari dovrebbero andarci il 70% degli iscritti e frequentanti le scuole paritarie dell’infanzia, confermando quindi quella percentuale. Così non è. Là dove ci sono scuole statali, alle elementari, la percentuale si inverte, e quel 70 % degli iscritti alla infanzia paritaria va a frequentare la scuola elementare statale. Se ne deduce  che almeno un 40% di bambini frequentano le scuole dell’infanzia paritarie perché costretti dalla mancanza di strutture statali provocando questo sì un costo, molto alto e non solo in tempo di crisi, imposto alle famiglie per una frequenza che altrimenti dovrebbe essere gratuita.

Un’ultimissima nota: il contributo alle paritarie dell’infanzia è un costo anche perché il Comune paga ciò che dovrebbe pagare lo Stato, sottraendo, in questo modo,  denaro ad altri servizi comunali o facendoci pagare tasse addizionali (Irpef); e lo fa, con una responsabilità ancora maggiore rispetto alle precedenti amministrazioni, proprio perché dispone di minori risorse. E’ un costo perché il confronto  con i costi dello Stato non è reale. Non tiene conto che, nella circostanza  locale, le sezioni sono sempre più piccole e quindi molto costose. Mentre i dati che vengono usati non sono controllabili e sono del tutto generici.

In ogni caso sarà la realtà a insegnare a fare bene i conti. Il Comune di Lecco dovrà in futuro pagare sempre di più per scuole che diminuiscono a causa del decremento demografico. Non servirà allora la scusa dei disabili, da sempre giustamente sovvenzionati (dallo Stato e soprattutto dal Comune e per i quali sarebbe preferibile la retribuzione statale di un insegnante di sostegno), la cui presenza nelle paritarie dell’infanzia svolge un’altra più essenziale funzione quella di poter dare vita a piccole o piccolissime sezioni . Non servirà a far tornare i conti  dimenticare che gli insegnanti delle paritarie sono in fuga dalle stesse per ottenere un lavoro statale, dove possono meglio lavorare e vedersi  riconoscere la propria professionalità.

Si apriranno come già si sono aperte nuove contraddizioni. Si chiuderanno scuole statali nei quartieri che hanno sezioni piccole e poco numerose per tenerle invece aperte nelle paritarie”.

 

 

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