SS36, LA SITUAZIONE È GRAVE
DAI PONTI ALLE GALLERIE.
ENTI E POLITICA A UN TAVOLO

LECCO – All’inaugurazione del ponte di Annone si è detto che “in un Paese civile queste tragedie non dovrebbero accadere”. Il crollo di quel cavalcavia nell’ormai lontano 28 ottobre 2016 – e nonostante sia passato del tempo la famiglia non ha ancora avuto i risarcimenti – è solo il punto più teatrale, se così si può dire, della situazione poco rosea in cui versa la Ss36.

Lunedì ha infatti riaperto i battenti il transito dell’arteria che passa sopra alla superstrada. Serve fare chiarezza velocemente: “Oggi vogliamo anzitutto ricordare il professor Bertini – ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana – tragicamente, e senza che avesse responsabilità alcuna, deceduto sotto il crollo del ponte. Fa male constatare, come mi ha detto la moglie, che a quasi tre anni di distanza ancora non sia stata data alcuna risposta né per quanto riguarda l’individuazione di responsabilità, né per quanto riguarda eventuali risarcimenti”.

Plaudendo all’inaugurazione del ponte di Annone, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi ha ricordato “l’attenzione che la Regione Lombardia sta rivolgendo, soprattutto negli ultimi anni, a tutte le infrastrutture viarie”. Sulla Ss36 sarebbe infatti stato aperto un tavolo con diversi enti coinvolti: concentrandosi in particolare sulla realtà territoriale in cui è collocato il nuovo ponte, l’assessore terzi ha confermato di “aver già provveduto a convocare un Tavolo con le province e le realtà istituzionali del territorio che gravitano attorno alla Statale 36”. La data sarebbe fissata per il 16.

“Lo abbiamo fatto – ha specificato – prima dell’ufficializzazione della sede delle Olimpiadi, preoccupati di gestire gli interventi non più procrastinabili. La ’36’ è una strada particolarmente congestionata, che va messa in sicurezza e merita un’attenzione, anche economica, significativa”.

Se però la super che unisce le porte di Milano al passo dello Spluga è considerata una fra le arterie più mortali d’Italia, qualche motivo ci deve pur essere. Non si tratta infatti solo della tragedia di Annone o del crollo di calcinacci che sabato ha costretto Anas alla chiusura del tunnel che trapassa – in direzione Nord – il monte Barro: secondo il Codacons, che presenterà un esposto sul caso alla procura della repubblica, è solo un colpo di fortuna se nessuno è rimasto coinvolto in un incidente durante il crollo dei frammenti dal soffitto della galleria. E affidarsi alla sorte non è né giusto, né saggio in questi casi. Va inoltre ricordato che non meno di dieci giorni fa un’altra galleria aveva perso dei calcinacci, costringendo a chiudere la superstrada: è successo il 21 giugno a Fiumelatte, con conseguente uscita obbligata ad Abbadia Lariana, creando non poco traffico sulla SP72.

Nella complessità del quadro della “36” va inserita anche la travagliata e in perenne instabilità galleria Monte Piazzo di Colico, che tende a scivolare verso il lago. Considerata l’anello debole della superstrada, lunga due chilometri e mezzo, protagonista di una chiusura di un mese nel 2013 proprio per la preoccupante situazione. E non finiscono qui le magagne della Ss36, se si considerano anche le numerose frane che la colpiscono. Proprio e anche per questo, il 16 è fissato un tavolo con gli enti: è una situazione non più sostenibile.

Alessandro Tonini

 

 

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