STAY HUMAN/IN RICORDO
DI VITTORIO UTOPIA ARRIGONI
A 4 ANNI DALLA MORTE

vittorio arrigoni vikLECCO – Sono passati 4 anni, ma il ricordo è ancora vivo. Era il 15 aprile del 2011 quando Vittorio Vik Utopia Arrigoni, è stato barbaramente ucciso dopo essere stato rapito da un gruppo di terroristi. Ma chi era davvero? Il fascino degli intellettuali ce lo ricorda.

Vittorio Arrigoni è stato un uomo, un combattente, un figlio, un pacifista, una speranza, un simbolo, un amico, un amante, ma, soprattutto, è stato un sognatore. Quest’ultima categoria è forse quella più particolare e meno rigida di tutte le altre, perché il sogno è la dimensione più intima e propria in cui, ognuno di noi, ritrova le definizioni più prossime a se stesso e altre ne crea cercando di trovare la propria posizione nel mondo, attuando, passo dopo passo, a piccoli tratti alla volta, quella speranza che caratterizza ogni sogno, ogni nostra pulsione e aspirazione di traduzione dei nostri desideri.

Il sogno è connaturato anche alla speranza. Speranza è il desiderio di trovare, vedere, compiere un cambiamento – non per forza stravolgente – che ci possa far dire «il mondo così com’è, io lo posso chiamare casa». Il sogno più vero, la speranza più grande di Vittorio era quella di un mondo libero, senza bandiere a sostenere l’uguaglianza, in quanto nella realizzazione della libertà come diritto ad esistere da nascituri e appartenenti a questa terra, la bandiera sarebbe solo un colore con cui rapportarsi e non un discrimine dietro cui nascondersi o difendersi; infatti Vik diceva di essere nato sotto la bandiera della libertà.

La sua pratica quotidiana lo ha visto impegnato in questo gravoso compito, nella costruzione, mattone dopo mattone, di un esempio di civiltà, atta a mostrare che non c’è popolo che ha più diritti su di un altro, o non vi è popolo eletto, ma che tutti facciamo parte della specie umana e che come tali dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro e secondariamente, in ordine logico e non di importanza etico-morale, della terra, perché, appunto, vi apparteniamo e da essa noi ricaviamo nutrimento e quanto di necessario alla vita: «Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana». La vita è un diritto, una volta realizzata e tutti dovremmo essere in grado di mantenere inviolata questa grande possibilità.

Vittorio Arrigoni non è andato a combattere con un fucile in mano, ostentando potere e violenza, ma portando con sé acqua, pane e coperte, perché una vita non è degna di questo nome senza i nutrimenti per il corpo e la protezione della nostra salute.

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