STORIE DELLA LINGUA ITALIANA
E LE VIOLENZE SUGLI ANIMALI

gallina-e-cane-e1460295056863Signora Brambilla, stia tranquilla. Non è questo un articolo di denuncia per violenza sugli animali, anche se in certi casi i cani se la sono vista brutta. Abbandonati in autostrada, malmenati, usati per i combattimenti con i loro simili o con altre specie, portati all’incattivimento.

Menare gli animali è reato, perseguibile per legge oltre che con la perdita del proprio amico a quattro zampe. Quella di oggi è la storia di un cucciolo cresciuto nelle campagne del lecchese.

gatto-cane-e-galline-e1454346608701Il piccolo Boby (non certo famoso per l’originalità del suo nome) è stato allevato da una famiglia di contadini e da sempre si è dovuto destreggiare tra galline e ghiaia sul selciato. Campi a dismisura, grano e tanti pennuti erano alla base della sua libertà. Fino a che Boby non commise un terribile errore.

Mentre si aggirava tra le chiocce e i pulcini, Boby si accorse che una di queste era rimasta intrappolata nella recinzione e provò a salvarla. Prese il pollo tra i denti e lo strattonò fino a liberarlo; peccato che in quel momento il padrone entrò nel pollaio e vedendo Boby con una gallina in bocca pensò volesse ucciderla e decise di punirlo.

Bene, cara Brambilla, non sempre le punizioni sono proporzionali al reato, soprattutto per gli animali domestici, ma si sa che tradizionalmente i contadini hanno il pugno di ferro (attendi per questo particolare il prossimo numero rubrica), quindi il padrone prese Boby e lo menò per l’aia.

25jxylyMenare il can per l’aia non è certo un gesto nobile, ma qualche “innocente” percussione a fini di insegnamento non ha mai fatto male a nessuno, d’altronde era così anche alla fiera dell’Est, quando per due soldi un topolino il padre di Branduardi comprò “e venne poi il bastone che picchiò il cane”.

I vicini si accorsero del malmenare Boby da parte del padrone, avvisarono chi di dovere e il cane venne portato via. Fine.

Non fu così che andò a finire la vicenda di Boby, perché il piccolo venne menato per aria. Il padrone, incattivito dal vedere il suo prossimo pranzo al forno nella bocca dell’amico a quattro zampe, prese Boby e iniziò a menare il can per l’aria. Lo lanciò ripetutamente, calciandolo lontano, alzandolo dal suolo a suon di mazzate e, una volta scoperto dalle autorità, la bestiola venne curata e aiutata, mentre la bestia portata al macello degli umani.

Nemmeno questa è la conclusione della storia, diciamo che menare il can per l’aia è sì la visione corretta del modo di dire, ma non significa picchiare il cane nel cortile, bensì portarloChi mena il can per l’aia è qualcuno che “logorroicamente” continua a parlare di un argomento senza mai arrivare al dunque, oppure cerca di cambiare discorso arrampicandosi sugli specchi.

Boby non venne picchiato, ma portato a schiarirsi le idee nel cortile, dove ha avuto il tempo di distrarsi e magari ricevere una ‘affettuosa’ pacca sul sedere a mo’ di avvertimento. In realtà l’utilizzo del termine è metaforico, cioè come il cane si aggira per l’aia senza mai trovare ciò che gli serve, così la lingua di chi parla troppo si muove a vuoto senza mai arrivare al punto.

Martina Panzeri

>Leggi qui gli altri episodi di Storie della Lingua Italiana…

 

 

Pubblicato in: Cultura, News Tags: 

Condividi questo articolo

Articoli correlati