SULLE STRADE DI LECCO,
RUBRICA DI TOPONOMASTICA:
VIA CARLO TORRI-TARELLI

via-carlo-torri-tarelli-cartinaNome della via: Via Carlo Torri Tarelli.

Rione e posizione della via: Lecco Centro, collega via Pietro Nava al lungolago.

LECCO – Il XVIII episodio della nostra rubrica ‘Sulle Strade di Lecco’ è dedicato a un patriota italiano che, insieme ai suoi fratelli, è emblema del Risorgimento: Carlo Torri-Tarelli.

I Torri-Tarelli furono una famiglia di patrioti in quanto fin da subito i cinque figli di Carlo e Giuseppina Torri-Tarelli si distinsero per le loro gesta, volte principalmente a liberare l’Italia dal giogo dell’oppressione austriaca, prima, e a renderla unita poi.

Carlo Torri-Tarelli

Carlo Torri-Tarelli

Il primogenito, Giovanni, morì giovane mentre attraversava il lago con un carico d’armi destinato alla lotta contro gli austriaci. La sua morte fu lo stimolo che mosse l’ardore patriottico degli altri quattro. Giuseppe combattè a Varese e a San Fermo e poi, insieme a molti lecchesi, partecipò alla spedizione dei mille al fianco di Garibaldi. Il quarto, Battista, non riuscì ad imbarcarsi a Quarto, ma fu reclutato dal generale Luigi Medici e combattè a Milazzo, poi in Trentino nel 1866 e nel 1867 a Roma, dove fu imprigionato fino al 1870. Dell’ultimo dei fratelli, Tommaso, si sa solo che divenne ingegnere e che combatté nella campagna del 1859.

Quello su cui si concentra di più la nostra attenzione è Carlo, il secondogenito. Egli fu uno dei membri dell’entourage di Garibaldi più vicino all’eroe dei due mondi. Combatté al suo fianco nella seconda guerra d’Indipendenza e partecipò alla spedizione dei mille dove dimostrò il suo valore sul campo di battaglia a Calatafimi, dove fu ferito al ginocchio e ricevette la medaglia d’argento al valor militare. Morì il 14 dicembre 1887 nella sua Onno, dopo essere stato console del neonato regno sabaudo in Sudamerica.

Una grande famiglia insomma che ha dato tutto per la libertà e l’unità del nostro paese e il meritato tributo che gli è stato concesso soddisfa appieno i loro sacrifici.

A. G.

 

 

 

 

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