LECCO – La rete di spaccio tra Civate e la Brianza è stata ricostruita oggi in una lunga udienza, durata quasi tre ore, davanti al giudice Bianca Maria Bianchi. Sono sfilati testi chiavi nel processo che vede imputati El Anber Abdelazz, 47 anni, e Rachid Essaley, 33 anni, entrambi marocchini, accusati di spaccio a lato della superstrada 36.
Incalzati dalla domande del PM Pietro Bassi i testi, alcuni già condannati pure loro per spaccio, altri semplici acquirenti di cocaina ed eroina, hanno ricostruito come avveniva l’acquisto e l’attività degli spacciatori che si servivano anche di baby pusher per la consegna della droga. L’attività era full time, a tutte le ore della giornata, anche di notte, i capi si nascondevano nei boschi, mentre la consegna avveniva con i “cavalli” in luoghi ben prestabiliti.
L’operazione della Squadra Mobile è relativa all’attività di spaccio negli antecedenti alla pandemia e venne portata a termine nel 2022 con ben 24 arresti. Una decina sono risultati irreperibili, due sono stati espulsi, mentre il capo Azzedine Ramli, marocchino 31enne, soprannominato negli ambienti dello spaccio “Lupo” per la ferocia e perché agiva con un machete nei boschi della droga a lato della Super Milano-Lecco, era stato già condannato a 4 anni di reclusione in una precedente udienza. Gli ultimi due imputati, figure comunque di primo piano nell’attività di spaccio sulla super 36, sono il 47enne e il 33enne ora a processo. Nell’udienza di oggi un giovane lecchese – chiamato come teste – ha dichiarato di destinare all’acquisto della droga almeno 150 euro alla settimana.
L’attività di spaccio era assidua, quantificata dagli inquirenti in circa 80 persone al giorno, e produceva un giro d’affari medio di circa 10.000 euro ogni mese. Nella prossima udienza saranno sentiti gli inquirenti e altri testi.
RedGiu
