TROVATO CON COLTELLO E MAZZA
MA GLI SERVIVANO PER LAVORARE.
IL GIUDICE LO ASSOLVE

martello-tribunaleLECCO – Si è risolto venerdì mattina al Tribunale di Lecco quello che alla luce dei fatti si è rivelato come uno spiacevole equivoco in cui è rimasto coinvolto Victor Ciocalau, indagato per aver violato la legge che vieta di portare con sé fuori da casa armi, mazze o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere o altri strumenti che possono essere considerati armi senza un giustificato motivo.

La vicenda risale ad un paio di anni fa quando, una sera dopo la mezzanotte, l’imputato con il suo furgone si trovò per errore in una strada sterrata di Nibionno e, nel tentativo di fare inversione, rimase impantanato. L’uomo riuscì solo il giorno dopo a liberare il mezzo dal fango, con l’aiuto di un trattore, ma nel frattempo erano intervenuti anche i Carabinieri, che perquisendo il veicolo, trovarono un coltello serramanico nella tasca portaoggetti della portiera e una sbarra di ferro di sezione quadra, con la parte finale appiattita e leggermente piegata. Ciocalau venne quindi denunciato e perseguito per aver violato le norme che regolano il controllo delle armi.

A chiarire la situazione i testimoni chiamati a deporre dall’avvocato Rigamonti. Un collega dell’imputato, che lavora assieme a lui per un’azienda di Galbiate produttrice di dolci, spiega che in quanto autista Ciocalau trasporta la merce, la quale viene imballata in scaffali e avvolta nel film per immobilizzarla. “Spesso capita – racconta il testimone – che ci sia la necessità di tagliare il film dell’imballaggio” e nella sua deposizione afferma anche di aver visto l’imputato utilizzare il coltello incriminato proprio queste operazioni legate alla sua mansione.

A chiarire invece la presenza della sbarra di ferro, un meccanico che all’epoca dei fatti aveva la sua officina a Oggiono dove viveva l’imputato. “Spesso Victor veniva da me per la manutenzione della sua auto o di quella della moglie e siccome un po’ se ne intende a volte mi dava una mano nei lavori più semplici, così da fare più rapidamente. Quando ho spostato la mia attività a Barzago mi ha aiutato nel trasloco e siamo diventati amici, quindi non mi sono fatto problemi a prestargli la mia barra di ferro – che il testimone riconosce come quella sequestrata – per controllare gli ammortizzatori del suo furgone”, confermando così la versione dell’imputato.

A prendere la parola è il Sostituto procuratore Nicola Preteroti: “Per quanto riguarda il coltello si è dimostrato che Ciocalau lo avesse nel mezzo per un giustificato motivo. Per quanta riguarda la barra la ricostruzione è poco credibile e singolare, ma il contesto in cui è stato ritrovato e il fatto che non abbia precedente, mi porta a chiedere l’assoluzione”. Richiesta appoggiata naturalmente anche dalla difesa e accolta dal giudice Enrico Manzi, che ha scritto così la parola fine di questa vicenda.

Manuela Valsecchi

 

 

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