TUBETTIFICIO: I SINDACATI
SUL MAXI NECROLOGIO
“SCONCERTANTE E DENIGRATORIO”

tubettificio-esterno-con-epigrafeLECCO – Per un po’ Lecco resterà senza panna montata. La risposta al grande interrogativo: cosa ne sarà del Tubettificio Europeo? la si potrà avere dopo il 26 ottobre.

E adesso a rimanere amareggiati sono i sindacati, che si sono visti protagonisti passivi di un elogio funebre “sconcertante e oltremodo denigratorio” – passibile di denuncia per la calunnia sottostante – apparso pochi giorni fa all’esterno della ditta di corso Carlo Alberto, che cita “Il giorno 6 giugno a Lecco, in corso Carlo Alberto 26, veniva a mancare all’affetto dei suoi lavoratori il Tubettificio Europeo, ex tubettificio Ligure – e più avanti così continua – I lavoratori ringraziano – prosegue il testo – quanti si sono impegnati nel mantenerlo in vita con spirito di servizio ed esprimono disappunto per quanti, titolari e dirigenti aziendali, politici e amministratori del territorio, sindacalisti e qualsivoglia responsabile del futuro del nostro Paese, con la loro volontà, la loro assenza o la loro incapacità, ne hanno favorito la prematura scomparsa”.

mauro-castelli-e-silvia-briantiAppresa la notizia del necrologio XXL, la risposta dei sindacati non è stata di cordoglio ma disappunto. Insieme i segretari Mauro Castelli per la FIOM Cgil e Giovanni Gianola per la FIM Cisl, appoggiati da Silvia Brianti, collaboratrice trentennale del Tubettificio, hanno risposto alla provocazione registrata sul cartellone costato 290 euro.

Questa infatti la cifra spesa per l’affissione del manifesto dai 100 lavoratori del Tubettificio indignati, dai quali si sono già dissociati 66 che hanno riconfermato alla FIOM il mandato per l’ufficio vertenze, sottoscrivendo la loro totale estraneità al manifesto. “Ciò che ci lascia amareggiati – spiega Castelli – è anzitutto l’anonimato del gesto e in secondo luogo l’essere paragonati alle altre parti in causa, quali ad esempio la direzione”.

Dal 2004 al 2008 FIOM e FIM hanno stipulato una serie di contratti aziendali con il Tubettificio, garantendo la continuità di un’azienda fortemente caratterizzata dalla presenza di donne e impedendo il superamento delle cinque notti lavorative consecutive. Dal 2008 è iniziata la crisi finanziaria e l’azienda ha dovuto barcamenarsi tra lo stabilimento di Abbadia Lariana e Anzio, fino a vendere l’area della Gerosa.

È la prima volta che chiudiamo un’azienda che ha ancora gli ordini nel cassetto. Abbiamo fatto il possibile per non chiudere” continua Castelli sottolineando come gli acquirenti del Tubettificio fossero ancora disposti a collaborare anzi, addirittura pagavano spesso le materie prime pur di avere i prodotti per tempo. La crisi del Tubettificio Europeo trascinerà con sè molte altre aziende, soprattutto le produttrici di panna montata.

Prima della dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale, FIOM e FIM hanno proposto alla famiglia Giorgetti il pagamento di 200/250.000 euro per far sì che i dipendenti potessero fruire della cassa integrazione. La proposta è stata declinata perchè non c’erano i soldi necessari e poco dopo vennero sequestrati ben 800.000 euro ai Giorgetti. Poca chiarezza e pochi tentativi di risoluzione. Ora si attende il bando di vendita che verrà proposto il 26 ottobre. Nel frattempo il debito da colmare da parte del Tubettificio ammonta a 25 milioni di euro. Giovanni Gianola ricorda inoltre come “sono stati presi molti impegni dai sindacati che troppe volte sono stati disattesi dalla direzione, ciò a riprova del fatto che non possiamo mettere sotto lo stesso livello di responsabilità i dirigenti dell’impresa e l’organizzazione sindacale”.

Stessa cosa vale per i lavoratori, non è possibile fare di tutta l’erba un fascio, “non tutti hanno la stessa responsabilità nell’affissione del manifesto incriminato – aggiunge Silvia Brianti – l’azione di pochi non deve diventare la volontà collettiva”. A proposito di lavoratori, il debito nei confronti dei dipendenti ammonta a circa un milione di euro, il resto del debito è destinato ai 227 creditori. Finora solo il 10% dei 108 dipendenti usciti il 6 giugno con mobilità ha trovato lavoro, mentre a maggio sono usciti 12/13 dipendenti vicini al pensionamento, cui è stata garantita la mobilità in agganciamento alla pensione.

Tra 11 giorni scomparirà l’affissione e poi l’unica cosa che andrà trovato dovrà essere una soluzione.

M. P.

 

 

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