LECCO – C’è un silenzio carico di emozione che, per una volta, vale più di mille parole. È quel momento sospeso in cui le ultime note si spengono, gli occhi si incrociano e il pubblico trattiene il fiato, consapevole di aver vissuto qualcosa di irripetibile. È così che si è chiuso il concerto del Sol Quair Gospel Choir di Lecco, lo scorso sabato, nella gremita Basilica di San Nicolò: in un silenzio che diceva tutto.
La serata, cuore pulsante delle celebrazioni per il trentennale della fondazione del coro, ha riunito un pubblico eterogeneo, accorso numeroso fino a riempire ogni angolo disponibile: seduti, in piedi, persino oltre l’ingresso. Tutti catturati da un programma musicale tanto vario quanto coinvolgente, “Dal Sacro al Religioso”, capace di coniugare intensità spirituale ed energia travolgente.
Ad aprire il concerto, la suggestiva Missa Brevis di Jacob De Haan, eseguita dal coro insieme al Corpo Musicale Mons. G. Nava di Lurago D’Erba, sotto la direzione del maestro Umberto Valesini. Un momento di rara intensità, dove voci e strumenti si sono fusi in un’esperienza sonora di grande raccoglimento.
Ma è stato nella seconda parte che il concerto ha cambiato pelle, lasciando spazio alla vitalità contagiosa del Contemporary Gospel. Sei musicisti di altissimo livello — Ivan Muoio (tastiere), Daniele Rossi (basso), Mauro Frigerio (batteria), Matteo Anghilieri (tromba), Marco Gotti (sax) e Alessandro Castelli (trombone) — hanno affiancato il coro in un’esplosione di ritmi, armonie e spiritualità moderna. La basilica, spazio solitamente consacrato al silenzio e alla preghiera, si è trasformata in un luogo di festa, battiti di mani, sorrisi, emozioni condivise.
Merito anche della direzione artistica di Giuseppe Caccialanza, capace di costruire un ponte tra tradizione e contemporaneità, tra sacro e profano, tra introspezione e gioia collettiva. Un equilibrio difficile, che il Sol Quair ha saputo interpretare con grazia e potenza, ribadendo il proprio ruolo non solo come ensemble musicale, ma come presenza viva e profonda nel tessuto culturale e umano della città di Lecco.
Forse è vero: alcune emozioni non si possono scrivere. Forse è giusto che restino custodite nei cuori di chi c’era, negli sguardi scambiati tra i coristi, nei sorrisi del pubblico all’uscita.
Perché il Sol Quair Gospel Choir ha raccontato, ancora una volta, che la musica è memoria, è comunità, è spiritualità che si fa voce. E quel silenzio finale, più forte di ogni parola, è stato il vero applauso della città.
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