VERSO LE PROVINCIALI, TUTTE LE CREPE NELLE FILA DI VERGANI VS HOFMANN

Come vi avevamo anticipato ormai settimane fa (c’è chi lo “scopre” solo ora…), sarà Fabio Vergani, sindaco di Imbersago, lo sfidante della sinistra per la carica di presidente della Provincia. Il nome esce dall’accordo diretto tra Antonio Rusconi di Valmadrera (con la “sapiente” direzione di Aldo Riva di Castello Brianza) e il Pd della coppia Fragomeli-Gattinoni. Una candidatura sotto sembianze civiche frutto di un “algoritmo” ottenuto dopo un complesso balletto di incontri, documenti e chat; un nome scelto direttamente dai Dem (o meglio da Gattinoni che ha imposto un profilo a lui gradito) che fosse digeribile e dirigibile, escludendo in modo secco altre ipotesi come quella dei sindaci Montanelli di Galbiate o di Artusi di Primaluna.

Un’entrata a gamba tesa nella casa degli “autoproclamatosi” Civici che rischia di minarne le basi alle fondamenta. Infatti, non sono stati pochi i malumori per questa spericolata quanto forse innaturale operazione che si consuma sotto il sodalizio Lecco/Valmadrera in vista delle prossime elezioni comunali del capoluogo.

Le prime crepe, infatti, si sono registrate proprio a Lecco dove Mauro Fumagalli e Corrado Valsecchi, non due novizi della politica, si sono subito chiamati fuori da un’arancia meccanica che aveva come primo scopo quello di depotenziare la campagna elettorale senza quartiere che stanno portando avanti contro Mauro Gattinoni. Una trappola. Non ci saranno quindi i loro voti per Vergani, dando seguito ad una logica semplice contrapposta ai bizantinismi di Rusconi: non si può fare alleanza con il Pd fuori dai ponti e darsi battaglia in città. L’obiettivo numero uno, per Orizzonte, rimane sostituire Gattinoni. Punto.

Rimane da capire cosa farà Azione, partito che a Lecco sostiene Fumagalli contro Gattinoni: si accoderà alle scelte di Rusconi e Pd sconfessando la linea nazionale, o farà prevalere una linea chiara di alternativa? A breve lo sapremo…

Altri malumori invece sono venuti da chi si è visto fare l’esame del sangue dal Pd. Cresciuti nel gruppo dei Civici nel segno della indipendenza e alternativa ai Dem (del resto da lì molti erano fuoriusciti), in molti credevano sincera la proposta iniziale: i Civici metteranno a disposizione un candidato presidente solo a condizione che sia sostenuto da tutti gli schieramenti. Il risveglio, invece, è stato brusco: tra una chat infuocata e un incontro svogliato in zona Natale, hanno capito che l’antifona dell’accordo Rusconi/Pd era diversa, e bastava ci fosse l’appoggio delle sinistre per servire sul piatto il nome (precotto) di Vergani.

Infine c’è l’insofferenza per gli eccessi di machiavellismo di chi vuole sentirsi sempre in mezzo alla scena: tutti sanno quanto il Pd abbia osteggiato la presidenza di Antonio Rusconi alla Comunità Montana del Lario Orientale. Una contrarietà smaccata, con parole anche molto dure se non sconvenienti. Forse una ferita che ha segnato l’ego dell’ex senatore, incapace di elaborare un trattamento così caustico da parte dei suoi ex compagni di viaggio. Da qui allora la brusca virata, il tentativo di farsi volere ancora bene mischiato con un vigoroso cinismo che, in una manovra opportunistica, potrebbe consegnare – almeno formalmente- una carica importante ai Civici (o a quello che ne rimane). Ma anche un atteggiamento che ha lasciato non poco amaro in bocca, a partire da quel pezzo di centrodestra che aveva sostenuto per mesi Rusconi (lasciando la Comunità Montana in un lungo stallo istituzionale), sostegno che faceva immaginare se non un accordo politico almeno un legame personale cementato durante la battaglia. Ma la riconoscenza si sa, non è un sentimento della politica. E anche questa volta è andata così, all’ombra del pensiero che corre agli sferzanti giudizi che lo stesso Rusconi rivolgeva verso Gattinoni in ogni sede.

Sembra insomma, quella di Rusconi e di qualche civico, una mossa “all in”, che fa saltare molti rapporti, dà fiato a Gattinoni e al Pd, e rischia di decretare la fine dell’esperienza di un gruppo di amministratori accomunati da una terzietà ormai molto sbiadita.

Il centrodestra ovviamente, nel frattempo, non sta a guardare. Personalità e determinazione di Alessandra Hofmann hanno fatto sì che si serrassero i ranghi in vista della sfida, con un lavoro sul territorio che sta mettendo a posto tutti i pezzetti del puzzle. Qui si confida molto anche nel giudizio libero e indipendente dei singoli amministratori, essendo pochi quelli con tessera del Pd in mano e quindi subito pronti agli ordini del partito. Si affina il programma che rivendica quanto fatto, mentre i partiti che la sostengono, dopo qualche scaramuccia, hanno fatto più di un passo indietro nella consapevolezza che sia interesse di tutti, anche in vista delle partite successive, che il presidente uscente sia riconfermato con la sua squadra di governo. Se così non fosse, se non ci fosse il massimo impegno parte di tutti, se mancassero all’appello i votanti e i voti, si aprirebbe una resa dei conti che nessuno vuole e una stagione di lunga traversata nel deserto che, lasciando tutti a bocca asciutta, avrebbe come unico scopo quello di ricordare che “si stava meglio prima”.

Il 24 di gennaio, ci pare di pronosticare, sarà una data importante, dentro e fuori le coalizioni, per il territorio che ne uscirà più dilaniato e indebolito che mai, perché alla fine il conto delle contorsioni dei burattinai che, da una parte e dall’altra, si credono furbi lo paghiamo sempre noi cittadini.

ElleCiEnne

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