A.R.I.A. PESANTE IN REGIONE
(NON SOLO PER I VACCINI).
5 DOMANDE CATTIVE A PIAZZA

LECCO – Fa discutere in questi giorni la “mala gestione” dell’emergenza sanitaria in Lombardia, tra prenotazioni strampalate, sedi vaccinali non aperte, carenza di dosi da inoculare e scarso numero di somministrazioni – ma non solo.

Della situazione di crisi (evidenziata anche dal premier Draghi) si è accorto il vertice della Regione che ha spazzato via i dirigenti della maxi azienda A.R.I.A., un carrozzone da 10 miliardi di appalti pubblici. Il che non basta. E a lamentarsi della conduzione di una agenzia che comunque è controllata dallo stesso Palazzo Lombardia è un consigliere regionale lecchese, Mauro Piazza. Uno che appartiene alla maggioranza ora alle prese col malfunzionamento del suo stesso “gioiellino”. Gli abbiamo rivolto alcune domande “scomode” – e Piazza non si è sottratto.

Ecco l’intervista all’esponente del centro destra.

LC News – Dunque, consigliere Piazza all’alba della fine di marzo – a emergenza ampiamente in corso – lei scopre che ARIA non funziona, è uno strumento sbagliato e bocciato. È stato via, in questo periodo?
ARIA - Azienda Regionale per l'Innovazione e gli AcquistiPiazza – 
In realtà già quando in Commissione Bilancio del Consiglio regionale si discuteva della fusione tra Lombardia Informatica e Infrastrutture lombarde criticavo l’approccio e l’impostazione con il quale si è voluto unire chi gestiva il sistema informatico regionale con chi ha progettato i grandi ospedali della nostra regione creando ARIA; un fatto che nell’ottica della revisione della spesa ha portato sicuramente benefici, ma che nell’affrontare la grande sfida della programmazione di un sistema di prenotazione per oltre 6 milioni di cittadini, si è dimostrato un flop dal punto di vista burocratico e amministrativo. Non sono stato via per nulla, in questo periodo mi sono occupato di aiutare le relazioni tra sindaci, medici e ASST/ATS per l’attivazione dei centri di vaccinazione di prossimità.

Secondo lei adesso bisognerebbe rivolgersi a un’azienda privata; non è che favoriamo i soliti amici, magari i soliti ciellini, qualche ras della sanità profittevole o quant’altri?
Credo che quando si tratta di sistemi informatici complessi sia meglio andare a comprarli da chi li sa fare bene, per mestiere. Non amo il pubblico che fa tutto. E ancora, a furia di avere paura dell’interazione e dei rapporti con la sanità privata qui si rischia di perdere il focus rispetto ai bisogni dei lombardi: non si tratta di descrivere il privato come predatorio o come appartenente a qualche clan, mi sembrano categorie della preistoria. Pubblico e privati lavorano assieme con obiettivi comuni: il prendersi cura delle fragilità e degli acuti. La riforma sanitaria che abbiamo varato ha permesso alla Signora Maria con la pensione minima, di rivolgersi al San Raffaele o all’Humanitas o in altre strutture private, dove prima potevano curarsi unicamente i signori della “Milano bene”. Questo modello è stato un’applicazione concreta di una vera integrazione sociale per far stare meglio i meno abbienti e far sì che 10 milioni di lombardi potessero curarsi dove ritenevano di poter ricevere la cura migliore.

Sull’immediato e necessario futuro degli appalti, non solo in Lombardia: perché la Regione “locomotiva d’Italia”, tra le più importanti non solo economicamente in Europa, quella che ha chiesto fortemente con tanto di referendum l’autonomia, non è in grado di gestire in proprio le cose? Ci si deve sempre rivolgere al privato? Non è che proprio questo “arrendersi” sia il centro del problema?
Qui non ci si è arresi, tutt’altro. Con grande caparbietà si è deciso di attuare con attenzione un piano vaccinale che metta al centro i più fragili, rispetto all’appartenenza a una categoria professionale, come si è fatto da altre parti. A ieri, abbiamo vaccinato più del 46% degli Over 80 rispetto a Regioni come la Toscana dove tale percentuale è pari a meno del 30%. In Lombardia vacciniamo persone che altrimenti, qualora venissero contagiati dal virus, riporterebbero il sistema ospedaliero a quei livelli di affanno che sono stai raggiunti lo scorso anno. Il privato in questa grande azione di profilassi, ha dato una mano concretamente e anche, in alcuni casi, gratuitamente per far si che entro l’11 aprile tutti gli Over 80 lombardi vengano vaccinati con almeno una dose.

Visto da fuori sembra piuttosto chiaro che tutte queste scelte sono state realizzate da una presidenza, un vertice, una maggioranza… Adesso, scusi, ma come si fa a smarcarsi da scelte che tutto sommato avete fatto VOI e non altri? Non è che qualcuno dovrebbe trarne le conseguenze e andarsene a casa? (Questa non è la considerazione solo dell’opposizione, che lo fa per partito preso: è proprio la gente che comincia a porsi delle domande serie sulla conduzione di Regione Lombardia).
Nel 2018 quando siamo stati eletti abbiamo avuto un mandato popolare forte e consistente, ora vi sono delle difficoltà non vi è dubbio, altrimenti non avremmo fatto recentemente un rimpasto nella Giunta regionale. L’anno appena trascorso ha messo a dura prova tutti i sistemi sanitari del mondo e il nostro non ha fatto eccezione perché non esistono sistemi sanitari pensati per rispondere ad un evento pandemico, non ho visto nessuno governo dimettersi per questo, anzi tutti hanno continuato nella consapevolezza che c’è bisogno di ripartire con uno straordinario investimento di fondi pubblici; Regione Lombardia per prima ha compiuto questa scelta, con coraggio si è indebitata e da qui ai prossimi tre anni metterà sul territorio più di 4,6 miliardi di euro per realizzare infrastrutture che da troppo tempo erano rimaste nei cassetti, per dare così al nostro sistema economico, quegli strumenti per ripartire al più presto e non rimanere indietro rispetto al resto d’Europa.

Infine, come giudica l’arrivo di “grandi nomi” come Moratti e Bertolaso in un momento in cui più che di correzioni di rotta ci sarebbe bisogno semplicemente di fare le cose come si deve e portare a casa il risultato – cioè vaccinare rapidamente il 100% dei lombardi?
Grazie all’arrivo di esperienze come quella di Guido Bertolaso, siamo la prima regione per numero di vaccinazioni, raddoppiando in termini assoluti il Lazio, che è la seconda regione per numero di inoculazioni giornaliere. Abbiamo al momento 112 centri vaccinali attivi e dopo gli over 80 e i pazienti oncologici e i dializzati, dal 6 aprile i cittadini lombardi più vulnerabili e fragili verranno contattati telefonicamente per fissare gli appuntamenti per le vaccinazioni anti-Covid che partiranno dal 15 aprile. Dando la possibilità, in fase di prenotazione, di indicare due caregiver da vaccinare per le persone con gravissima non autosufficienza. Per i minori si potranno vaccinare i loro genitori e le persone che stabilmente li assistono. Questi sono i fatti che interessano ai lombardi, le polemiche le lascio fare a chi fa interrogazioni in Parlamento sulla chiusura di alcuni centri di vaccinazione, piuttosto che chiedere come mai in alcune regioni, dove governa il proprio partito, si è deciso di vaccinare avvocati e fisioterapisti piuttosto che gli anziani. Questa sì che è una scelta politica vergognosa.

Intervista di Sandro Terrani
Direttore responsabile
Lecco News

 

Pubblicato in: politica, Sanità, Covid-19 Tags: 

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