EDITORIALE/QUEL “CASINO” IN 36,
OGNI VOLTA COSÌ. MA NESSUNO
SI PRENDE LA RESPONSABILITÀ

C’è un’immagine, tra le tante, che ci ha colpito nelle ore concitate e “casinate” del gran caos viabilistico originato da tre massi caduti in 36 la notte di sabato – quelli che hanno portato all’ennesimo tilt stradale in grado di bloccare praticamente tutto il Lecchese.

Ce l’ha inviata un lettore coinvolto nelle maxi code di domenica mattina: il cartello che indica “dove” porta la deviazione, ovvero in Valtellina-Sondrio, è un foglio di carta con scritta a pennarello, inserito nella classica busta di plastica e ‘pinzato’. Una roba che non si può vedere (e in effetti si legge poco), segno plastico dell’impreparazione di fronte a un maxi evento causato da una mini frana.

La risposta fornita dal pubblico nell’occasione è parsa insufficiente, arrangiata, pressappochistica, al limite del farsesco.

Ma il punto, a nostro avviso, non è nemmeno questo. Il fatto è che, tristemente, ad ogni evenienza del genere (e il nostro territorio ne propone di continuo), la reazione delle famose istituzioni è sempre la stessa. Se poi la cosa capita a Ferragosto, apriti cielo… Il tutto si moltiplica, inesorabilmente, in presenza di quelle tradizioni per le quali da una parte tutti sono in movimento e dall’altra molti (troppi) stanno in ferie.

E interessa poco, a noi ma soprattutto alla società, di chi siano le responsabilità, chi abbia il cerino in mano quando le code dei vacanzieri iniziano ad Annone e finiscono in Alta Valsassina. Poco ce ne cale di leggere che “non è competenza nostra” ecc ecc. 

C’è chi favoleggia di Olimpiadi 2026, mentre a 4 anni dai Giochi invernali tre massi tre bloccano tutto. Vien voglia di dire: “Ma rinunciate, non vedete che non ce la fate?”. Poi però ti danno del disfattista, del giornale contro la modernità e via così. E si spendono soldi (naturalmente pubblici) con la scusa dei cinque cerchi, andando a cementificare e asfaltare zone che con le Olimpiadi c’entrano come i cavoli a merenda.

Tuttavia, la logica è: i fondi ci sono e vanno spesi.

A volte, invece, varrebbe invece la logica calcistica del “corri meno e muovi la palla”.
Ecco, far correre la sfera – da parte di chi peraltro è pagato per farlo – qua corrisponde al far girare le rotelle, avere idee, magari mettere in discussione procedure e protocolli e usare il minimo del buon senso.

Tutta roba difficilissima da pretendere. Specialmente a Ferragosto.

ElleCiEnne


PS nel frattempo riceviamo una mail dalla Prefettura di Lecco nella quale tra l’altro si legge (tutto vero):

“…dalla mattinata si sono registrate code sia sulla SS 36 Racc che sulla SP 62, verso le quali sono confluiti tutti i veicoli diretti a nord (alcuni dei quali disattenti alla segnaletica della messaggistica fissa e variabile predisposta), determinando disagi alla circolazione sia nel capoluogo (nonostante l’intervento della Polizia Locale), che nei comuni finitimi, attivati intanto dalla Protezione Civile Provinciale in attuazione del piano di emergenza.

In seno all’Organismo di Coordinamento, istituito lo scorso luglio dal Prefetto Pomponio, nel corso della mattinata sono state approntate le più immediate misure volte a facilitare la ripresa del deflusso veicolare nelle zone più trafficate e a fronteggiare le situazioni di maggiore disagio e rischio per l’incolumità pubblica. In particolare, grazie alla “staffetta” dei motociclisti della Polizia Stradale e all’intervento dell’Arma dei Carabinieri alla rotonda di Ballabio, si è, da un lato, fornito assistenza ai veicoli in panne sulla Racc 36, dall’altro, agevolato la viabilità in uscita dalla galleria, per mobilitare verso l’aria aperta il consistente numero di veicoli diretto verso la Valsassina”.

Al netto del linguaggio vagamente ottocentesco, l’enormità dell’accaduto viene parzialmente addebitata a “veicoli disattenti”. Non serve aggiungere alcunché. 

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